Ostriche, champagne e spa

Il “rifugio” Fredarola di Canazei in Trentino è appena stato ristrutturato: ha suite e idromassaggi. Sui social molti non apprezzano: «Inno alla cafonaggine». Ilgestore: «Siamo un rifugio a tutti gli effetti e non ci rivolgiamo solo ad élite».

Ostriche, champagne e spa
(pioggia di critiche al “rifugio” più chic delle Dolomiti)
di Stefano Pancini
(pubblicato su corrieredeltrentino.corriere.it il 10 dicembre 2024)

Ostriche, champagne, spa e suite: tutto a 2370 metri di altitudine, in un rifugio circondato dalle Dolomiti. C’è chi, anche in alta quota, ha scelto di investire proponendo ad alpinisti e sciatori comfort e benessere. È il 54enne Silvano Parmesani, maestro di sci, rifugista ed ex sindaco di Canazei, che ha recentemente completato i lavori di ristrutturazione dello storico rifugio Fredarola.

“Rifugio” Fredarola

Situato a 2370 metri tra le Dolomiti della Val di Fassa, il rifugio si affaccia sul massiccio della Marmolada e oggi porta anche il nome Harbor, un richiamo al concetto di porto, simbolo di riparo e accoglienza. Non tutti, però, apprezzano la nuova proposta: troppo chic per un rifugio, luogo rustico per eccellenza.

E infatti sui social tanti hanno criticato la proposta del Fredarola. «Chi ama la montagna inorridisce» e ancora: «Champagne e ostriche in un rifugio è un inno alla cafonaggine».

Commenti di questo tipo si sprecano. «La mia famiglia è alla quarta generazione di rifugisti. Il rifugio è stato costruito da mio nonno Romano nel 1972, insieme all’amico e maestro di sci Aldo Guerra. È vero, oggi puntiamo molto sul comfort, ma rimaniamo un rifugio a tutti gli effetti», replica però Parmesani.

Parmesani, quindi a oltre duemila metri è possibile ordinare anche ostriche e champagne?
«Sì, ma non prevale solo il lusso. Da noi è possibile gustare i piatti tipici della cucina trentina, come formaggi, speck, canederli, polenta e funghi, oltre alla carne alla griglia e pizza nel forno a legna. In cucina abbiamo lo chef Antonino Sanna, che in passato ha lavorato all’Hotel Excelsior di Venezia. Certo, offriamo anche pesce fresco, ostriche e champagne, ma la nostra carta dei vini è composta principalmente da etichette locali, come Trento Doc e Moser, con cui collaboriamo strettamente. Siamo contenti di proporre un’offerta diversificata, apprezzata sia dai nuovi visitatori che dai nostri clienti più affezionati».

Quali interventi sono stati fatti durante la ristrutturazione?
«Abbiamo rinnovato la cucina e le dieci camere del rifugio, di cui due sono suite con sauna privata. Inoltre, abbiamo realizzato una piscina di cinquanta metri quadri, un centro benessere con bagno turco, idromassaggio, sauna finlandese e doccia emozionale. Nonostante queste novità, non ci rivolgiamo esclusivamente a un pubblico d’élite: vogliamo offrire un’esperienza alternativa, rispondendo alle esigenze di una clientela diversificata. Accogliamo con piacere anche gli escursionisti e gli sciatori tradizionali, quelli che vengono in quota per gustare una polenta dopo una giornata sulla neve o dopo un’escursione. È importante abbracciare le diverse richieste del turismo di montagna, mantenendo viva la tradizione».

Tra i vostri ospiti, c’è stato qualche personaggio famoso?
«Sì, abbiamo avuto il piacere di ospitare anche dei vip come l’ex campione motociclista Max Biaggi, gli allenatori Massimiliano Allegri, l’ex calciatore Marco Materazzi, e anche il cantante Cesare Cremonini.

Uno dei primi elementi che cattura l’attenzione all’arrivo al Fredarola è un grande murales raffigurante un teschio con una bandana rossa e occhiali da sole, circondato da rose rosse e con in bocca due stelle alpine. Qual è il suo significato?
«È una sorta di autoritratto ispirato a Capitan Harlock e al teschio messicano. Sono un appassionato di Harley-Davidson e l’immagine del teschio è ricorrente nel mondo dei bikers. Mi piace il motto di Harlock: “Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà”. Ho unito questo simbolo alla tradizione messicana, dove il teschio rappresenta la morte ma, accostato ai fiori, diventa un emblema di vita, bellezza ed equilibrio. Le stelle alpine sono un richiamo alla montagna, nel suo complesso è un messaggio di gioia e libertà: fare ciò che amiamo purché vengano rispettate le regole la convivenza civile».

Il “lusso del rifugio” vi è costato feroci critiche sui social: moti dicono che il Fredarola non è più un rifugio tradizionale…
«La mia famiglia è alla quarta generazione di rifugisti. Il rifugio è stato costruito da mio nonno Romano nel 1972, insieme all’amico e maestro di sci Aldo Guerra. Dopo mio padre Enrico, scomparso nel 2011, ho preso in mano la gestione con la mia compagna Sabrina, affiancato ora dai miei nipoti Giulia e Patrick. È vero, oggi puntiamo molto sul comfort, ma rimaniamo un rifugio a tutti gli effetti. Al Fredarola ho aggiunto la parola “Harbor” proprio per sottolineare che, in caso di necessità, gli escursionisti possono sempre contare su di noi come presidio montano, per ripararsi, rifocillarsi o ricevere aiuto in situazioni di emergenza. Tradizione e innovazione possono convivere».

Il commento
di Carlo Crovella
Ecco la montagna consumistica, circense, spettacolarizzata. Una montagna da cannibali. Dicono di essere un rifugio… e allora facciano il rifugio. Se sono interessati al clima da stadio, prendano in gestione un ristorante in fondovalle o addirittura in città. In mancanza di tutela da questi eccessi “briatoreschi” della vera attività in quota, il cancro sta avviluppando l’intero ambiente di montagna.

More from Alessandro Gogna
La classificazione dei ghiacciai alpini secondo Ardito Desio – 1
di Giovanni Baccolo (pubblicato su storieminerali.it il 9 novembre 2020) Ghiacciaio e...
Read More
Join the Conversation

6 Comments

  1. says: Matteo

    Forse occorrerebbe una definizione legale per la parola “rifugio” per escluderne l’uso improprio…

  2. says: bruno telleschi

    …oppure imporre per legge una conduzione tradizionale. Sebbene ci sia almeno una nota positiva: il divieto dei cani!

  3. says: alebarna

    … con un po’ di pazienza e, in particolare, simulando una prenotazione, si arriva finalmente a vedere i prezzi. esporli in maniera trasparente sul sito sarebbe stato un gesto educato, io credo, come lo è per un qualunque esercizio commerciale che offre vitto e/o alloggio. ma tant’è, bisogna scavare un po’.
    dunque, 2 adulti, 2 bambini, 1 notte (fra sab e dom, metà febbraio), “solo”: 720 euro! ok, ok, direte voi, mica vai coi figli. allora togliamo i bambini, dunque: 2 adulti, 1 notte (fra sab e dom, metà febbraio), queste le opzioni: 420 euro, 520 euro e 620 euro (“deluxe”, ahahah!).
    ahimé, non sono riuscito a trovare i prezzi del cibus (ma, se “[…] non prevale solo il lusso”, dico io, perché non dire quanto costa una polenta o una pizza, o una pizza con sopra polenta e ostriche?)… Un peccato, davvero, non tanto per lo champagne, che non amo molto, ma per la “biosauna al fieno” (dove spero sia consentito portare ostriche, meglio se vive, e beveraggi), fondamentale per il mio benessere psico-fisico.
    mi fermo qui. mi mancano le parole… eppure, devo ricordarmi di controllare se mi è rimasto del napalm in cantina.

  4. says: Filippo

    Turismo di èlite, questa è la politica imperante. Dalle spiagge alle montagne, chi non se lo può permettere se ne stia a casa. Vi stupite? Non ascoltate le interviste di Briatore e/o della sua amica ministro? Non è Crozza sono proprio loro.

  5. says: PT

    “ Con gli sci sarà sufficiente andare a prendere la seggiovia a 6 posti Sass-Becé (numero 107) e inviare la discesa verso Arabba.”
    Questo è come ci si arriva. Quindi non prendiamoci in giro tra tutti. Loro dovrebbero chiamarlo hotel. Noi smetterla di pensare che le aree ormai fortemente antropizzate debbano tornare vergini. Non siamo anacronistici e craponi!!!! Quelle rimangono ormai così. Cerchiamo di preservare, con ragionevolezza e lungimiranza anche pragmatica, quelle che ancora sono poco contaminate dal uomo.

Leave a comment
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *