Zurigo è la città più felice d’Europa

Ambiente, sicurezza, servizi e integrazione: così la città svizzera si conferma in vetta per qualità della vita.

Zurigo è la città più felice d’Europa
di Stefano Landi
(pubblicato su corriere.it il 1 giugno 2025)

Mark e Irina sono davanti a una piscina che ogni giorno richiama decine di ragazzi a surfare. L’elemento esotico è un’onda artificiale. Braghe corte, petto nudo, un birrificio (artigianale) intorno. Tutto perfetto, sembra California, qui l’onda te la fai bastare. Zurigo anche quest’anno, in volata su Vienna, si conferma la città con la qualità della vita più alta. Rispetto a grandi metropoli qui sono pochi, ma diversi: 150 nazionalità almeno, altro record in Europa. È bastato un quartiere ad accendere la miccia: si chiama Zurich West, motore del cambiamento libero e frizzantino dell’ex capitale di banche, cioccolato e orologi. Giardinetti che sembrano giungle, negozi e baretti che più bio non si può per pulirsi la coscienza dopo anni a mangiare crauti e salse pannose. Per Tyler Brûlé, fondatore di Monocle (se non riuscite a andare a trovarli in redazione passate nel loro shop sulla Doufurstrasse) Zurigo è in testa alla classifica delle città perfetta. Perché è l’unica che concilia ambiente, sicurezza, servizi e integrazione.

Definire hipster Zurich West sarebbe banale. Perché bisogna tornare a quello che c’era qui fino alla fine degli anni Novanta. Platzspitz era il parco che richiamava eroinomani da tutto il mondo, con un traffico di 12 mila siringhe al giorno. Oggi è un tappeto di startup. Alcune hanno fatto il botto. Per esempio Freitag che su una struttura di 17 container arrugginiti arrivati dal porto di Amburgo fa borse usando i teli consumati dei camion. L’arte del riciclo è il grande orgoglio di chi ha 40 anni oggi ed è cresciuto coltivando un futuro più pragmatico per il movimento no-global. Guerrila gardening allo stato puro, orti per i loro denti, filari di barbecue. All’angolo, Photoautomat è l’atto di fede di un nostalgico che non voleva che scomparissero le casette dove scattarsi fototessere in bianco e nero. Così ne ha piazzati due di sua proprietà e ha lasciato pure il numero di cellulare nel caso si verificassero guasti. La scritta che vedrete di più da queste parti è «brocki», che non è una parolaccia, ma indica i negozi di seconda mano che a Zurigo sono una religione. Da Brokenhaus ci sono porcellane, mobili, vinili. C’è la cucina ad energia solare di Ahoi, che poi consegna le zuppe a domicilio in bici. E le ceramiche fatte per sporcarsi le mani di DD Pottery. Da Schiffbau, dove una volta uscivano le navi, oggi si suona jazz e si fa teatro di avanguardia. Sparso sui marciapiedi anche tanto bookcrossing: nei frigoriferi c’è chi oltre ai libri lascia cibo come fosse un caffè sospeso.

Ovviamente c’è anche una versione locale dell’High Line, la passeggiata newyorchese più copiata al mondo. 

Zurigo ha trovato l’entusiasmo di reinventare quello che mamma natura non le ha dato. Oggi è la città che detiene il record di stabilimenti balneari. E non è solo merito di un lago formato monstre, ma di predisposizione a buttare giacca e cravatta o parcheggiare un passeggino e sdraiarsi a prendere il sole. I bagni cult sono Frauenbad (solo per donne) e Utoquai, dove ci si tuffa anche dal trampolino. Il mare di Zurigo è una storia di pontili di legno, solarium, gente appesa a fare yoga, costumi a righine, piedi (ma non solo) a mollo, vini bianchi impeccabili dai vigneti del lago di Ginevra stappati uno dopo l’altro.

Però oltre alla città sull’acqua c’è un altro elemento che spiega bene il tentativo di Zurigo di reggere a fenomeni di gentrificazione e insostenibile pesantezze economica delle metropoli.

Siamo a Zollhaus, in un terreno delle ferrovie svizzere è nata una cooperativa che è un microcosmo perfetto. In città c’è un problema con costo degli affitti, ecco la soluzione. Nel distretto 5, che fu feudo di droga e prostituzione, è nata una guest house con 50 appartamenti. L’idea è quella di ridurre al massimo il consumo pro capite per metro. Le stanze singole sono (solo) di 30 metri quadri: lo spazio individuale piccolo per offrire tanto in comune: teatro, sale riunioni, ristoranti, negozio di fiori, bar. Poi un’associazione arcobaleno, psicologi, studio di architettura che fa consulenza per abbattere barriere architettoniche, asilo con parco giochi sul tetto. Gli anziani vivono insieme per andare oltre il tema della solitudine, insomma convivono come fossero universitari.

Per vivere qui devi firmare la rinuncia all’auto e fornirti di tessera di bike sharing. Il mix sociale corrisponde a quello della Svizzera: etnie, ma anche uomini e donne, ricchi e poveri, orientamento sessuale. Nessuno ha un balcone ma sul tetto c’è un grande rooftop con orto, giardino verticale e una sauna che è una chicca di design. Alla riunione del condominio invece di litigare partoriscono mettere sul tavolo idee e progetti.

C’è poi il fattore artistico: Zurigo vanta il record di gallerie aperte, spinte con i fondi delle banche che amano investire sull’arte contemporanea. Al Kronenhalle si mangia con Mirò e Chagall alle pareti. Occhio al weekend del 14 e 15 giugno una due giorni di arte diffusa. In sintesi, per trovarvi bene a Zurigo dovete amare i vestiti di seconda mano, capire il fascino dei cantieri (una casa con vista sui binari vale più di quella sui parchi). Non dovrete avere paura di fare il bagno in pausa pranzo anche d’inverno. E magari parlare male di Basilea, che c’avranno pure Federer e Art Basel, ma non quello stile urban che ha fatto di Zurigo la nuova Berlino.

Ma non diteglielo che si agitano.

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1 Comment

  1. says: Guido Freddi

    Con tutto l’affetto per Zurigo, purtroppo c’è una correlazione fequente tra i presunti “luoghi felici” e gli alti tassi di suicidio e uso di antidepressivi. Sto studiando la cosa (ho appena fatto una conferenza sul tema alla Società Geografica Italiana) e il problema sembra consistere nel metodo “econocentrico” di analisi. Tra le regioni europee con i più bassi tassi di suicidio infatti ci sono il nostro sud più povero e le zone più povere della Grecia… Ci sarebbe tanto da dire in merito! Qui sotto riporto cosa dicono i medici svizzeri del tasso di suicidio nel cantone di Zurigo (anche se in questi ultimi anni in ranking sta un po’ migliorando rispetto al resto della Svizzera): “…The Swiss Health Observatory recently reported that the Canton of Zurich ranked fourth highest among the Swiss cantons in regard to suicide rates.” (Suicides in the Canton of Zurich (Switzerland) October 2010 Swiss medical weekly: official journal of the Swiss Society of Infectious Diseases, the Swiss Society of Internal Medicine, the Swiss Society of Pneumology 140 (NOVEMBER): w13102)

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