Chi ha inventato le zipline?
di Paolo Crosa Lenz
(pubblicato su Lepontica 33)
Oggi vanno di moda le zipline: volare sospesi nel vuoto e appesi ad un cavo d’acciaio. Ci sono in tutte le regioni d’Italia (due sono nella nostra provincia VCO). Un’emozione a 120 km l’ora. Chi le ha inventate? Non qualche imprenditore immaginifico, ma i boscaioli delle Alpi. Un tempo si chiamavano “fili a sbalzo” per il trasporto dei materiali a caduta, in italiano palorci. La memoria dei montanari di Valle Antrona ricorda come fino alla prima guerra mondiale erano sconosciuti e tutto veniva trasportato a spalle o con la strusa (schiene giovani presto piegate da una fatica grande).
Furono gli alpini del “Battaglione Intra” che portarono la novità dai teatri di guerra. Subito si diffusero: in primavera ed estate portavano minerale, in settembre enormi quantità di fieno da conservare per l’inverno, in ottobre carichi di legna da vendere per il riscaldamento o per lavorare il carbone. Settembre e ottobre erano mesi febbrili per tutto il villaggio, quando i fili (palorci) lavoravano dall’alba al tramonto.
C’è un aspetto, rimasto sopito nella memoria collettiva dei vecchi che a volte riaffiora con un velo di melanconia: a volte i fili a sbalzo trasportavano anche uomini. Scendevano appesi al filo per risparmiare il cammino del ritorno al paese e a volte cadevano, morendo in questo “gioco” spericolato. Non solo a Montescheno, ma anche nelle altre valli dell’Ossola: nella valle Ogliana di Beura, ricordano di giovani “appesi” che volavano da una parte all’altra delle valle. Due tavolette ex voto (una nella chiesa della Madonna della Neve a Bannio, l’altra nell’oratorio dell’Alpe Lut a Premosello) raccontano di uomini che si sono salvati miracolosamente da questi viaggi “appesi a un filo”.


