Dalla possibilità di figli di un unico genitore o multigenitoriali o di genitori dello stesso sesso, alla risoluzione di problemi di infertilità: “mancano solo 7 anni”. L’analisi del professor Maurizio Genuardi (Unicatt).
Ovuli e spermatozoi artificiali
(gli scienziati sempre più vicini a produrli)
di Linda Varlese
(pubblicato su huffingtonpost.it il 7 luglio 2025)
Solo 7 anni, sostengono i ricercatori, dividono la scienza da un’importante conquista: quella di creare cellule sessuali umane vitali in laboratorio. Questa scoperta scientifica aprirebbe nuove possibilità per la riproduzione, che sfidano la biologia. In un’intervista al Guardian, il professor Katsuhiko Hayashi, genetista dello sviluppo presso l’Università di Osaka, ha affermato che si stanno facendo rapidi progressi verso la capacità di trasformare cellule adulte della pelle o del sangue in ovuli e spermatozoi, un’impresa di magia genetica nota come gametogenesi in vitro (IVG). Il suo laboratorio lavora incessantemente verso questo traguardo.
Ma non è il solo nel mondo. Tra gli altri favoriti ci sono un team dell’Università di Kyoto e una startup californiana, Conception Biosciences, i cui sostenitori nella Silicon Valley includono il fondatore di OpenAI, Sam Altman, e il cui CEO ha dichiarato al Guardian che la coltivazione di ovuli in laboratorio “potrebbe essere lo strumento migliore a nostra disposizione per invertire il declino demografico” e potrebbe aprire la strada all’editing genetico umano. Ma in cosa consiste questa scoperta e quali sono i limiti, se ce ne sono, etici e di sicurezza? Lo spiega ad HuffPost il Professor Maurizio Genuardi, Ordinario di Genetica Medica all’Università Cattolica di Roma.
Tecnicamente di cosa parliamo?
La produzione di gameti avviene artificialmente, nel senso che si riprogrammano delle cellule adulte della pelle o del midollo osseo o del sangue per farle tornare innanzitutto allo stato di cellule staminali totipotenti, che possono essere indirizzate ad acquisire le funzioni e la morfologia di vari tipi di cellule altamente specializzate dell’organismo. Ad esempio, possono essere indirizzate verso la differenziazione in senso germinale, andando quindi a produrre gameti, maschili (spermatozoi) o femminili (oociti) in vitro. Questo avviene ricreando le condizioni ambientali necessarie per lo sviluppo dei gameti, il che richiede, sempre a partire dalle cellule staminali, la formazione in laboratorio, di organoidi, strutture tridiemensionali che hanno caratteristiche degli organi in cui queste cellule abitano e maturano normalmente (testicolo o ovaio).
Il Professor Katsuhiko Hayashi ha già sperimentato sui topi e ci è riuscito
Sì, ha ottenuto da un topo maschio spermatozoi o e da topo femmina è riuscito a produrre un organoide ovarico, un passaggio fondamentale per arrivare alla produzione di ovuli maturi, sempre partendo non da gameti già formati, ma da cellule che avevano preso tutt’altra strada e ha fatto avvenire la fecondazione in vitro. Inoltre, nelle cellule di topi di sesso maschile questo ricercatore è riuscito ad eliminare il cromosoma Y sostituendolo con un cromosoma X, in modo tale da ottenere degli ovuli e non degli spermatozoi dal maschio. In questo modo ha poi ottenuto un embrione utilizzando gameti provenienti da due topi di sesso maschile. Si è trattato di un complesso incastro di esperimenti di embriologia sperimentale e di ingegneria genetica., che, almeno da quanto dimostrato con la sperimentazione animale, può portare alla produzione di cellule germinali maschili, quindi spermatozoi, e femminili, quindi ovuli, da uno stesso individuo.
Quindi se capiamo bene, si potrebbe in questo modo non solo permettere ad individui dello stesso sesso di diventare genitori, ma addirittura mirare alla omogenitorialità. Ancora, non ci sarebbe più necessità di congelare gli ovuli.
Esattamente. Tutto in teoria, ovviamente. Io credo che questi esperimenti siano molto interessanti e importanti per conoscere i meccanismi attraverso cui avviene la differenziazione e per capire anche come agire quando ci sono dei problemi di infertilità. In teoria queste conoscenze potranno essere utili per persone con problemi genetici che riducono la fertilità. Se da queste persone si fosse in grado di produrre delle cellule germinali mature, cosa che loro normalmente non possono fare a causa di qualche patologia, sarebbe un grande traguardo. Dall’altro lato ci sono dei potenziali utilizzi che suscitano molte perplessità. Potrebbe consentire a donne molto più anziane o coppie dello stesso sesso di avere figli biologici. Ma sarebbe teoricamente possibili anche generare neonati di un unico genitore (con spermatozoi e ovulo generati da un solo genitore, prospettiva spaventosa anche per l’altissimo rischio di malattie genetiche) o neonati multigenitoriali (con contributi genetici provenienti da più di due genitori). Ci sono varie altre possibilità di utilizzi eticamente discutibili. Senza togliere che con tutte queste manipolazioni non sappiamo cosa avviene dal punto di vista genetico, cioè se questo comporta delle modifiche al patrimonio genetico.
Ci spieghi meglio.
C’è un problema di sicurezza. In primo luogo con questi trattamenti artificiali in laboratorio potrebbero insorgere mutazioni genetiche causa di malattie. E poi è ben noto che lo sviluppo dei gameti e le prime fasi dell’embriogenesi della vita prenatale comportano una serie di modifiche chimiche del patrimonio genetico che hanno importanza per la sua funzionalità. Queste si chiamano modifiche epigenetiche e devono essere controllate in maniera molto precisa. In questo caso non possiamo ancora dire esattamente se vi siano alterazioni della programmazione epigenetica e di quale entità, ma sappiamo già che la fecondazione in vitro di per sé aumenta il rischio di avere figli con problemi di natura epigenetica. In teoria c’è quindi da aspettarsi che questa manipolazione ancora più complessa e prolungata possa amplificare queste problematiche.
Il commento
di Carlo Crovella
Da sempre sono un accanito sostenitore che noi della specie umana dobbiamo vivere come ha previsto la Natura, come fanno tutte le altre specie presenti sul Pianeta.
L’uso che, invece, l’umanità ha fatto della tecnologia per intervenire nelle “cose” della Natura ha solo prodotto danni o quanto meno ci ha allontanati dalla modalità naturale dell’esistenza.
Se davvero siamo così vicini a “creare” la vita artificialmente, la vita stessa perderà ogni valore. Gli individui nati in laboratorio saranno né più né meno che dei robot. Stiamo andando sempre più verso una umanità disumanizzata.


Se il declino demografico fornisce un alibi alla produzione dei gameti e alla fabbricazione degli esseri umani, si tratta allora di sostenere al contrario che non c’è alcun motivo di preoccuparsi, non c’è alcuna necessità di mantenere gli stessi livelli della popolazione: finalmente ci sarebbe un equilibrio maggiore con l’ambiente naturale e un rispetto maggiore tra gli uomini e le donne.
Follia pura! Siamo già in troppi, in troppi, in troppi…L’Ecosfera, o Ecosistema Totale, è l’Organismo cui apparteniamo. Ci stiamo comportando come le cellule del cancro.