Riserva Naturale Regionale del Lago di Serranella

Scrissi questo articolo il 12 giugno 2014. Il 4 luglio 2022, dopo otto anni, l’amico Francesco Giannini è morto. Si qualificava come “il transumante lapicida”, (scalpellino tagliatore di pietre). Da Francesco ho capito molte realtà oggettive. Era: imprenditore, barbone di stato (per protesta contro il Governo), pastore, transumante, zampognaro, cavatore, opinionista, giornalista, ambientalista, astrofilo, gastronomo, storico, cultore del bello. Per anni l’ho frequentato ed ho scoperto, “summo cum gaudio”, (con grande gioia), la Riserva in oggetto (Luciano Pellegrini).

Riserva Naturale Regionale del Lago di Serranella
di Luciano Pellegrini
(dal suo profilo facebook)

Giovedì 12 giugno 2014, Francesco Giannini, (il barbone di stato), mi stava aspettando a Chieti, con una vettura tipo safari, (in seguito ho capito il motivo), per visitare la Riserva Naturale Regionale del lago di Serranella, un’area protetta che ha un’estensione di circa 300 ettari. Il suo bacino si trova fra i comuni di Casoli, Altino, e Sant’Eusanio del Sangro, tutti appartenenti alla provincia di Chieti, alla confluenza tra i fiumi Sangro ed Aventino. La gestione è affidata ai tre comuni, insieme al WWF e ad alcune Cooperative. Questa area naturale protetta dell’Abruzzo, è stata istituita nel 1990. È difficile se non quasi impossibile raccontare, scrivere, quello che ho visto, bisogna essere presenti, ascoltare, vedere, calpestare, interessarsi, gustare, pensare, rilassarsi, contemplare, pensare, meglio non fare paragoni con il mondo in cui viviamo…

Oasi di Serranella

La riserva è affascinante, suggestiva.
Purtroppo, in questo ambiente paradisiaco, ci sono zone difficoltose per camminarci, (ecco la scelta della vettura da safari per l’avvicinamento), perché i sentieri sono stati invasi da rovi, rami spezzati, erba alta. Sono arrivato in un punto, un capanno, dove i due fiumi, Sangro ed Aventino, impetuosi, rumorosi, con una grande quantità di acqua, limpida e pura, si sono incontrati, uniti, per diventare un unico fiume. L’incontro dei due fiumi è stato occasione per raccontare i loro percorsi. Il fiume Sangro, con i suoi 122 km di corso, nasce nel Parco Nazionale d’Abruzzo, dalle pendici del Monte Morrone del Diavolo 1602 m, nel territorio del comune di Pescasseroli AQ. Il fiume, racconta che viene sbarrato per tre volte dalle dighe e, forma il Lago di Barrea, il Lago di Bomba, il Lago di Castel del Giudice, tutti utilizzati per produrre energia elettrica per l’ENEL. Purtroppo, verso Castel di Sangro, l’uomo ha modificato il mio corso con la cementificazione, mi ha canalizzato con tutte le conseguenze negative a questa scelta, principalmente per la flora. Sono felice di unirmi a te che hai acque trasparenti. Io, fiume Aventino, nasco a Capo di Fiume, nel territorio comunale di Palena, in provincia di Chieti e percorro solo 45 km. Il mio percorso è molto sinuoso e viene sbarrato una sola volta per formare il Lago Sant’Angelo, o di Casoli. Sono contento del luogo dove nasco, molte persone gioiscono quando vengono a trovarmi ed ammirare la mia acqua color turchese. Ora, ci uniamo e formiamo il lago nell’Oasi WWF di Serranella, area tutelata, per proseguire il percorso sino alla foce, a Torino di Sangro Marina, CH, nel mare Adriatico, defluendo tranquillamente su un greto ciottoloso. Il fiume Sangro gli fa notare che purtroppo, hanno ancora un ultimo sbarramento artificiale, realizzato per motivi irrigui nel 1981. Ciò ha determinato l’impaludamento di un tratto del fiume, creando un particolare habitat che ha attirato molte specie di uccelli migratori. Nel frattempo che ascolto questo racconto…, vengo coinvolto da un concerto di cinguettii di uccelli. I suoni non si sovrappongono, spesso i volatili, sono solisti. Però, come nei migliori cori, ogni tanto le diverse tonalità si uniscono, si crea una polifonia, non stonano, ti attraggono, devi ascoltare. C’è un maestro che li dirige? Non ho visto nessuno… penso che il grande maestro, sia la natura!

Immerso in questi rumori e suoni, vengo conquistato dal rumore del silenzio, faccio fatica a distaccarmi, ma devo visitare l’oasi. La vegetazione del Lago di Serranella è quella tipica delle zone paludose, con estesi canneti. Sulle sponde si incontrano macchie di salici, pioppi e ontani e … Il bellissimo Iris pseudacorus o Giglio acquatico. È una pianta da laghetto, con una fioritura gialla. I petali hanno la forma del cuore. Il cerchio seghettato marrone, attaccato al fusto, sembra il sole… una stella importante nell’universo e nella natura. L’ontano esercita un ruolo ecologico importante nel mantenimento degli ecosistemi fluviali ed è utile per il consolidamento delle sponde dei corsi d’acqua. Inoltre tutela l’ambiente contro i dissesti idrogeologi. La riserva è provvista di una rete di “percorsi-natura” con caratteristiche diverse e possibilità di utilizzare le aree di sosta (Percorso del Greto, Percorso degli Orti, Percorso delle Lanche), il giardino naturalistico, il vivaio, l’area faunistica delle testuggini palustri, i capanni di avvistamento.

Ci sono tre ingressi. Il luogo di riferimento è il Centro Visite in località Brecciaio, Sant’Eusanio del Sangro (CH). Il secondo ingresso si trova in contrada Guarenna, nel territorio di Casoli (CH) in prossimità della chiesa rurale di S. Francesco. Il terzo ingresso è situato nel parcheggio in contrada Scosse di Altino (CH). Questa è la zona più interessante dell’oasi sia per la bellezza naturalistica che paesaggistica.

Francesco Giannini gestiva 15 ettari di territorio della riserva, è una sua proprietà privata, ed ha cercato di presentare idee ambientali, ma con scarso successo. Sopravvive un lago che ha una caratteristica studiata, di estrema sensibilità ambientale. Il lago ha sei isole. Cinque isole formano la zona del Cosmos e la sesta, la zona del Chaos è un’isola grande. La zona del Cosmos si interpreta come armonia ed ha un percorso che approfondisce tre aspetti: etico/morale – estetico/armonioso – estatico/affascinato.

Quattro isole rappresentano la pietra, la terra, l’acqua, l’aria. Queste isole, infatti, si possono raggiungere da un lato calpestando la terra, dall’altro lato calpestando le pietre.  L’isola centrale, la quinta, forma l’incrocio, il nodo della croce e ripropone i quattro elementi. Queste cinque isole che rappresentano la croce, sono orientate, per rispettare l’armonia, secondo l’asse cardinale, Nord – Sud – Est – Ovest. L’armonia geometrica dell’universo, la ritroviamo anche in natura, per esempio nelle conchiglie, nelle api, è il “Phi φ greco”, che è uguale al numero d’oro, 1,618.

Francesco Giannini, per ottenere la dimensione armonica delle isole, si è appoggiato a questo numero d’oro, che si riallaccia alla sezione aurea, all’aura magica, ed è associato al numero cinque. Infatti, il rapporto aureo riscontrabile nelle cinque isole, ha sia la misura delle braccia che dall’ombelico alla testa, uguale a uno, mentre la distanza dall’ombelico ai piedi, è uguale a 1,618. È un ideale di bellezza e armonia. Il rapporto aureo è riscontrabile in molte dimensioni del corpo umano. Come esempio, se moltiplichiamo per 1,618, la lunghezza che in una persona adulta e proporzionata, va dai piedi all’ombelico, otteniamo la sua statura. Al termine di questo utile approfondimento, ho preso in considerazione la sesta isola, che rappresenta qualsiasi zona caotica odierna, chiamata Chaos. Osservando questa isola, si nota solo una fitta vegetazione arborea impenetrabile, ma l’interno invece è aperto, pulito. In questa isola, Francesco Giannini ha realizzato una serie di canali e cordoli di terra e pietra che formano un labirinto a pettine, intersecantesi fra loro. Al centro ci sono i simboli del consumismo di oggi: un blocco di cemento – l’asfalto – un copertone di un mezzo meccanico – un fustino di olio per motore. Per arrivare in questa isola c’è una sola possibilità …, la barca, tanto è vero che ha già predisposto due attracchi collegati con una fune, che serve per farla avanzare con la forza delle braccia. Il Wwf di Serranella all’inizio dell’anno 2000, ha approfondito l’idea artistica di land art (definita anche arte ecologica, che si esprime mediante interventi diretti sul paesaggio naturale. Gli artisti recuperano il legame con la natura non con uno scopo ornamentale o romantico, ma intervenendo su di essa e modificandola), con due progetti.

Il primo progetto è nell’isola del Chaos, dove c’è una scultura che raffigura una biscia acquatica che, col dorso, sta riaffiorando dall’acqua. La scultura è stata firmata dall’artista e scultore italiano Nunzio Di Stefano, (abruzzese di nascita, ma adottato dalla città di Roma, dove vive e lavora), realizzata con il marmo di Carrara. Il trasporto dalla cava e la sistemazione del marmo nel lago, lo ha effettuato Francesco Giannini.

Il secondo progetto è stato assegnato all’artista Pietro De Laurentiis, di Roccascalegna (CH). Pietro De Laurentiis ha sostenuto diverse battaglie per il verde, l’ambiente e la salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale. Il titolo della sua opera è La collina degli alberi mummificati. Durante i lavori di scavo per la realizzazione del lago, sono stati trovati ad alcuni metri di profondità, questi grandi alberi sepolti nella ghiaia, per la maggior parte querce, che hanno subito un processo di “mummificazione”. L’artista li ha posizionati lungo il sentiero degli alberi morti, incorniciando la natura e facendone un quadro… La natura trasformata in cultura…! Uno scultore invisibile ha scolpito in un albero la testa di un orso… Incredibile!

L’ultimo percorso che ho fatto, è quello delle lanche, che si sviluppa su un terreno paludoso che bisogna attraversare, utilizzando spesso, i ponti in legno. Le lanche sono stagni che si formano nei meandri morti di un fiume. Formano zone umide di notevole interesse, sede di una ricca avifauna, che trova rifugio nella folta vegetazione tipica di specchi d’acqua stagnanti.

Sono tornato al parcheggio, ma prima di salire in macchina, Francesco Giannini mi ha messo al corrente che nelle vicinanze c’era un orto di piante officinali, che però non hanno avuto vita lunga, sia per le erbe infestanti che, per la natura del terreno paludoso, ma l’idea è di ripiantarli in un altro posto. È ormai quasi buio, non parlo, cerco di memorizzare tutto quello che ho visto. Ho avuto la fortuna di aver avuto una guida che conosce il territorio a millimetro, mi soffermo un attimo, prima di salire in macchina, per ammirare nuovamente l’isola del Caos e del Cosmos e, mentre torno a casa, socchiudo gli occhi e mi rilasso con il concerto degli uccelli.

More from Alessandro Gogna
Un ospedale per le tartarughe marine
di Ludovica Schiaroli(pubblicato su piemonteparchi.it il 25 maggio 2021) A Favignana, nel...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.