La sicurezza di una volta
di Beppe Leyduan
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 17 febbraio 2026)
“L’intelligenza non è ciò che si sa, ma ciò che si fa quando non lo si sa (Jean Piaget)”.
Non avevano bisogno di ARTVA, pala e sonda. Nessun GPS. Nessun bollettino neve, nessun portale delle valanghe, niente smartphone.
La concezione della “sicurezza” per i vecchi montanari era tanta osservazione, sapienza, conoscenza, attenzione e memoria. E tanta lentezza. In sintesi: tanto cervello.
Tutte facoltà che noi cittadini abbiamo perso, compresi i valligiani, cittadini inconsapevoli pure loro, perché ormai colonizzati dai noi stupidi urbanocentrici.
Ai nostri occhi le genti alpine d’antan, che hanno fatto la più grande opera mai realizzata dall’essere umano, ovvero edificare montagne, erano dei poveracci. Soffrivano la fame, lavoravano come bestie – in particolar modo le donne – non avevano vacanze, SUV, yacht, ville su isole dove tutto è permesso. Non avevano TV, cellulari, termosifoni, gas e petrolio e tutto quell’ambaradan tecnologico inutile che schiavizza la nostra miserabile vita e deprime le nostre capacità intellettive.
Non avevano niente di tutto questo. Ma erano intelligenti e non andavano a morire sotto le valanghe per divertimento.
Le foto seguenti riprendono l’innevato versante sud del Monte Bellavarda 2345 m (Val Grande di Lanzo – Valli di Lanzo), praticamente un campo minato. Tra quelle “mine” potete osservare le baite dell’Alpe Bellavarda. Un campo minato dove però i vecchi sapevano come non saltare in aria. Sapevano dove andare e cosa fare.




