Il consumo di suolo cresce

Il rapporto Ispra, mentre la legge per la difesa del suolo è ferma da 10 anni. L’impermeabilizzazione del terreno aggrava la crisi climatica e ci costa 8 miliardi l’anno.

Il consumo di suolo cresce
(cemento e asfalto mangiano 19 ettari d’Italia al giorno)
di Antonio Cianciullo
(pubblicato su huffingtonpost.it il 26 luglio 2027)

Come avevamo detto? Consumo di suolo zero non è stato uno degli slogan più gettonati della legislatura che si sta concludendo? Sì, ma era una burla. A riportarci con i piedi per terra (una terra sempre più cementificata) è il rapporto Ispra sul consumo di suolo. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale certifica il divorzio tra parole e fatti.

“Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un solo anno”, scrive Ispra. “Il cemento ricopre ormai 21.500 chilometri quadrati di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato”.

Sono poche righe ma dense di contenuti. Ci dicono che la lunga notte del covid non ha portato consiglio. Segregati in ambienti spesso troppo angusti, abbiamo sentito emotivamente il bisogno di natura e razionalmente abbiamo appreso che le città più inquinate celavano una doppia insidia. L’aria sporca uccide direttamente circa 60mila persone all’anno in Italia e, durante la convivenza con il virus, ha offerto un contributo supplementare alla mortalità: l’indebolimento del sistema respiratorio causato dalla presenza oltre i limiti di legge di sostanze indesiderate ha dato una mano al covid.

La lezione della pandemia è stata chiara: servono città più vivibili e un sistema sanitario più efficiente e capillare. Poi, in questi ultimi mesi, è tornato a suonare anche il secondo campanello di richiamo: siccità e incendi (in alternanza alle alluvioni che devastano terreni sempre più secchi e aridi) scardinano la nostra sicurezza. Per tre ragioni incontrovertibili. La prima è che la crisi climatica accelera visto che ad ogni difficoltà si fanno tre passi indietro in direzione dei combustibili fossili causa del problema invece che due avanti verso la transizione ecologica soluzione del problema. La seconda è che la progressiva impermeabilizzazione del suolo (siamo a oltre il 7% del territorio, una percentuale molto superiore alla media europea) riduce la capacità di assorbimento di piogge gonfiate dal riscaldamento globale aggravando il costo di frane e alluvioni in termini di danni e di vittime. La terza ragione è che il consumo e l’inaridimento del suolo impoveriscono la capacità del terreno di trattenere il carbonio e quindi moltiplicano l’effetto serra.

In realtà un rimedio ci sarebbe: applicare il concetto dell’economia circolare al recupero del terreno. Cioè migliorare la qualità delle costruzioni e ridurre la superficie occupata in modo da ottenere vantaggi ambientali e occupazionali. Ristrutturare le aree più degradate ripulendole, rinaturalizzandole in parte. E in alcuni casi abbattendo case ammalorate per realizzare edifici di alta qualità ambientale e sanitaria sfruttando l’altezza in modo da lasciar libero più suolo. Ispra però ci dice che stiamo andando in direzione opposta: oltre il 70% del consumo di suolo “si concentra nelle aree cittadine cancellando proprio quei suoli candidati alla rigenerazione”.

Tra il 2006 e il 2021 l’Italia – continua Ispra – ha perso 1.153 chilometri quadrati di suolo naturale o seminaturale, con una media di 77 chilometri quadrati all’anno. La conseguente cancellazione di aree verdi, di biodiversità e di servizi ecosistemici ha provocato un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di euro l’anno.

Un disastro agevolato dal ritardo della politica. La legge contro il consumo di suolo è stata evocata in Parlamento per 10 anni e mai approvata. Il risultato è che nel 2012 il consumo di suolo per abitante era pari a 349 metri quadrati di suolo, oggi siamo a 363 metri quadrati pro capite (un aumento di 5,46 metri quadrati rispetto al 2019).

Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Lombardia (con 883 ettari in più), Veneto (+684 ettari), Emilia-Romagna (+658), Piemonte (+630) e Puglia (+499). Tra i Comuni, Roma è in testa alla classifica del consumo di suolo: 95 ettari in 12 mesi.

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1 Comment

  1. says: Gigi

    Non c’e legge che tenga , si continua a fare varianti ai piani regolatori che i vari “governatori” dei comuni presentano in regione ove il peso politico conta di più del buonsenso e così con una manciata di Euro si compera la cubatura quasi ovunque . Esisteva una legge che poneva il divieto di costruire entro i 500 mt dal battere dell’onda ora si costruisce sullo stesso . Se poi prendiamo l’esempio dal “governatore” del Coni che dice che la pista Bob di Cortina si farà comunque , nota che è apparsa ieri , non resta che ritirarsi a vita d’eremita sempre che le grotte non facciano cubatura

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