Il dolce far niente

di Chiara Baù
(pubblicato su imperialecowatch.com il 30  Maggio 2021)

Il bagno di sole delle marmotte
Si vive più a lungo, ma manca sempre il tempo di vivere, affannati in una corsa senza sosta.

Primavera. Giornata piuttosto fredda, la natura è immobile in attesa che il tepore del sole scaldi i prati accarezzati dalla brina. Un cucciolo di marmotta (Marmota marmota), un po’ intorpidito, spunta dalla tana dopo mesi di letargo. Uno sguardo un po’ perso nel vuoto, come per contemplare la natura attorno, godendo di quei tiepidi raggi di sole che tanto gli sono mancati durante il lungo, profondo letargo.

Marmotta

Guardingo, dopo aver scrutato intorno, si distende sul terreno, come un tappeto di pelo. Non ci sono aquile in vista il che gli consente di godersi una meritata tranquillità. L’attività giornaliera inizia con la sosta sul terrazzino, un piccolo spiazzo di terra all’uscita dalla tana, comodo per potersi sdraiare. Possono trascorrere anche 30-40 minuti prima che la marmotta decida di allontanarsi.

Che fretta c’è? Assume la cosiddetta presa di sole o stazionamento, distesa al sole in completo relax, una sistemazione che ben si armonizza con la sua indole pigra. La postura identificata con la presa di sole è cosiddetta “spanciata”: l’animale aderisce con tutto il corpo, le zampe anteriori e posteriori divaricate, in modo da assaporare al massimo il piacere di riscaldarsi al sole. Grazie alla flessibilità della colonna vertebrale la marmotta riesce ad appiattirsi completamente anche sopra un masso, mantenendo le zampe distese e la testa aderente al substrato, il che permette di regolare la quantità di calore ricevuto. La osservo mentre tento di immortalarla con un click, poi mi sdraio sul prato, seguendo il suo esempio, godendomi quei timidi raggi di sole, sonnecchiando. La visione antropocentrica che considera lo star fermi e immobili una perdita di tempo si allontana sempre più dai miei pensieri.

Il leone marino, campione di felicità e relax
Qualche anno fa ho visitato le Isole Galapagos per impegni di lavoro. A quella latitudine l’intensità dei raggi solari è molto forte considerata la prossimità all’equatore, avviene così che i leoni marini (Zalophus wollebaeki) per evitare le scottature solari adottino uno specifico escamotage naturale; usciti dall’acqua si rotolano sulla sabbia e se ne ricoprono completamente così da proteggere con la massa di granelli la ruvida pelle. Quindi si sdraiano al sole per ore intere.

Il riposo del leone marino. Foto: Chiara Baù.

Il leone marino è senza dubbio l’animale che più esprime nel suo dolce far niente una sensazione di totale soddisfazione e relax. Una sensazione che ha una vera e propria spiegazione chimica, imputabile al triptofano, un amminoacido più comunemente noto come molecola della felicità che il corpo umano non riesce a sintetizzare da solo, e che serve a produrre serotonina e a rendere l’uomo felice dopo scorpacciate di cioccolato, imprese sportive, o assunzione di antidepressivi. Il leone marino non ha bisogno di tutto questo, la natura ha fatto sì che la più alta concentrazione di triptofano sia presente proprio nei tessuti di questo animale. Ecco cosa esprime quell’espressione beata e rilassata. Ancora una volta la natura dimostra come sia inscindibile il connubio tra felicità e riposo.

L’ingegnosa lentezza del bradipo
Durante un soggiorno in Amazzonia, ricordo l’incontro con un bradipo (Bradypus tridactylus), un soggetto estremamente facile da fotografare, vista la sua proverbiale lentezza. Un animale ingiustamente identificato per riconoscere persone lente e inefficienti. Eppure il bradipo esiste da sessantaquattro milioni di anni e non è il caso di giudicarlo con sufficienza. La sua proverbiale lentezza ha una precisa funzione. Il metabolismo e i movimenti estremamente compassati dei bradipi hanno uno scopo specifico e sono finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo primario di tutti gli esseri viventi, la sopravvivenza. Quanto c’è da imparare da mister bradipo.

Bradipo

Mi chiedo quale sia la strategia vincente nell’uomo per sopravvivere: un’esistenza multitasking e superattivista, ma a che scopo? Considerato che i bradipi hanno fatto la loro comparsa milioni di anni fa, si può supporre che la loro sia una strategia vincente. Dormono circa otto-dieci ore, il tempo restante si muovono e si spostano, ma molto lentamente e mantenendo lo stesso ritmo. Questo movimento rallentato consente ai bradipi un ridotto dispendio energetico; anche altri animali, come rane e serpenti, usano una strategia simile che risulta invece unica tra i mammiferi omeotermi, cioè a sangue caldo.

I bradipi riescono a controllare le perdite di calore e a termoregolarsi grazie ad aggiustamenti comportamentali e postulari, bruciando pochissima energia. La loro dieta, composta in prevalenza da foglie, fornisce un bassissimo apporto calorico, per cui una scarsa assunzione di calorie si bilancia con dispendi energetici ridotti al minimo. Non solo. Il lento metabolismo impedisce ai bradipi di muoversi con rapidità e in caso di attacco da parte di un predatore, di fuggire. Il mimetismo dei bradipi è dato dalle alghe che crescono sul loro mantello proprio grazie al lento ritmo del movimento. La strategia difensiva è quindi data dai peculiari riflessi verdi delle alghe, che  rendono questi animali quasi invisibili nel folto delle foreste pluviali del Centro e Sudamerica. 

Lo sguardo del bradipo mi ricorda quello ingenuo e curioso della marmotta. Lo stesso per l’orso in riva all’oceano.

L’orso che contempla il tramonto
Alaska, qualche tempo fa. Camminando all’ora del tramonto lungo una spiaggia solitaria, scorgo in lontananza un orso immobile, lo sguardo fisso sull’orizzonte, apparentemente estraniato dal mondo.Non si accorge della mia presenza, in uno stato contemplativo tale da non permettere a nessuno di interrompere un momento prezioso di totale immobilità mentre ammira le ultime luci del tramonto.

Negli atteggiamenti dell’orso come di altri animali sembra di percepire la capacità di cogliere l’impalpabile, effimera se pur concreta presenza di un mondo pieno di sfumature, particelle di un’essenza naturale non facile da captare. Sembra che perdano tempo, ma in realtà ne hanno una percezione molto più profonda rispetto agli esseri umani. Sanno esattamente quando è il momento di nutrirsi, quando il momento di riposare. Non perdono tempo neanche quando rimangono immobili per ore a godere il calore del sole o semplicemente a riposare. Metodo e pazienza li caratterizzano in quanto a capacità di fermarsi ad ammirare.

Si ricerca sempre un significato nell’occupazione del tempo, senza renderci conto che stare ad ascoltare, a contemplare, è spesso più produttivo di qualsiasi altra attività. Certo gli animali non devono pagare la rata dell’affitto, le bollette, o attivarsi in una frenetica quotidianità lavorativa, ma seguire il loro esempio, ossia semplicemente fermarsi e osservare ciò che ci circonda, può portare alla scoperta di particolari che altrimenti si perdono, al ritrovamento di una nuova sorta di privacy. Valori che spesso l’uomo ha dimenticato, impegnato a dare in pasto ai social ogni evento della giornata, piuttosto che vivere spazi di solitudine. Nel comportamento di immobilità gli animali portano a far riscoprire un antico stato di riservatezza.

Sia che si dedichi tempo a carpire il calore del sole, ad osservare un tramonto o semplicemente a riposare, la natura invita a fermarsi e a cogliere l’attimo evanescente che può regalarci serenità o rilassamento più di qualsiasi iperattività. Purtroppo è questa che pervade il mondo di oggi senza darci il tempo di prestare attenzione a tanti particolari capaci di arricchire i nostri pensieri, magari mentre ci stendiamo al sole per assaporare il calore sulla pelle.

Il riposo dell’orso

L’orso ad esempio, quando ha pescato il salmone che soddisfa il suo fabbisogno giornaliero, si riposa. Si appaga del bottino. Potrebbe fare di più certamente, ma questo significherebbe impiegare tempo ed energie per un surplus non indispensabile. La vera performance non sta nel produrre il più possibile, ma lo stretto necessario, riservando le restanti forze ad attività di cui spesso si scorda l’esistenza.

La mancanza di desiderio
Gli animali non hanno allungato l’aspettativa di vita come l’uomo eppure insegnano molto più di un qualsiasi terapista. Uno stile di vita quello dell’uomo che promuove efficienza, redditività, razionalità economica. La compressione del tempo è il motivo dell’alienazione dalla nostra realtà, che inibisce ulteriormente le sensazioni che ci fanno captare e ammirare lo scorrere del tempo durante la giornata. Accumulazione sfrenata di occupazioni. Frenesia per consumo e consumazione di tempo, lavoro e denaro. Ciò che tiene in piedi l’economia è in effetti il consumo di massa e la conseguente iperattività. Oggi un nuovo capo d’abbigliamento viene indossato in media solo sei volte, poi viene gettato. L’insoddisfazione dei desideri consumistici va accelerando.

Bisogna risalire nel tempo per comprendere quando questo processo di incontentabile bramosia abbia avuto inizio, imputandone probabilmente l’origine a circa 300 anni fa quando gli Europei iniziarono a colonizzare i paesi extra-europei arrivando ad odiare le popolazioni indigene di colore, in Asia o in Africa,  che vivevano contente di quello che avevano.

In America ciò che più irritava i coloni era proprio quel senso di contentezza dei nativi che non desideravano ciò che i bianchi bramavano, non solo ma da parte dei coloni era continuo il tentativo di stimolare e accrescere a tutti i costi i desideri dei nativi.

Oggi chiamiamo sviluppo un sistema che spinge a desiderare sempre più cose, e non a desiderare momenti semplici di vita, come la contemplazione di un’alba, di un tramonto nelle sue fasi luminose, l’ascolto dello sciabordio delle onde in riva al mare o del fruscio del rivolo tra le sponde coperte di neve.

Perché non imparare anche dal granchio che rientra nella buca scavata nella sabbia prima che la marea lo sommerga, evitando brutti incontri con i predatori: sì perché il granchio sa con esattezza qual è il momento opportuno per abbandonare le scorribande sulla spiaggia avendo una concezione del tempo che sfida quella del più esperto organizzatore di eventi. Come i ricci di mare che liberano in acqua, nello stesso momento, uova e spermatozoi per facilitare la fecondazione, indipendentemente dai fattori ambientali. Il loro orologio interno è molto preciso e consente di sincronizzare la liberazione delle uova e dello sperma per massimizzare le possibilità di fecondazione. Pochi minuti di sfasamento rischierebbero di vanificare lo sforzo riproduttivo, perché gli spermatozoi potrebbero disperdersi in mare prima che le uova siano pronte ad accoglierli.

Questa perfezione nelle tempistiche della natura deriva da una conoscenza e un valore del tempo, che solo gli animali possiedono. Mentre l’uomo si attiva con corsi di yoga, meditazione, personal wedding, personal trainer, personal stylist, personal shopper, nutrizionisti, incapace ormai di agire da solo, schiavo di qualcosa o qualcuno. Occupare il tempo facendo ricorso ad altri per attività che si possono fare da soli, è la nuova schiavitù di oggi, una nuova ansiosa ossessione.

Proprio recentemente mi ha stupito l’organizzazione di corsi di “Forest bathing”, ovvero immersioni nella foresta. L’uomo è nato nella foresta, nella foresta ha imparato a vivere. E ora nel 2021 si trova a frequentare corsi su come respirare e trarre benessere nei boschi. Decrescita o riscoperta? Solo fermandosi ci si può rendere conto che il bosco è un’orchestra meravigliosa.

Le rane si alternano con le cicale ed è sufficiente che una nuvola copra il sole per qualche attimo e la musica cambia. Purtroppo con lo sguardo costantemente fisso su quegli irrinunciabili telefonini, si finisce col pagare qualcuno per imparare ad ascoltare la foresta e le sue voci.

Con l’iperoperosità si perde la curiosità, l’esercizio di un’attitudine a guardare con consapevolezza e attenzione quello che accade intorno, che sia il misterioso silenzio della notte o il ronzio operoso di un’ape.

Con queste riflessioni il pensiero mi riporta al momento di condivisione vissuto a suo tempo con un orso che, terminato di pescare i salmoni, si adagia nell’acqua, riposandosi e lasciandosi massaggiare piacevolmente dalla corrente del torrente. Distante pochi metri è la mia tenda e un’amaca tesa fra due alberi.

Il riposo di Chiara. Foto: Chiara Baù.

Mi fermo nella mia insaziabile voglia di fotografarlo, poi mi allungo sull’amaca e insieme a lui mi riposo. La natura e le sue leggi insegnano una diversa concezione di profitto. Sembra non stia accadendo nulla, invece si possono cogliere un mare di occasioni, non ultima quella di godere del silenzio insieme alla natura. Farsi distrarre dal dolce far niente aiuta ad affinare i sensi, cogliere mille sfumature come l’orso che ammira il tramonto, come il leone marino o la marmotta che si godono la pienezza del calore del sole, il tutto in un mix di geniale lentezza come quella del bradipo della foresta.

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3 Comments

  1. says: Alberto Benassi

    sempre bello leggerti e quanta verità nelle tue parole.

    Ma ti sei dimenticata del gatto. Il mio è un campione nell’arte dell’essenziale e del rilassarsi .

  2. says: Carlo Crovella

    MI piacerebbe rinascere leone marino. Starmene con gli occhi socchiusi per giornate intere. In effetti adoro i gatti (i felini in generale), mentre non mi appassionano i cani, proprio perché sono normalmente ipercinetici. Credo per una specie di complesso di sudditanza verso gli essere umani: devono farsi apprezzare dai loro “padroni” che, da bravi umani, sono in genere iperattivi e quindi i cani puntano a imitarli.

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