Oltre ai luoghi più battuti esiste un’Italia più intima, autentica e altrettanto sorprendente. Tesori che aspettano solo di essere scoperti.
10 trekking nell’Italia meno conosciuta
di Sara Ficocelli
(pubblicato su repubblica.it il 2 febbraio 2026)
Universalmente amata per la sua bellezza, l’Italia gode di un patrimonio culturale e naturalistico che attira visitatori da ogni parte del mondo. Tutti vogliono visitarne le città d’arte, le coste celebri e le montagne imponenti. E tutti, puntualmente, fanno i conti con rotte battute da centinaia di persone e code ai monumenti più iconici, perché da noi il turismo non conosce stagione. Ma dietro le immagini da cartolina si nasconde un tesoro più intimo, autentico e altrettanto sorprendente. Una penisola fatta di borghi silenziosi, paesaggi incontaminati e tradizioni ben custodite, perfetta per chi sogna un’esperienza di viaggio diversa. Ecco 10 luoghi tutti da scoprire.
1) Le valli minori di Courmayeur
Nonostante la sua grande popolarità Courmayeur Mont Blanc nasconde tanti tesori poco conosciuti, a partire dal cammino nella Val Sapin, valle “segreta” e silenziosa dove ogni passo regala panorami spettacolari e un senso di pace. Il percorso si sviluppa sul versante sopra Courmayeur, all’ingresso della valle, tra le frazioni di Villair, La Trappa e Tsapy, con un itinerario ad anello che parte dal centro di Courmayeur e attraversa boschi e antichi villaggi. La Suche invece è collocata dinnanzi alla maestosa catena del Monte Bianco, a 1816 m di quota sopra Courmayeur, su una balconata naturale affacciata sulle vette. Questo antico alpeggio ristrutturato è un luogo sospeso dal panorama indimenticabile, raggiungibile con una piacevole camminata di circa cinquanta minuti dalla località Ermitage. Tra gli alpeggi storici meglio conservati e recuperati, la località di Tirecorne sorge su un ampio terrazzo erboso, in leggero declivio, sulle pendici della Tête de Licony affacciate su Courmayeur, a destra dell’imbocco della Val Sapin. Qui si trovano otto baite, immerse in un prato con fontana e tavolo da picnic. Tête de la Tronche, infine, regala panorami unici, con punti emblematici come il Rifugio Bertone, Testa Bernarda, il Col Sapin, e attraversa caratteristici villaggi alpini come Currù, Tsapy e La Trappa.
2) Tirolo, la terrazza soleggiata dell’Alto Adige
Tirolo, con l’omonimo castello, è una località dell’Alto Adige prettamente rurale e poco frequentata dagli italiani, ma di spettacolare bellezza, baciata da un clima mite mediterraneo, con oltre 300 giorni di sole l’anno. La sua seggiovia monoposto collega Tirolo al centro di Merano, a 600 m di altezza, e porta in quota sull’Alta Muta, da dove si possono raggiungere gli spettacolari Laghi di Sopranes, anch’essi poco battuti, a 2500 m. Da questa immensa terrazza panoramica si ammira tutta la Val d’Adige, e qui si trova anche, tra le mura del castello, un centro di recupero volatili che a giorni e orari stabiliti si librano in cielo per dare prova della loro eleganza al pubblico. Tirolo offre anche la possibilità di fare semplici passeggiate tematiche sul Sentiero della Mela e del Vino, sul Sentiero Panoramico o su quello Culturale. Nella parte più bassa del paese crescono cipressi, palme, oleandri e limoni, mentre a quote più elevate si incontrano boschi di conifere e fiori alpini, oltre a maestose vette con neve che spesso dura fino all’estate.
3) La bellezza dello Zoncolan
La Carnia è una terra di confine all’estremo lembo settentrionale del Friuli-Venezia Giulia, a ridosso dell’Austria. Qui si trovano il Monte Zoncolan 1750 m e i piccoli borghi-gioiello che lo circondano (Sutrio, Paluzza con la località di Timau, Cercivento, Ravascletto, Comeglians, Ovaro e Treppo-Ligosullo), un microcosmo che ha mantenuto intatti nei secoli architetture e artigianato, gastronomia e tradizioni, in una cornice naturalistica di rara bellezza. Lo Zoncolan è la montagna simbolo della Carnia e da cima Tamai permette di godere di un panorama strepitoso. Le sue pendici ricoperte da boschi, prati alpini e cascate creano uno scenario di indiscutibile bellezza, tra sentieri di alberi secolari e prati che in primavera ed estate esplodono di fiori. Il monte è anche conosciuto e frequentato dai ciclisti di tutto il mondo per la salita da Ovaro, varie volte traguardo del Giro d’Italia, considerata la più dura d’Europa e ormai entrata nella leggenda. Per i più temerari un’entusiasmante sfida ciclistica può prendere vita tra le strade che partono dall’altro versante, quello di Sutrio. Sullo Zoncolan si può salire anche in e-bike, auto o funivia. Il comprensorio è punteggiato da malghe dove, da giugno a settembre, vengono portate le mandrie all’alpeggio e dove si possono acquistare ottimi prodotti fatti in loco. A malga Meleit, raggiungibile con una bella passeggiata, si può assistere alla lavorazione del formaggio e acquistarlo. Per chi desidera conoscere più da vicino la storia e l’anima della Carnia, imperdibile la visita alla Casa delle 100 finestre di Mione, nello splendido Palazzo Micoli Toscano di Ovaro, un edificio ottocentesco che custodisce affreschi, arredi antichi, storie e segreti. Particolarissima la sua facciata bianca, punteggiata dal verde di 107 finestre.
4) Outdoor nel bosco a Borca di Cadore
Borca di Cadore è un luogo immerso in una natura incontaminata, sorvegliato da due imponenti montagne, Pelmo e Antelao. Ci troviamo nelle Dolomiti Bellunesi, in un territorio segnato da sentieri e passaggi utilizzati dalla stenza partigiana nella seconda guerra mondiale, a 945 m nella Valle del Boite, in Veneto. La zona è un punto di partenza ideale per escursioni verso il rifugio Città di Fiume o per ammirare la Cascata Ru de Àssola e ospita il Museo Naturalistico “Olimpia Perini”, che espone collezioni di flora, fauna e minerali locali. Il paese è anche attraversato dalla ciclabile Lunga Via delle Dolomiti, che parte da Dobbiaco e collega Cortina d’Ampezzo a Calalzo. Qui, nel cuore di queste maestose montagne patrimonio Unesco, in un territorio di 120 ettari di bosco privato a 10 km da Cortina d’Ampezzo, si trova Corte delle Dolomiti, l’ex villaggio Corte di Cadore voluto per i dipendenti e le loro famiglie dal presidente dell’ENI Enrico Mattei a metà degli anni ’50 e realizzato dall’architetto Edoardo Gellner. Un luogo perfetto per fare arrampicata, orienteering, tree climbing, forest bathing e slackline, che oltre tutto ha una storia molto affascinante, perché rappresentativo, fin dalla nascita, di una visione avanzata di welfare e comunità. Per anni i dipendenti ENI hanno trascorso in questo villaggio le loro vacanze, gratuitamente. Poi l’abbandono. Dopo anni, il sito è stato fatto rinascere con un progetto di rigenerazione in chiave contemporanea, tenendone però ben viva la memoria storica. Oggi il complesso comprende un hotel, una spa, oltre 200 ville storiche private, un residence, un progetto di sport e avventura, e anche un campeggio e un’enorme colonia, attualmente non utilizzati ma di futuro sviluppo. Tra le architetture più significative spicca la chiesa, progettata da Gellner insieme a Carlo Scarpa.
5) Le zone umide dell’Elba, rifugio di biodiversità
Le zone umide rappresentano ecosistemi fondamentali per la salute del pianeta e, oltre ad avere un indiscusso valore paesaggistico, svolgono un ruolo cruciale nella mitigazione dei cambiamenti climatici, funzionando come spugne naturali capaci di assorbire l’acqua in eccesso e filtrare gli inquinanti. La zona umida dell’ultimo bacino delle antiche saline, situata all’interno del complesso termale di San Giovanni a Portoferraio (LI), è un’area di straordinario valore naturalistico, importante rifugio per l’avifauna stanziale e migratrice e autentico presidio di biodiversità marina e terrestre. Appassionati di ornitologia e fotografia naturalistica qui possono osservare anche specie rare, dalla pantana (Tringa nebularia) fino ad aironi e fenicotteri rosa in altre saline protette. L’area faceva parte di un vasto sistema di saline attive fino agli inizi del ‘900, con insediamenti legati all’estrazione e lavorazione del ferro già in epoca etrusca e romana. Oggi il sito si trova accanto al complesso delle Terme di S. Giovanni – Isola d’Elba, che utilizza un limo con alto potenziale terapeutico estratto dal bacino. La zona è frequentata da chi usufruisce delle terme, ma nonostante questo mantiene intatta la sua autenticità e la sua rilevanza ecologica. Per sensibilizzare il pubblico sulla fragilità e l’importanza di questi ambienti, spesso minacciati dalle attività antropiche, esiste anche la Giornata Mondiale delle Zone Umide (World Wetlands Day), istituita il 1° febbraio.
6) Arrone e il Parco fluviale del Nera
Adagiato lungo il corso del fiume Nera, Arrone, in Umbria, è un borgo – tra I più belli d’Italia – legatissimo all’acqua: qui sorgenti sgorgano dalla roccia, il fiume scorre lento, la Cascata delle Marmore è vicina. Il centro storico si sviluppa su uno sperone roccioso dominato dalla torre medievale dedicata all’ulivo, simbolo dell’economia locale insieme al tartufo nero. Mura, camminamenti, rocche e fortificazioni sembrano scolpite nella roccia e chiese, monasteri e eremi punteggiano il territorio, in un continuo contatto con la natura. Il Parco fluviale del Nera, con la sua rete di sentieri che collegano il fondovalle alla Valserra e a altri territori del Ternano, è ideale per il trekking, e i percorsi attraversano boschi, antichi tracciati e aree fluviali. Il fiume Nera è molto adatto alla canoa e al rafting, anche grazie alla presenza di scuole specializzate, ed è dunque non solo un patrimonio naturalistico ma uno spazio di gioco. Il territorio è amatissimo anche da chi pratica mountain bike, arrampicata, equitazione, e c’è un bel Parco Avventura dove è possibile muoversi tra gli alberi in totale sicurezza.
7) Monti Prenestini, tra cunicoli romani e dinosauri
Nei Monti Prenestini, a pochi chilometri da Roma, natura, storia e piccoli borghi si intrecciano in modo ancora autentico. Tra boschi, creste, sorgenti e sentieri, paesi come Castel San Pietro Romano, Capranica Prenestina e Rocca di Cave testimoniano l’equilibrio tra paesaggio naturale e presenza umana. Da Castel San Pietro Romano, uno dei Borghi più belli d’Italia, noto per essere stato set di molti film, tra cui “Pane, amore e fantasia”, con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida, parte il Sentiero di Mola Bossi, inaugurato di recente dopo un intervento di riqualificazione, che si stacca dal CAI 512, noto come Via delle Creste, e si sviluppa fino al fontanile “La Forma”. Lungo il cammino si incontrano sorgenti, ruscelli, boschi rigogliosi e il rifugio di Mola Bossi, che dà il nome al sentiero. Poco distante si estende il Monumento Naturale Valle delle Cannucceta, un’area protetta dalla Regione Lazio dal 1995 che attraversa uno dei boschi più importanti dei Monti Prenestini, fatto di aceri, cerri, carpini, tigli e roverelle. Qui si incontrano picchi, piccoli mammiferi e anfibi come la salamandra dagli occhiali, nonché sorgenti dell’antico acquedotto romano, che rifornì Praeneste dall’antichità fino agli anni Settanta del Novecento. Lungo oltre due chilometri e mezzo, il condotto è un’opera ingegneristica di grande interesse storico, scavata con la tecnica dei cunicoli contrapposti. Secondo la tradizione, una delle grandi querce del bosco, detta “del Pierluigi”, sarebbe stata frequentata dal compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina, in cerca di ispirazione e refrigerio. Tra le vie acciottolate di Capranica Prenestina, arroccata su un colle a circa 900 m, tra i Borghi più belli d’Italia dallo scorso 2024, si ha la sensazione di fare un viaggio nel tempo: circondata da boschi e sentieri e dal Monumento Naturale Castagneto Prenestino, nei suoi boschi ospita aceri, lecci, frassini, carpini e tigli, e i castagni plurisecolari, nominati “i grandi patriarchi”. Qui si trovano ancora gli essiccatoi tradizionali utilizzati per la lavorazione della castagna mosciarella tipica della zona, presidio Slow Food. Salendo si raggiunge l’area di Monte Guadagnolo, con la sua prateria arida, un habitat estremamente ricco di biodiversità dove crescono oltre 35 specie di orchidee selvatiche e vivono numerosi insetti, tra farfalle e api selvatiche. Un capitolo a parte merita Rocca di Cave, borgo medievale arroccato sui Monti Prenestini e affacciato sulla Valle del Sacco da cui parte il Sentiero dell’Anello della Scogliera, itinerario lungo circa tre chilometri che conduce alla Scogliera Fossile Cretacica, Monumento Naturale Regionale dal 2016. Il territorio è noto anche per un’importante scoperta paleontologica: una vertebra di Tito, un giovane dinosauro sauropode, il primo rinvenuto in Italia.
8) La dimora delle sirene di fronte ai faraglioni di Capri
Sospesa tra il verde degli olivi e il blu del mare, tra il paesaggio dei faraglioni e le tracce di un recente passato industriale, la Baia di Ieranto a Massa Lubrense (NA), unica insenatura all’estremità della penisola sorrentina, di fronte ai Faraglioni di Capri, è un luogo talmente incredibile da aver dato vita a una delle leggende per antonomasia: è infatti questo il posto che, secondo il mito, fu scelto dalle Sirene come dimora e, secondo Plinio il Vecchio, fu in questa baia che Ulisse, durante il suo ritorno verso Itaca raccontato nell’Odissea, le avrebbe incontrate. Una delle tante testimonianze di come, da sempre, questo tratto di costa campana dalla bellezza mozzafiato abbia saputo ispirare e offrire risorse al territorio. Donata al FAI da Italsider nel 1987 per sottrarla al rischio di speculazione edilizia, la baia è stata oggetto di importanti interventi di restauro che hanno recuperato la macchia mediterranea originaria, dal rosmarino all’euforbia, fino al ginepro. Oggi Ieranto è riconosciuta Sito di Interesse Comunitario, incluso nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, e il suo elevato livello di biodiversità ne fanno un punto di riferimento per chi ama la natura incontaminata, lontano dai circuiti più inflazionati.
9) Intorno al borgo di Viggianello, regno del cervo
Nel cuore della Basilicata, ai confini con la Calabria, Viggianello è uno dei Borghi più belli d’Italia e tra quelli che meglio raccontano il rapporto profondo tra comunità e ambiente naturale nel Parco Nazionale del Pollino. Boschi, pianori, gole e corsi d’acqua circondano il paese e ne scandiscono il ritmo di vita, offrendo un contesto naturale tra i più integri dell’Appennino meridionale. Il borgo è arroccato lungo il pendio della montagna e le sue strade strette, le chiese e i palazzi raccontano una storia che va dalle radici magno-greche al Medioevo, passando per la presenza bizantina, araba e normanna, fino al periodo dei Sanseverino e alle vicende legate al brigantaggio post-unitario. Una storia che si intreccia costantemente con quella di un territorio fatto di boschi e pascoli, di acqua e di alture. Poco sotto il centro abitato si trova la Sorgente del Mercure, luogo di nascita del fiume che in Calabria prende il nome di Lao. Intorno alla sorgente ecco l’orto botanico e le aree faunistiche, tra le quali spicca quella del Cervo, raggiungibile con una breve passeggiata dal paese. Qui è possibile osservare da vicino questo animale elegante, simbolo del Pollino insieme al lupo e al grifone. In estate questi spazi sono ideali per escursioni e passeggiate, mentre in inverno diventano ambienti silenziosi da esplorare con le ciaspole. L’intero territorio si presta anche ad attività come l’acqua-trekking nei torrenti, il rafting e la canoa lungo i corsi d’acqua, l’equitazione, l’arrampicata sportiva e la pesca.
10) Dall’entroterra siciliano alla Valle dei Templi
L’entroterra siciliano, culla di espressioni culturali e tradizioni millenarie, è poco conosciuto. Fra tesori archeologici, architettonici e naturalistici, dalle pendici dell’Etna alla Riserva Naturale del Simeto, con le sue grotte laviche, le cascate, rapide e i laghetti, il cuore dell’isola è una fonte inesauribile di sorprese e bellezza. Dal Lago di Piana degli Albanesi al Bosco della Ficuzza, fino al Parco delle Madonie, la lentezza qui regna sovrana e la vita riacquista valore. Da Enna, il capoluogo più alto d’Italia, si può ammirare tutta la Sicilia, mentre Caltanissetta, con il suo centro storico ricco di monumenti rinascimentali e barocchi, e Sutera, uno dei Borghi più belli d’Italia, sembrano immuni allo scorrere del tempo, così come il Teatro di Andromeda a Santo Stefano Quisquina, un luogo magico circondato dal paesaggio bucolico dei Monti Sicani. Particolarmente suggestivi i riti processionali del Venerdì Santo a Trapani, Caltanissetta e Enna, con rappresentazioni uniche al mondo che ricordano la passione di Cristo fino alla resurrezione. Spostandosi verso la costa meridionale, ad Agrigento, si può andare alla scoperta di un centro storico che si estende sul colle di Girgenti, tra la via Atenea ed il vicino e panoramico Viale della Vittoria, da cui si dominano la Valle dei Templi e il mare. Imperdibile la Cattedrale di San Gerlando, fondata intorno alla fine dell’XI secolo dal vescovo Gerlando, che custodisce il preziosissimo Tesoro e dalla cui torre campanaria si ammirano i tetti di Girgenti. Nella Valle dei Templi, si trova poi un angolo di paradiso dove prosperano olivi secolari e gli agrumi inebriano con i loro profumi: è il Giardino della Kolymbethra e Case Montana. Appena inaugurate, e quindi ancora poco conosciute, queste antiche case contadine sono la testimonianza della civiltà rurale che ha curato per secoli questo paesaggio unico al mondo. Archeologia, biodiversità e pratiche agricole tradizionali si fondono in questo luogo straordinario che racchiude oltre 2500 anni di storia della Valle dei Templi di Agrigento, tra olivi secolari, agrumi profumati e antichi ipogei sotterranei. Il Giardino della Kolymbethra è in concessione al FAI dalla Regione Siciliana dal 1999, mentre Case Montana sono state acquistate dal FAI da Caterina di Grado nel 2018. Oggi i cinque ettari del Giardino offrono un itinerario sensoriale unico, dove perdersi tra il profumo delle zagare e degli agrumi, il fascino degli ulivi secolari, il gorgoglio dell’acqua nei canali e la varietà di piante della macchia mediterranea come mirto, terebinto, lentisco e ginestra.






