L’inquinamento nella base USA di Okinawa

E’ scontro fra i cittadini giapponesi di Okinawa e i militari. Il governo americano ha infatti negato l’accesso alle basi per condurre accertamenti ambientali. L’isola di Okinawa è a sud del Giappone ed è in un punto strategico per controllare la Cina.

L’inquinamento nella base USA di Okinawa
(una schiuma bianca esce dai tombini: contiene PFAS)
a cura della Redazione di peacelink.it
(pubblicato su peacelink.it il 27 maggio 2026)

Okinawa è un’isola strategica, contornata da altre piccole isole. Fa parte del Giappone ma se si guarda la mappa è come se fosse staccata. E’ molto a sud e guarda direttamente sulla Cina. 

Questa è la ragione per cui Okinawa, pur rappresentando solo lo 0,6% del territorio giapponese, concentra circa il 70% delle installazioni militari USA in Giappone.

Okinawa è un’isola bellissima e, con le altre isole adiacenti, rappresenta un’oasi ecologica che è anche zona blu in cui la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto a quella mondiale.

Vedete il segnalino rosso? Lì è Okinawa. 

I PFAS militari
Ma Okinawa è sacrificata a scopi militari e subisce l’inquinamento da PFAS, le “sostanze eterne” delle basi USA. Washington ha escluso le autorità locali da ogni possibilità di controllo ambientale interno alle basi. Un muro di gomma contro cui rimbalzano le ragioni dei cittadini che, non a caso, a stragrande maggioranza contestano questa presenza militare. 

Mentre il governo giapponese spinge per un riarmo senza precedenti e il Pentagono rafforza la sua presenza nel Pacifico, c’è un conflitto che si combatte a Okinawa ed è prima di tutto ecologico. I cittadini temono quelle molecole indistruttibili che scorrono nell’acqua della falda. È l’inquinamento da PFAS – le “sostanze eterne” – prodotto dalle basi militari statunitensi che da decenni occupano Okinawa l’arcipelago più meridionale del Giappone.

E la notizia di queste settimane è agghiacciante: il governo americano ha formalmente negato l’accesso alle basi per condurre accertamenti ambientali, sostenendo che “non ci sono prove scientifiche sufficienti” che le basi stesse siano la fonte della contaminazione.

Una dichiarazione che fa infuriare i residenti. Perché le prove, invece, esistono eccome.

La schiuma tossica che esce dai tombini
Tutto è iniziato – o meglio, è diventato visibile – nel gennaio del 2026. A Ginowan, cittadina che ospita la base dei Marines di Futenma, alcuni residenti hanno notato una strana schiuma bianca fuoriuscire da un tombino. Sembrava schiuma da barba o da lavaggio, ma non lo era. Era il segnale evidente di un disastro nascosto per decenni.

Le analisi indipendenti, condotte dall’Università di Kyoto Prefettura, hanno rivelato che quella schiuma conteneva 268 nanogrammi di PFAS per litro – oltre cinque volte il limite di sicurezza giapponese.

La schiuma si è sciolta in circa un’ora, ma la preoccupazione dei residenti no. 

Kadena, Okinawa: cartello apposto dalle autorità per avvertire la gente di non bere a una fonte inquinata già il 10 maggio 2019. Foto: Carlos Vazquez/Stars and Stripes.

Cosa sono i PFAS e perché sono così pericolosi
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono un gruppo di oltre 10.000 composti chimici sintetici, soprannominati “sostanze eterne” (forever chemicals) perché non si decompongono nell’ambiente – né nel suolo, né nell’acqua, né negli organismi viventi. Si accumulano nel corpo umano per anni, se non decenni.

La fonte principale è rappresentata dalle schiume antincendio, utilizzate dalle forze armate. Un singolo incidente nel 2020 causò la fuoriuscita di ben 60.000 galloni di schiuma dalla base di Futenma.

I rischi per la salute, secondo l’EPA statunitense e l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), includono:

  • tumori al fegato, ai reni, ai testicoli e al pancreas;
  • alterazioni della funzionalità tiroidea e aumento del colesterolo;
  • tossicità immunologica (ridotta risposta ai vaccini);
  • trasmissione da madre a feto attraverso la placenta, con rischi di basso peso alla nascita e complicanze della gravidanza.

L’EPA ha dichiarato che nessun livello di PFAS nell’acqua potabile può essere considerato sicuro.

I numeri della contaminazione: un bollettino di guerra ambientale

L’ultimo rapporto del governo di Okinawa, pubblicato a marzo 2026, ha campionato 44 siti vicino alle basi militari. I risultati sono drammatici:

  • 31 siti su 44 hanno mostrato livelli di PFAS superiori allo standard nazionale giapponese (50 parti per trilione);
  • il picco massimo è stato registrato a Yara Hijaga, vicino alla base aerea di Kadena: 2.800 ppt – 56 volte il limite;
  • nuovi record di contaminazione sono emersi anche vicino a Kadena e Futenma.

Il governo di Okinawa chiede dal 2016 di poter accedere alle basi per condurre indagini dirette. La richiesta è stata formalmente ripetuta quattro volte. L’ultima risposta, arrivata a dicembre 2025, è stata un secco NO da parte delle autorità militari statunitensi.

La motivazione ufficiale, citata da fonti del Dipartimento della Difesa, è eloquente nella sua ipocrisia: “Non ci sono prove scientifiche sufficienti che le basi siano fonti di contaminazione”.

Le basi coinvolte

Base militareAree contaminate
Kadena Air Base12 siti con livelli elevati di PFAS nelle acque sotterranee
MCAS Futenma13 siti a valle; schiuma tossica dai tombini nel gennaio 2026
Camp HansenContaminazione delle falde a Kin; nel giugno 2020 ha bloccato l’uso dei pozzi comunali
Camps Courtney, McTureous, FosterLivelli elevati rilevati nei pressi

L’acqua contaminata non rispetta i confini delle basi e scorre fino nei pozzi dei villaggi, si infiltra nei raccolti di riso e nelle verdure coltivate dai contadini locali.

Le forze armate USA corrono ai ripari
Le forze armate statunitensi hanno annunciato di aver incenerito tutte le scorte di schiuma PFAS nel 2024. Ma i PFAS sono già penetrati nel suolo e nelle falde acquifere e non scompariranno con l’incenerimento delle scorte rimanenti.

Il governo di Okinawa, guidato dal governatore Denny Tamaki che si oppone da tempo alla presenza americana, ha annunciato che presenterà una nuova richiesta formale di accesso alle basi entro l’estate del 2026, stavolta con il supporto di esperti internazionali e di alcune ONG ambientaliste come Friends of the Earth Japan.

Ma la sensazione, tra i residenti, è quella di lottare contro un nemico invisibile e un potere ancora più invisibile: quello di un governo straniero che, sul proprio suolo, si comporta come se fosse al di sopra di ogni legge.

Le iniziative in corso
Il movimento pacifista e ambientalista di Okinawa non si arrende. Oltre alle azioni legali e alle richieste di accesso alle basi, stanno promuovendo:

campagne di analisi indipendenti del sangue dei residenti, per documentare la bioaccumulazione di PFAS;

petizioni internazionali (come quella che ha già raccolto oltre 19.000 firme) indirizzate ai governi di Tokyo e Washington;

iniziative di crowdfunding per sostenere le analisi e le cause legali;

gemellaggi con comunità colpite da contaminazione militare in altri paesi (Corea del Sud, Guam, Germania).

“Le azioni militari non dovrebbero mai essere prioritarie rispetto all’opinione pubblica, all’ambiente, all’ecologia e alla vita delle persone”, ha dichiarato Yuki Sekimoto, portavoce della rete Protect Henoko & Takae!.

Parole che dovrebbero risuonare ben oltre Okinawa.

Note: Studio scientifico
https://www.cambridge.org/core/journals/asia-pacific-journal/article/pfas-contamination-from-us-military-facilities-in-mainland-japan-and-okinawa/A65771A8BAE0E0EAA38CE76747F5908F

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