Tempeste di fulmini al Circolo Polare Artico

Un fenomeno nuovo, nel 2021 si sono registrati 7mila fulmini, il doppio rispetto alla somma dei 9 anni precedenti.

Tempeste di fulmini al Circolo Polare Artico
di Giulio Nespoli
(pubblicato su huffingtonpost.it il 9 gennaio 2022)

Non basta la pressione crescente di siccità e uragani. Anche i fulmini sono in aumento e con loro il rischio incendi. L’allarme è stato lanciato dal rapporto annuale della società finlandese Vaisala, specializzata nella rilevazione del fenomeno, e ripreso dal meteorologo Chris Vagasky sul Guardian. Nel 2021 l’alto Artico, una zona in cui il fenomeno è piuttosto raro, ha visto uno spettacolare incremento del numero di fulmini: 7.278 in dodici mesi, quasi il doppio rispetto ai nove anni precedenti messi insieme.

Bangko0k, Thailandia. Foto: Panom Bounak / Eyeem via Getty Images.

La crescita è molto evidente in tutto il Circolo Polare e particolarmente accentuata nella parte più vicina al Polo. Un cambiamento che va di pari passo con il rialzo della temperatura, tre volte più veloce della media globale: nell’estate del 2021, per la prima volta da quando vengono effettuate queste misurazioni, in Groenlandia è piovuto a oltre 3 mila metri di quota.

Complessivamente l’estensione del ghiaccio marino artico durante l’estate è diminuita del 40% rispetto al 1972, l’anno dal quale sono disponibili i dati da satelliti. Si ritiene che la riduzione sia del 60% se la si calcola dal 1900. Anche lo spessore dello strato di ghiaccio è sceso da 3 metri o più a 2. Quindi i ghiacci artici hanno perso circa due terzi del loro volume complessivo in mezzo secolo.

Questa trasformazione radicale dell’habitat ha prodotto conseguenze importanti sull’ecosistema, sulle specie animali e di conseguenze sulle popolazioni inuit che vivono di caccia e di pesca. Gli inuit hanno sviluppato molte parole per definire i vari tipi di neve, ora dovranno arricchire il loro vocabolario per inserire i fulmini e i loro effetti sulla vita quotidiana dei popoli che vivono tra i ghiacci.

Ma le conseguenze del riscaldamento del Polo Nord non riguardano solo gli inuit. La superficie coperta di ghiaccio equivale alla somma di Stati Uniti e Russia. Finora questo mantello bianco ha riflesso i raggi solari respingendo verso l’alto il calore. Quando al posto dei ghiacci ci sarà il mare, l’assorbimento del calore crescerà: è uno dei feedback positivi che i climatologi temono.

L’aumento dei fulmini è dunque un altro segnale del cambiamento in corso. Si spiega con la maggiore frequenza delle condizioni che rendono possibili i temporali: la diminuzione del ghiaccio e il riscaldamento hanno portato a una maggiore evaporazione e dunque a più umidità in atmosfera.

E il fenomeno non si registra solo al Polo Nord. Negli Stati Uniti – ha dichiarato Vagasky – nel 2021 si è registrato un picco di fulmini. Un andamento coerente con un recente studio dell’Università di Berkeley che ha elaborato un modello previsionale basato sulla misurazione dell’andamento delle piogge e della quantità di energia disponibile in atmosfera per creare colonne di aria calda in risalita. Secondo questo modello a ogni grado di aumento della temperatura corrisponde una crescita del 12% della frequenza dei fulmini.

In campo scientifico il dibattito sull’incremento dei fulmini e sulla correlazione con il cambiamento climatico è ancora aperto. Ma le ricerche che mostrano una tendenza all’aumento, soprattutto all’interno del circolo polare artico, si moltiplicano. Secondo uno studio della Vrije Universiteit di Amsterdam e dell’Università della California l’aumento degli incendi innescati dai fulmini viaggia con una velocità del 2-5% l’anno dalla fine del secolo scorso.

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