Quando la distanza risulta incommensurabile.
A cura di Marrano (per Outdoor Magazine)

Dislivello, ovvero la differenza di quota dal punto di partenza al punto di arrivo dopo una salita o una corsa in montagna. Come il tempo, anche il dislivello è spesso una delle migliori ossessioni di chi considera l’outdoor e il rapporto con la montagna unicamente come esperienza sportiva. Uno dei tanti modi in cui misurare il talento e le proprie capacità atletiche nell’affrontare la sfida con la natura o con sé stessi. La ricerca di una prestazione in questo senso diventa però per molti una tentazione irrefrenabile, tanto per i veri e propri atleti della montagna che per i gitanti in perfetto outdoor outfit domenicale. Ma se per certi fenomeni dell’alta quota l’operazione dislivello può essere il risultato di una ricercata e perfetta sintesi fra tecnica e puro talento, con obiettivi che hanno anche un carattere professionale, nel caso degli “outdoorsy” arrivati con la piena c’è da morire dal ridere andando a scovare la vera motivazione. Sì, perché il vero scopo, a voler essere sinceri, non è altro che raccontarla: a un pubblico di scrollaioli o amici del bar e del negozio sportivo dove ci si trova il sabato pomeriggio per l’après-montagne, dopo una bella doccia, in Birkenstock di ordinanza (di cui abbiamo già parlato) e con quel filo di abbronzatura che fa tanto benessere dell’uomo di montagna e da solo basta a fargli pensare che una birretta fresca se l’è proprio meritata.
Tuttavia, in un caso come nell’altro, la sola attenzione alla misura del dislivello altimetrico preclude agli uni e agli altri la conoscenza di “altri dislivelli” su cui vorremmo spostare adesso la nostra attenzione. Dislivelli è infatti anche il nome di un’associazione nata nel 2009 in seno all’Università di Torino su iniziativa di un gruppo formato da docenti universitari, ricercatori, giornalisti e scrittori tenuti insieme dal tratto comune di una solida competenza sui temi della montagna e delle Alpi in particolare. Nomi come Enrico Camanni, Giuseppe Dematteis, Filippo Barbera dicono tanto a chi, da tempi non sospetti, frequenta la montagna e la sua cultura non per soli fini atletici o di semplice autocompiacimento. Il valore dell’attività di studio e ricerca su passato, presente e, soprattutto, futuro delle terre alte, è ciò che caratterizza e distingue l’operato di questa associazione, che in oltre 15 anni di attività ha saputo misurarsi su un grande numero di sentieri, coprendo e facendo comprendere parecchi dislivelli. Un lavoro di costante studio, analisi e monitoraggio dell’ambiente montagna, per segnalare agli addetti ai lavori e a chiunque abbia interesse, le buone pratiche da cui trarre ispirazione, mettendo in guardia sulla velenosità di certe scelte politico-amministrative che compromettono il futuro della montagna e di chi ci abita.
Come bravi meteorologi, i ricercatori di Dislivelli, attraverso un resiliente sito internet 1.0, hanno saputo in questi anni prevedere, con lucida precisione, fenomeni socioeconomici burrascosi che stanno all’origine di certe emergenze oggi sotto gli occhi di tutti, a partire dallo spopolamento dovuto alla mancanza di servizi e di politiche lungimiranti a favore delle comunità montane, accompagnato dal degradante paradosso dell’overtourism, che fra i tanti effetti negativi ha proprio quello dell’espulsione della popolazione locale non implicata nel business turistico, ormai incapace di far fronte all’insostenibile aumento del costo della vita. Un’attività di analisi critica che non scade mai nella polemica, preferendo segnalare invece buone pratiche e utili prospettive nate da azioni in controtendenza, come la ripresa di certe micro-attività rurali per mano di giovani originari in ritorno da deludenti esperienze urbane, piuttosto che nuove forme di cooperazione virtuosa che ridanno vita a filiere produttive ad alto valore aggiunto, ormai date per defunte dai soliti capoccia del progresso senza limiti.
Salite e discese, abbandono e resistenza: seppur certi tratti di esperienza curiosamente si sovrappongano, è difficile trovare qualcosa in comune fra i dislivelli degli eroi del sabato pomeriggio in scarpette da montagna sempre più ginniche e i ricercatori dell’associazione piemontese. Infatti, a parte il nome, non c’è nulla che tenga insieme questi due gruppi… Ma viene tuttavia da lasciarsi andare a questo anomalo parallelismo per riflettere sul fatto che da una parte c’è chi i dislivelli della montagna li studia e li mette al centro rispetto a una prospettiva di sviluppo consapevole a beneficio dell’ambiente impervio e delle sue comunità, mentre dall’altra i dislivelli che separano il fondovalle dalle alte quote sono sempre più spesso percorsi da un popolo sordo e cieco rispetto al futuro di un ambiente conosciuto solo in quanto calcolo reso dall’ennesima applicazione. Il lavoro dei primi, spesso inascoltato o sottovalutato rispetto alla sua reale portata, rappresenta una speranza per chi immagina il proprio vivere in montagna in condizioni dignitose, mentre il passatempo dei secondi finisce per diventare il paradigma dominante della nostra discutibile epoca, celebrato come la più accattivante prospettiva per superare con infantile orgoglio il prossimo week-end.
Dislivelli è partner di Sherpa. Per chi vuole approfondire la conoscenza dell’Associazione Dislivelli
www.dislivelli.eu
*Lafuori. Una pagina pubblicitaria in meno, uno spunto di riflessione in più. Lafuori non è un nuovo brand outdoor fondato da due giovani mountain runners appassionati di climbing. Non è l’account Instagram di un influencer. Non è nemmeno il nome di una falesia segreta di un’isola sconosciuta del Mediterraneo o di un hotspot di Hokkaido dove cade la neve più polverosa del mondo. Lafuori è il titolo del contro editoriale di Outdoor Magazine. Un racconto libero e disincantato dell’outdoor scritto sotto mentite spoglie
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Il futuro della montagna? Non è necessario vivere in montagna, soprattutto se per vivere gli indigeni hanno bisogno dei turisti. Peraltro neppure gli alpinisti vivono in montagna, ma si trovano perlopiù in città, a Torino e Milano oppure a Roma.