Abisso Paolo Borsellino

“La revisione e la ricerca speleologica in ambienti di miniera che credevamo ampiamente conosciuti hanno riservato delle grandi sorprese…”.

Abisso Paolo Borsellino
(Cantiere Martelli, Miniere Paglio-Pignolino, Dossena)
di Francesco Merisio
(pubblicato su Annuario CAI di Bergamo, 2022)

Le Miniere di Dossena, attive sino al 1982, sono state oggetto per anni di ricerche speleologiche, esplorazioni portate avanti a più riprese da Gruppi e Associazioni bergamasche e non solo (Gruppo Grotte San Pellegrino, Gruppo Grotte Milano, Gruppo Speleologico Val Seriana Talpe, Gruppo Speleologico Valle Imagna, Gruppo Speleologico Bergamasco le Nottole, Speleo Club Orobico CAI Bergamo).

Delle quasi 60 grotte conosciute nel territorio dossenese, più delle metà si trova in miniera o è stata intercettata dagli scavi minerari; a volte per “noi” speleologi questo è un bene, perché ci permette di accedere a cavità che altrimenti resterebbero sconosciute perché non hanno un accesso diretto dall’esterno, altre volte è un male perché i vuoti carsici sono stati usati come discariche per il materiale di risulta dell’attività mineraria. Nel corso di almeno 30 anni vari speleologi si sono succeduti nel percorrere palmo a palmo le varie gallerie artificiali, con la speranza di trovare qualche grotta nuova o qualche nuovo passaggio in grotte già esplorate, non senza notevoli risultati: Complesso Abisso di Val Cadur-Croasa dell’Era (-351 m, 2502 m di sviluppo), Puerto Escondido (-265 m, 2200 m di sviluppo), Abisso 13 (-300 m, circa 700 m di sviluppo).

Scendendo verso l’Abisso Borsellino. Foto: Stefano Argenti.

Ogni grotta che viene esplorata è oggetto di rilievo topografico per poter capire come i vari percorsi ipogei si muovono reciprocamente gli uni agli altri, se sono possibili congiunzioni tra grotte diverse, se l’acqua circolante in una cavità andrà ad alimentarne un’altra o meno. La difficoltà è posizionare correttamente sulla carta geografica il reticolo di miniere e le grotte presenti. Un primo grosso lavoro di riordino delle idee è stato portato avanti da due soci del Gruppo Grotte Milano, Alberto Pellegrini e Stefano Ronchi, che tra il 2000 e il 2001 hanno rilevato la quasi totalità delle gallerie minerarie, gli ingressi delle grotte allora conosciute e varie altre particolarità speleologiche, realizzando una serie di piantine e sezioni trasversali che si sono rivelate molto utili nei lavori di revisione che abbiamo svolto tra il 2021 e i 2022… ma andiamo con ordine.

A metà di maggio 2021 inizia la nuova “avventura” nelle Miniere di Dossena, i due speleologi Claudio Forcella, del Gruppo Speleologico Valle Imagna, e Pierfrancesco Micheli, nell’ambito del lavoro di aggiornamento del Catasto Speleologico Lombardo, accedono all’enorme salone artificiale che contraddistingue il Cantiere Martelli. Qui nei decenni passati erano state scoperte ed esplorate varie grotte di modeste dimensioni mai rilevate e accatastate.

Nel percorrere il grosso ambiente ipogeo i due si rendono conto che le cavità naturali presenti sono numerose, dopo un rapido scambio di messaggi nei giorni successivi si decide di attivarci con loro per iniziare una ricerca minuziosa di ogni grotta e pertugio che possa essere censita. Domenica 23 maggio 2021 ci ritroviamo in cinque con un bel po’ di materiale per attrezzare i pozzi verticali individuati: scendiamo una breve verticale di 12 metri che chiude, poco distante attrezziamo un pozzo di 55 metri (già sceso anni prima da Soci del Gruppo Grotte Milano) che dedichiamo a Giovanni Falcone. Mentre si rileva il Pozzo G. Falcone, alcuni di noi scoprono la partenza di una nuova grotta mai scesa, nelle pareti adiacenti la verticale, quasi perfetta, della nuova grotta non ci sono chiodi o altri segni di passaggio umano e soprattutto mentre si attrezza per scendere dobbiamo disgaggiare molto materiale instabile; molto probabilmente la partenza del pozzo era nascosta da materiale di scarto delle miniere. Scendiamo per ben 40 metri fino ad atterrare sul pavimento ingombro di detriti che bloccano qualsiasi prosecuzione. Però, circa a metà pozzo, c’è un piccolo terrazzo che porta ad una stretta fessura sotto la quale la grotta sembra continuare.

Alterne vicende e impegni vari ci tengono occupati per mesi, solo all’inizio del 2022 finalmente riprendiamo le esplorazioni. Mentre alcuni Soci si dedicano alla revisione, armo, esplorazione e rilievo di altre cavità nel Cantiere Martelli, Alfio Scarpellini, Federico Mancini e Paolo Marchesini riescono a forzare la stretta partenza della nuova diramazione e scendono fino circa a meno 55 metri, fermandosi su un accumulo di detriti, Candyman, sotto il quale la grotta continua. A metà febbraio con Barbara Gorini e Alfio raggiungiamo il limite esplorativo e riusciamo a forzare l’ennesima fessura scendendo sino a 90 metri di profondità. Appena sopra la base dell’ultimo pozzo si aprono due prosecuzioni: una è la partenza di una stretta verticale che sembra scendere per circa 40 metri, l’altra è un ampio terrazzo che immette su un grande pozzo con sezione di 4 metri per 15 e profondo almeno 60 metri (Echi di Moria). Ci si organizza con Walter Balicco, Assessore del Comune di Dossena e Socio del nostro Gruppo, per trovare un appartamento dove dormire la notte di un fine settimana per poter ottimizzare i tempi e svolgere 2 giornate di esplorazione; al sottoscritto, Barbara, Federico e Alfio si aggiungono Sara Maggioni, Stefano Argenti e Lorenzo Rota. Ci dividiamo in 2 squadre e armiamo le due prosecuzioni: il pozzo stretto, Mondo Fragile, scende per circa 35 metri sino ad un pavimento colmo di detriti. Ma appena sopra raggiungiamo una finestra che ricollega con il grande pozzo parallelo, Echi di Moria, che si rivela essere un verticale di 65 metri sovrastata da un grosso camino che sembra salire per oltre 30 metri. Le due vie che scendiamo arrivano in Sala Moria, un grande ambiente di frana con dimensioni inusuali per le grotte dossenesi: misura in pianta 30 metri per 15! Ci troviamo a 150 metri di profondità rispetto all’ingresso di quello che d’ora in avanti sarà l’Abisso Paolo Borsellino. All’estremità orientale due brevi risalite permettono a Federico di raggiungere un angusto passaggio che porta alla base di un grosso camino; arrampicando per altri 5 metri si trova di fronte alla partenza di un altro grande pozzo stimato in almeno 40 metri. Mentre eseguiamo il rilievo topografico di quanto abbiamo scoperto, Barbara intravede un passaggio tra la parete e i detriti del pavimento di Sala Moria: ci infiliamo e dopo un’arrampicata in fessura di circa 10 metri ci troviamo alla base dell’ennesimo camino alla cui base parte anche un pozzo. Usciamo consapevoli che avremo altro lavoro da fare.

Prima che marzo termini torniamo con altro materiale ed esploriamo il nuovo pozzo trovato da Federico: dopo una partenza mediamente stretta l’ambiente si amplia arrivando a 5 metri per 15. Scendiamo per 35 metri di tiro unico sino a un terrazzo, appena sopra si intravedono due probabili prosecuzioni che dovremo cercare di raggiungere. Dal terrazzo il pozzo prosegue per altri 25 metri e poggiamo i piedi sull’ennesimo pavimento ingombro di sassi a 190 metri di profondità. Tutta la grotta, fin dal terrazzo a metà del primo pozzo, è impostata su una grossa faglia lungo la quale l’acqua ha scavato e allargato i suoi cunicoli indebolendo la roccia già fratturata dai movimenti tettonici, tutti i detriti presenti sulle varie cenge e alla base dei pozzi sono il risultato di questi eventi. Purtroppo, i detriti e i sassi presenti in grotta ci hanno fatto prendere un grosso spavento nei primi giorni di aprile: mentre con Alfio e Federico stavamo scendendo il pozzo di circa 60 metri per arrivare a -190 e proseguire l’esplorazione, una scarica di pietre si è mossa da sola e ha colpito lievemente me su una spalla e più gravemente Alfio sulla caviglia destra, sfiorando Federico che era al riparo sotto un tetto di roccia. Alfio è risalito subito accompagnato da Lorenzo e Antonella Piccardi, seguiti da Marzia Rossi e Greta Ghilardi. Dopo aver constatato di non avere gravi traumi e aver sostituito la corda lesionata dalla frana, io e Federico abbiamo proseguito esplorando un pozzo fangoso, Pozzo Emily, che dopo circa 30 metri arriva in una grossa sala di crollo, Sala dei Plastici, oltra la quale la grotta prosegue. Usciti dalla grotta ci sinceriamo sulle condizioni di Alfio che è stato accompagnato in Pronto Soccorso: solo delle profonde escoriazioni e una caviglia gonfia: fortunatamente non ci sono fratture o complicazioni. Il pozzo da cui sono caduti i sassi viene chiamato Rolling Stones.

Abisso Borsellino, Sala Moria. Foto: Stefano Argenti.

Qualche settimana dopo riprendiamo le ricerche: arrivati al precedente limite esplorativo scendiamo di qualche metro tra i grossi massi di frana per fortuna più stabili. Mentre io rilevo, Federico arma un primo saltino e Lorenzo si mette a scavare in una finestra che sembra portare su un pozzo/camino. Alla base del saltino entriamo in ambiente stretto e lungo, armati altre due brevi verticali fino a un terrazzo entriamo in un grosso ambiente inclinato che si è rivelato essere la parte alta della Sala dei Plastici. Da lì abbiamo proseguito armando un altro salto fino a un altro ambiente, da un lato c’è una stretta fessura ancora da vedere, dall’altra dopo un passaggio su fango si entra in zona con forte stillicidio. Girovaghiamo un po’ tra le varie diramazioni e in arrampicata scendiamo una decina di metri di scivoli fermandoci su un paio di altre vie profonde almeno 15 metri; eseguiamo il rilievo e i calcoli trigonometrici ci pongono a -233 metri dall’ingresso. Nei giorni successivi continuiamo le esplorazioni armando in maniera comoda e sicura la risalita e il pozzo del Ramo Baby che aveva individuato Barbara: discesa di circa 25 metri e poi una piccola saletta ostruita da detriti. Una breve arrampicata porta verso delle strette fessure comunicanti con Sala Moria. Anche l’inizio di maggio ci vede impegnati in Abisso Borsellino, rileviamo e disarmiamo il Pozzo Emily perché l’altra via è più pulita, scendiamo fino a -248 metri attrezzando un paio di passaggi scomodi in frana, partecipano alle uscite anche speleologi di altri gruppi lombardi (Andrea Maconi del Gruppo Grotte Milano, Felicita Spreafico dello Speleo Club Erba, Szilvia Rados e Giorgio Tornasi del Gruppo Speleologico Val Seriana Talpe), la seconda domenica del mese Marzia, Alfio e io superiamo i 270 di profondità fermandoci su almeno 3 possibili prosecuzioni. Battiamo il ferro finché è caldo e il fine settimana successivo ci organizziamo per una punta esplorativa nella notte tra sabato e domenica. Raggiungiamo il limite raggiunto precedentemente e ci dividiamo in due squadre: io e Lorenzo percorriamo un tratto fossile e fangoso che conduce in una saletta chiusa da frana, poco prima parte un pozzo di circa 20 metri che arriva in una grossa sala di crollo (Sala Tetris). Da un lato si arriva alla partenza di un pozzo di 40 metri che scendiamo per 3/4 fino alla fine della corda. Sotto sembra esserci una sala stretta e lunga… da misure di rilievo si trova a -305 metri.

Dall’altro lato della Sala Tetris, passando in vari anfratti tra i massi di crollo, raggiungiamo Alfio e Federico che hanno bonificato la partenza di un pozzo che purtroppo non sono riusciti ad armare per problemi con il trapano.

La settimana successiva io e Alfio terminiamo la discesa del Pozzo delle Zeppe, sotto Sala Tetris, discesa molto fangosa che porta in una sala con pavimento inclinato scivolosissimo, Sala Mobile, da qui ancora attraverso arrampicatine e passaggi tra i massi di frana raggiungiamo un ambiente più ampio, battuto da notevole stillicidio nel cui pavimento si apre un pozzo molto profondo. Lasciando cadere alcuni grossi sassi nella nuova verticale e ascoltando i vari tonfi in lontananza stimiamo una profondità di almeno 40 metri. I nuovi dati del rilievo ci assicurano che ci troviamo a -325 metri dall’ingresso, ponendo per ora l’Abisso P. Borsellino al secondo posto come profondità tra le grotte di Dossena. Nel mese di giugno finalmente attrezziamo il pozzo

Visit Dossena V.V.C, che non erano riusciti a scendere Alfio e Federico, dopo circa 35 metri di calata ci ritroviamo nello stesso ambiente di frana che porta al fondo temporaneo di -325 metri.


Abisso Paolo Borsellino LoBg 7694
L’Abisso Borsellino è profondo più o meno quanto è alta la Torre Eiffel

Visto che le corde lasciate fisse durante i mesi di esplorazione cominciano ad essere molto scivolose per via del molto fango presente in alcune zone della grotta, decidiamo di cominciare il disarmo e il recupero di tutto il materiale per una profonda pulizia e un controllo di sicurezza. Naturalmente i sacchi pieni di corde, maglie rapide, placchette e anelli pesano sempre di più in salita e in discesa, però con l’aiuto di un buon numero di soci del Gruppo a fine agosto l’Abisso Paolo Borsellino è completamente disarmato. Nel mese di novembre cominciamo a riarmare la grotta per proseguire le esplorazioni, speriamo che la fine del 2022 e l’inizio del 2023 ci regalino altre soddisfazioni esplorative.

Questa nuova grotta a Dossena è molto particolare e si differenzia dalle altre conosciute nello stesso areale perché è prettamente impostata su faglia, una delle tre che caratterizzano il Comprensorio minerario Paglio-Pignolino. Il fatto che la faglia abbia veicolato lo sviluppo verticale della cavità ha permesso all’acqua di superare le barriere semi impermeabili costituite dalle tufiti presenti nella Formazione di Breno e soprattutto di attraversare la totalità dello spessore del Calcare Rosso che si ritiene ostacoli l’approfondimento delle altre grotte della zona. Lungo i primi pozzi dell’Abisso Paolo Borsellino sono molto evidenti le superfici di faglia e addirittura si può misurarne il “rigetto”, lo spostamento subito dalle rocce che esse separan, mentre il pozzo Rolling Stones è totalmente impostato nel Calcare Rosso del quale si può praticamente vedere una sezione completa, dal suo contatto superiore con la Formazione di Breno a quello inferiore con il Calcare di Esino.

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