Nel Bellunese, il boom estivo dei rifugi

Rifugi, nel Bellunese un’estate da tutto esaurito: «Si va verso le 200mila presenze». Incrementi del 30% nelle strutture più decentrate. Sulle Alte Vie il 15% delle richieste è inevaso.

Nel Bellunese, il boom estivo dei rifugi
di Francesco Dal Mas
(pubblicato su Corriere delle Alpi)

È tempo di bilanci per i rifugi alpini. E sono tutti positivi. «Quest’anno al rifugio Galassi, gestito dal CAI di Mestre, abbiamo avuto un incremento della presenza degli ospiti almeno del 30% rispetto all’anno scorso e a quelli precedenti», ammette Marco Tramontini, 26 anni appena e già presidente del CAI di Mestre, il club che, grazie ai volontari gestisce il rifugio ai piedi dell’Antelao. «Non è un’eccezione», puntualizza subito Francesco Abbruscato, presidente regionale del Club alpino italiano. «Tante nostre attività hanno raggiunto questo risultato, grazie in particolare agli stranieri che hanno garantito le presenze anche nel mese di luglio».

Sono una settantina i rifugi della montagna bellunese, con possibilità di pernottamento: i due terzi sono del CAI. Mario Fiorentini, che per lunghi anni è stato al vertice di Agrav, l’associazione che raggruppa i gestori, e conduce il rifugio Città di Fiume, calcola che le presenze possano essere state non meno di 150mila, ma più vicine alle 180mila. Nel corso di una stagione che si sviluppa in 90 giorni, seppur con qualche anticipo e qualche posticipo. «I calcoli li potremo fare solo più avanti, quando tutti i rifugi avranno concluso l’attività, perché ce ne sono ancora di aperti», mette le mani avanti. «Ipotizzo queste cifre senza tener conto degli incrementi di quest’estate, perché vanno fatte delle puntualizzazioni».

Una veduta del rifugio Galassi, ai piedi dell’Antelao

Ed ecco che interviene Omar Canzan, attuale presidente di Agrav e gestore del rifugio Aquileia, in Val Fiorentina. «Ci fanno piacere incrementi notevoli come quelli del Galassi, perché si tratta di rifugi esterni agli itinerari che rischiano l’overtourism. Io, per esempio, ho avuto un incremento del 15%, ma ho esaurito così tutta la mia disponibilità».

Canzan spiega, infatti, che i rifugi lungo le Alte Vie nr. 1 e nr. 2 – la prima parte da Braies e approda a Belluno, la seconda da Bressanone e arriva a Feltre – già da qualche anno vanno in esaurimento di posti letto, tanto che gli stessi stranieri prenotano con un anno, anche due di anticipo. «Noi, come Città di Fiume, ai piedi del Pelmo, dobbiamo addirittura rinunciare a un 10-15% di prenotazioni proprio perché raggiungiamo la copertura della disponibilità prima ancora che inizi la stagione, quindi», riflette Fiorentini, «in questi rifugi delle Alte Vie gli incrementi sono stati contenuti».

Non è escluso, a seguito di questi ragionamenti, che a fine stagione si possa perfino toccare quota 200mila presenze. «Sì, perché», incrocia le dita Abbruscato, «sono stati in forte aumento gli escursionisti stranieri. Arrivano anche con il tempo incerto. Molti di loro vengono sulle Dolomiti per percorrere le Alte Vie, ne sono affascinati. Come dargli torto, puoi camminare per giorni e giorni scavalcando le montagne più belle del mondo. E ovviamente l’accoglienza nei rifugi è di primordine. Poche, fortunatamente, le lamentele. Anche se nella stragrande maggioranza dei casi arrivano da chi non sa distinguere un rifugio da un albergo, e non si rende conto di cosa significa gestire una struttura di accoglienza lontano dai centri abitati, senza un collegamento alla linea elettrica, o all’acquedotto o alle fognature comunali».

Dopo tante note positive, una negativa: «I tanti soccorsi. Molti i gestori che sono stati, loro malgrado, testimoni di una estate impegnativa per il Soccorso Alpino. Purtroppo, con l’aumento esponenziale delle presenze sono aumentati anche gli escursionisti impreparati. Molti camminano senza l’adeguato abbigliamento o attrezzature. E senza la necessaria preparazione».

Ma l’incremento di arrivi e presenze nei rifugi impropriamente detti “marginali” ha un significato rassicurante per il futuro. «Se prima la presenza era costante solo nei fine settimana, ora lo è anche nei giorni infrasettimanali», ammette Tramontini. «Questo significa che chi va in montagna fa scelte consapevoli. Evita, per esempio, i percorsi da overtourism. Anche qui al Galassi ci sono i primi sintomi, ma siamo ancora lontani dalle situazioni di altri posti, vuoi perché il rifugio è fuori dai giri turistici classici, vuoi perché non ha spopolato sui social». E come il Galassi, almeno la metà dei rifugi della montagna bellunese.

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1 Comments

  1. says: Carlo Crovella

    Trovo discutibile l’assioma di fondo, ovvero che l’aumento indiscriminato (e spesso percentualmente rilevante: viene citato un +30% sull’anno precedente!) delle presenze nei rifugi sia un elemento “positivo”. Lo è per il risultato economico della gestione, non ci piove. Ma che lo sia per la montagna e soprattutto per gli “altri” frequentatori, non credo proprio. All’interno di tali aumenti indiscriminati, la parte maggiore la fanno i cosiddetti “cannibali” per cui il fenomeno è un male per le montagne e non un bene. anche quando si afferma che l’aumento riguarda rifugi finora estranei all’overtourism, si mette il dito sulla piaga: significa che l’overtourism si sta espandendo. Equ8iesto NON è un elemento positivo.

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