Boschietto e Boschiettiera, tra ricordi e leggende

Queste due belle borgate sono raggiungibili soltanto a piedi, e costituiscono il punto di partenza per alcune belle escursioni nel Vallone di Forzo (TO). Costituiscono il miglior punto d’osservazione del Monveso di Forzo, la “montagna sacra”.

Boschietto e Boschiettiera, tra ricordi e leggende
di Gabriella Stefano e Gianni Valente
(pubblicato in Sui sentieri della Val Soana, CDA, 1997)

Boschietto e Boschiettiera sono gli ultimi due importanti gruppi di abitazioni del Vallone di Forzo, dominati dall’alto dei suoi 3308 metri dall’elegante piramide della Torre Lavina, considerata – a ragione – la più bella cima della zona. Ricchi di ricordi e leggende, i due borghi sorgono ai margini di un pianoro erboso, lungo la mulattiera che sale al Pian di Lavina e ai 2833 metri del Colle di Bardoney, collegamento tra la Val Soana e Cogne.

Due leggende
Per raggiungere Boschietto e Boschiettiera si può lasciare l’automobile nella piazzetta antistante la borgata di Forzo e, attraversato il paese, prendere il sentiero che sale sulla destra e che costeggia il torrente, le cui acque impetuose, scendendo verso valle tra pareti di granito, hanno scavato piccole conche dette “marmitte dei giganti”. All’uscita della frazione si incontra una bella fontana tutta in pietra e, dopo circa un quarto d’ora, appaiono le case abbandonate di Trasi. La leggenda narra che in una di queste abitazioni vivesse una strega. Maria Pastello, che vive in frazione Molino e alleva pecore e capre, dice che stava sempre sulla porta a guardare quelli che passavano e, gentilmente, invitava i giovanotti a entrare. Aveva l’aspetto di un’innocua vecchietta, con la gonna che scendeva a coprirle i piedi. Una sera, un ragazzo accettò l’invito della donna che, quando fu all’interno, si trasformò in una meravigliosa fanciulla. Il cuore del giovane accelerò i battiti ma, abbassando lo sguardo, si accorse che quella splendida visione aveva le gambe da capra. Fece appena in tempo a fuggire e a mettersi in salvo seguito da un forte odore di zolfo e, da allora, preferì salire al suo paese passando sull’altro sentiero, sulla sinistra orografica del torrente. Un’altra leggenda narra che a Trasi viveva una

La borgata Boschietto, ai margini di un bel pianoro erboso.

famiglia composta da padre, madre e una bambina. Purtroppo la mamma morì pochi giorni dopo aver messo al mondo un bel maschietto. Il poveruomo, rimasto solo, non riusciva a badare i suoi piccoli, dovendo sbrigare anche i pesanti lavori dei campi. Così si risposò con una ragazza del luogo la quale, pur aiutando il marito in campagna e accudendo alla casa, non aveva con i bambini la stessa pazienza di una vera mamma. Quando doveva cambiare i panni sporchi al neonato usava dire: «Te torna bagnìa, moro da tchin», ovvero: sei di nuovo bagnato, faccia da cane. Una sera, rientrata dal lavoro dei campi, la matrigna trovò tutto in ordine, il bimbo cambiato e asciutto e i pannolini lavati e stesi. Chiese alla sorellina più grande chi fosse venuto in casa, e la bimba rispose che era stata la mamma e che non voleva più sentir chiamare il piccolo «faccia da cane». La donna stupita disse alla ragazzina che avrebbe dovuto cercare di tenere la mamma accanto a sé e si sentì rispondere che aveva provato ma non era riuscita ad afferrarla e a sentirla tra le mani. Lasciate alle spalle le case ormai diroccate di Trasi, si attraversa una passerella sul torrente Forzo e ci si ricongiunge con il secondo sentiero proveniente da Tressi. Dopo circa una ventina di minuti si incontra un altro torrentello, in località denominata “Nazas”, e il sentiero si biforca; proseguendo a destra si raggiunge Boschietto; andando avanti senza svoltare si va in direzione dei 1486 metri di Boschiettiera. Prima di intravedere questa borgata si incontra un bellissimo boschetto di aceri montani in una località che è denominata “La Moi”, toponimo che indica una zona umida.

Boschiettiera nei tempi passati
Sulla prima casa del paese vi è una croce con accanto una scritta pressoché illeggibile. Solo la parola «morta» è nitida ed evidente. Al proposito si racconta che una giovane della frazione, di nome “Malandjin”, cioè Maria Angela, era salita all’alpeggio di Gran Fuma con la sua famiglia. Un giorno era scesa proprio nella prima casa di Boschiettiera a portare le tome, per lasciarle nella cantina dove venivano conservate prima di essere vendute. Qui, un innamorato respinto la accoltellò, trafiggendola con ben sette colpi. In seguito vagò lungo il torrente, ma non ebbe il coraggio di gettarsi nell’acqua. I carabinieri salirono a cercarlo e il giovane si consegnò alla giustizia. Fu condannato a sette anni di prigione: uno per ogni coltellata, ma gli andò bene perché uscì dopo due anni, graziato in occasione della nascita del principino Umberto. In seguito si sposò, ma la sua fu un’esistenza di miseria e di stenti, vivendo di quel poco che l’avara terra di montagna gli poteva offrire, ovvero la segale, la quale – insieme alla patata – era, nel vallone, la coltura più praticata. Si intravedono ancora le varie opere di terrazzamento per strappare alla montagna piccoli quadretti di terra da coltivare. Così Armando Roncaglione racconta che, negli anni ’40, la frazione era abitata da sette-otto famiglie che traevano il loro sostentamento appunto dai prodotti dei campi e dall’allevamento di poche mucche. In seguito, di famiglie ne restarono fisse tre, mentre le altre ritornavano nella bella stagione. Oggi la borgata è abitata solo saltuariamente, ma alcune case sono state ristrutturate, e tra queste quella della famiglia di Armando: è stata rispettata l’architettura di montagna ed è un esempio che andrebbe imitato!

A proposito di peculiarità architettoniche: particolare di molte abitazioni di Boschiettiera è una croce, che sta sull’architrave della porta d’entrata, posta forse per chiedere protezione o forse per allontanare gli spiriti maligni. D’altra parte, la storia della borgata rammenta che molti suoi giovani sono morti di tubercolosi, e può dunque darsi che la croce volesse essere un “riparo” da tale malattia.

Uno stambecco nei pressi della chiesa della Madonna della Neve a Boschietto.
Ancora Boschietto, caratteristico villaggio nel cuore del Gran Paradiso.

Boschietto, memorie e incanti
Per andare da Boschiettiera a Boschietto conviene prendere il sentiero più alto, che parte subito dopo la prima casa della frazione. Un quarto d’ora di cammino e in località “Buiet”, cioè “piccolo lavatoio”, si incontra una sorgente alla quale ci si può dissetare. Si riprende, e in breve si arriva alla borgata.

E allora osserviamolo, questo abitato, dove l’ultima famiglia a risiedervi è stata quella di “Serto”, che ha lasciato definitivamente la frazione nei primi anni ’90. Scrutiamolo, questo Boschietto, dove oggi c’è una casa dei guardaparco. E con l’aiuto della memoria e dei ricordi degli amici, proviamo a riandare alla vita di un tempo. Di quando, ad esempio, nei pressi della chiesa, nel locale che oggi, il giorno della festa, è adibito a bar, c’era la scuola. Ida Cossetto, nata nel 1938, ha frequentato qui l’intero ciclo della scuola elementare ed è rimasta in questa frazione fino a quando si è sposata, nel 1957. Suo fratello Franco, nato nel 1943, è invece già sceso a Tressi a frequentare la quinta elementare. Ogni giorno, poiché le lezioni si svolgevano al mattino e al pomeriggio, portava con sé un cafet con il latte che poi una vecchietta gli scaldava: era il suo pranzo di mezzogiorno.

Naturalmente, anche a Boschietto vi era il forno, ora purtroppo in rovina, mentre per macinare la segale si andava al mulino di Boschiettiera. E lungo il torrente vi erano numerosi crotin, dove si teneva il latte al fresco. Ida Cossetto racconta ancora: «Una vecchietta scese all’alba a portare il latte nel crotin. Al ritorno, vicino alla chiesa vide la figura di un uomo tutto in nero. Non riconoscendolo, la donna spostò il secchio nella mano sinistra per aver libera la destra in modo da potersi difendere meglio in caso di aggressione. Quando fu più vicina, l’uomo scomparve misteriosamente e, quel giorno, morì uno della famiglia. Era stato un “segnale”?».

Gli abitanti di Boschietto avevano inoltre fama di essere i più mattinieri di tutta la Val Soana. Al sabato si recavano al mercato a Ronco. Alle sei aprivano i negozi: siamo negli anni ’50-‘60, e loro già aspettavano e mormoravano: «Plandron de Ronc, ve levade mai a la matin»: pelandroni di Ronco, non vi alzate mai, al mattino… Lasciando alle spalle Boschietto, si può scendere lungo il secondo sentiero che porta alla frazione Tressi. A circa metà strada si incontra una località detta “La Barma”, per il suo aspetto di grotta naturale. Qui c’è un bellissimo pilone votivo, costruito sulla roccia e ristrutturato nel 1967 dagli abitanti di Boschietto e Boschiettiera. Una leggenda narra che, proprio in questo luogo, tre fratelli avessero impiantato una piccola officina dove fondevano l’oro. Avevano scavato una galleria con l’entrata verso il torrente, galleria veramente esistente: purtroppo in seguito alle alluvioni l’imbocco è crollato. Si dice che arrivasse sino alla frazione Pezzette, dove aveva l’uscita. I tre fratelli iniziarono a fondere il minerale utilizzando stampi uguali a quelli usati nelle zecche reali: erano dei falsari veri e propri, e si arricchirono in breve tempo. Vista la diffusione delle monete false, le autorità indagarono sulla loro provenienza e inviarono sul posto un intero reggimento di fanti. I tre fratelli furono arrestati e portati nelle carceri di Torino. Condannati all’impiccagione, il giorno in cui salirono al patibolo uno di essi volle indicare il luogo dove era nascosto il loro tesoro ed esclamò: «O i ete carcun dia vallurca? Li bore i sont poi sot a la barma del Trasi». (C’è qualcuno del Vallone di Forzo? I soldi sono poi sotto alla barma del Trasi). Finora, però, nessuno li ha mai trovati. Maria Pastello dice che alcuni segni relativi alla miniera si vedono su una pietra a “Nazas”, ma nessuno è riuscito a decifrarli. La fotografia di questa roccia è stata studiata perfino in Svizzera, ma anche qui con scarsi risultati. Secondo altri la pianta della miniera è quella che si vede incisa su una pietra che si trova davanti a una casa di Tressi.

Le escursioni
Forzo 1178 m – Boschiettiera 1486 m – Grange Fuma 2200 m – casotto del guardaparco (quota 2360) – Grangia Vassinetto 2017 m – Forzo
Dislivello: 1200 m Difficoltà: E

Caratteristiche: sentiero, a tratti ripido, abbastanza segnato
Tempo: 4.30 ore
Periodo consigliato: luglio-settembre Carte: IGC 1:50.000, Parco nazionale del Gran Paradiso
Accesso: in auto, dall’abitato di Pont Canavese si imbocca la provinciale n. 47 della Val Soana; poco prima di Ronco, in località villaggio Bettassa, si prende a sinistra per Forzo, proseguendo sino al termine della strada.

Questa escursione ad anello rappresenta un’alternativa alla salita ai bivacchi Davito e Revelli, e consente di vedere una zona poco nota. Località di partenza alternativa a Forzo è Tressi, borgata che si raggiunge prendendo a destra prima della frazione Molino di Forzo, II sentiero, in questo caso, passa a destra del torrente (sinistra orografica) sino a ricongiungersi a quello proveniente da Forzo subito dopo il ponte di Trasi.

Lasciato Forzo, si prosegue su bel sentiero attraversando piccole zone umide, tratti un po’ imboscati (nei pressi di baite diroccate) e avvicinandosi al torrente (di fronte, oltre il torrente, proprio sopra il sentiero proveniente da Tressi, c’è un bel capitello votivo incassato nella roccia). Attraversato l’impetuoso corso d’acqua sul ponte in legno, si costeggia per breve tratto il torrente e si salgono alcuni ripidi tornanti alla cui sommità si incontra il bivio per Tressi (quota 1340 m; 45 minuti). Si prosegue verso sinistra sul sentiero che costeggia ancora il corso d’acqua sino al bivio per Boschietto (il campanile della frazione sbuca tra maestosi abeti e larici), ove si continua sul tratto a sinistra per Boschiettiera, borgata che si raggiunge dopo aver superato piacevoli pascoli (15 minuti; 1 ora).

Dalla frazione (quota 1486 m) si prende a sinistra, si attraversa il torrente e si sale verso il ripiano superiore; il sentiero, sempre ben visibile, corre tutto in pineta, ma è abbastanza difficoltoso per la sua ripidezza; al limitare del bosco un ponticello in legno su un piccolo ruscello preannuncia l’arrivo alla Grangia Vellerei 1859 m (1 ora; 2 ore). Da qui si procede attraverso un tratto di boscaglia (ontani e felci in abbondanza) a stento tenuto a bada dal lavoro del margaro e dal passaggio delle mandrie; il sentiero prosegue a sinistra e con alcuni tornanti si alza verso i sovrastanti prati guadagnando le Grange Fuma (2200 m), imponente costruzione che domina i pascoli. Si prosegue su sentiero poco evidente, ma ben segnato, attraverso prati e valloncelli; al termine di uno di questi si tocca il casotto del guardaparco (quota 2360 m; 1 ora; 3 ore).

Le spumeggiarti acque del torrente Forzo.

Dalla sinistra del casotto si scende di pochi metri e si risale di altrettanti, per iniziare quindi la discesa verso il Vassinetto, toccando in breve un alpeggio tuttora usato, non segnato sulla carta IGC. Oltrepassata una zona umida, si prosegue in discesa sino alle ultime balze sovrastanti Forzo; qui la discesa si fa più ripida, ma sempre su ottimo sentiero, e porta ad una passerella che permette di attraversare il torrente in corrispondenza di una bella cascata. Ci si ricollega al sentiero che sale al bivacco Revelli-Viano, e in breve si è a Vassinetto, da dove si ridiscende a valle.

Tressi 1185 m – Boschietto 1461 m – Alpe Giavino 2151 m
Dislivello: 970 m Difficoltà: E

Caratteristiche: un primo tratto di mulattiera, poi sentiero sempre ben segnato e individuabile
Tempo: 2.45 ore
Periodo consigliato: fine maggio-ottobre Carte: IGC 1:50.000, Parco nazionale del Gran Paradiso

Accesso: sino a Forzo, vedi it. precedente; poco prima dell’abitato si imbocca sulla destra la strada asfaltata che in poche centinaia di metri porta alla frazione Tressi.

Escursione di media lunghezza in un angolo poco conosciuto del Parco nazionale del Gran Paradiso; l’itinerario offre buone possibilità di incontrare stambecchi, camosci e marmotte.

Salendo verso Boschietto si incontra una caratteristica cappella ricavata nella viva roccia.
Ponticello di legno sul sentiero del Gran Fuma.

Poco prima dell’abitato di Tressi ha inizio, opportunamente segnalata, la bella mulattiera che sale nel Vallone di Lavina. Oltrepassato il rio Tressi si procede quasi in piano in mezzo a un’amena distesa di prati. La mulattiera prende poi a salire e, dopo circa 25 minuti, raggiunta la sommità di un salto, scende tagliata nella viva roccia, passando accanto a una suggestiva cappella votiva. Si continua costeggiando il torrente Forzo, quindi si riprende a salire con discreta pendenza per un breve tratto. Il percorso ridiventa pianeggiante e in breve si arriva alle Grange Nasase 1364 m. Si oltrepassa il rio omonimo, si lascia alla propria sinistra il sentiero che continua per Boschiettiera e il Vallone di Lavina, e si imbocca invece il tracciato che sale alla frazione Boschietto 1461 m, ben visibile in alto, alla quale si giunge in 15 minuti circa. Sulla destra della chiesetta ha inizio il sentiero che porta all’Alpe Giavino, ben segnato con bolli rossi grazie all’opera dei guardaparco. Nel primo tratto il percorso è assai ripido e sale con numerose svolte in mezzo a un bel lariceto, tocca le Grange Percetti, si orienta a sinistra sotto una bastionata rocciosa e in poco tempo arriva alla Grangia Sengia 1851 m. Il sentiero prosegue fiancheggiando in salita sulla sinistra un salto roccioso, continua in modo più diretto e giunge alle Grange Biestan 2006 m (2.15 ore). Di qui, su un terreno ormai privo di piante, il tracciato percorre magri pascoli, aggira e supera alcuni dirupi, passa accanto all’Alpe Veilettes e, volgendo poi a sinistra, giunge all’Alpe Giavino 2151 m, ottimo punto panoramico su Punta del Vallone, Monte Colombo, Punta Gialin e Ciardoney. La discesa è per l’itinerario di salita.

Tressi 1185 m – Boschiettiera 1486 m – Grange Lavina 1830 m – bivacco Davito 2360 m – Colle di Bardoney 2833 m
Dislivello:1650 m Difficoltà: E

Caratteristiche: sentiero, a tratti ripido, abbastanza segnato
Tempo: 5.30 ore
Periodo consigliato: giugno-settembre Carte: IGC 1:50.000, Parco nazionale del Gran Paradiso Accesso: vedi it. precedente.

Escursione assai lunga, che è comunque possibile interrompere, già con piena soddisfazione, al bivacco Davito, rinunciando alla salita del Colle di Bardoney. La prima parte si svolge fra prati, pascoli e suggestive borgate, la seconda in ambiente di alta montagna, sotto l’imponente mole della Torre Lavina.

Da Tressi alle Grange Nasase come per l’it. precedente. Oltrepassato il rio omonimo si lascia alla propria destra il sentiero che sale a Boschietto e si continua nel Vallone di Lavina, fra prati e pascoli, sino a Boschiettiera 1486 m (1 ora), dov’è possibile osservare un vecchio forno a legna. Si prosegue per evidente sentiero inoltrandosi nella pineta e fiancheggiando il torrente, sbucando in prossimità delle Grange Lavina 1830 m (1 ora; 2 ore), dalle quali con tornanti prima e per prati poi (attenzione: sentiero segnato ma poco evidente) si toccano le Grange Lavinetta 2092 m (45 minuti; 2.45 ore). Da qui, ad ampi tornanti si sale al bivacco Davito 2360 m (45 minuti; 3.30 ore), difficilmente individuabile dal basso in caso di nebbia. Seguendo gli ometti si supera un breve tratto di ripide rocce montonate, portandosi sulle pietraie che circondano l’alto vallone. Da ricordare che l’unico orientamento è dato dagli ometti: la traccia sale dunque quasi direttamente al colle, che si raggiunge (2 ore; 5.30 ore) seguendo il sentiero – nell’ultimo tratto alquanto esposto – che supera la bastionata che scende dalla Punta di Forzo. La discesa è per l’itinerario di salita.

La visita
Da non perdere, è ovvio, è la visita a Boschiettiera e Boschietto. All’entrata del paese di Boschiettiera c’è un pilone votivo fatto costruire da Giacomo Picchiottino nel 1896. E sempre a Boschiettiera, di notevole interesse è un forno costruito nel 1868 e poi ristrutturato una ventina d’anni orsono dagli abitanti della frazione. Nel giugno 1996 la Pro loco di Ronco ha organizzato una bellissima festa del pane: visto il successo della manifestazione, si pensa di ripeterla anche nei prossimi anni. Una volta vi era anche il mulino che poi è stato distrutto durante le piene del torrente. Rimane la ruota, conservata da Albino Roncaglione. Boschietto è famosa soprattutto per la sua chiesetta, dedicata alla Madonna della Neve. Di questa si ha notizia fin dal 1616 e, caso strano, essa ha cambiato più volte denominazione. Nel 1634, monsignor Asinari la cita come «San Bernardo in cantone Boschietti»; nel 1669 è detta «Santa Croce in Boschietto»; nel 1675 è dedicata alla Vergine delle Grazie; nel 1778 è in rovina e viene interdetta sino al rifacimento, che risale al 1800. Attualmente è molto ben tenuta grazie alle cure del tesoriere, Franco Cossetto.

Il suggerimento
Si consiglia di partecipare alla festa patronale di Boschietto – che ha luogo il 5 agosto – in onore della Madonna della Neve. All’entrata del paese aspettano le coppie di priori, vestite con il costume tipico della Val Soana. Tengono in mano alcuni vassoi con i fiori che offrono in cambio di un’offerta in favore della chiesa. In questa borgata, con rami frondosi e fiori, si preparano ancora te porte, sotto le quali passa la processione con la statua della Vergine: il corteo si snoda lungo le strade del paese ed è aperta da un ragazzo che porta lo stendardo. Prima di dar vita alla processione, si tiene un’asta: chi offre di più, avrà l’onore di portare la statua. Un altro incanto viene tenuto al termine della funzione: all’asta vanno tutti gli oggetti che i fedeli hanno offerto per la chiesa. Infine, nel pomeriggio, al suono di una fisarmonica, si balla sul sagrato.

Affresco che si ammira su una casa della borgata Tressi.
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1 Comment

  1. says: Carlo Crovella

    Come tutte le valli un po’ dimenticate e quindi poco conosciute, il Vallone di Forzo da un lato stimola a descriverne le bellezze, dall’altro a conservarle gelosamente, lasciandole ai margini del panorama informativo, per far sì che restino appannaggio di pochi. Per fortuna le strade, in queste valli dimenticate, in genere terminano in basso e questo crea selezione. L’articolo rende bene l’atmosfera misteriosa di questi valloni piemontesi, è un giusto compromesso fra le due esigenze contrastanti.

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