In estate fino a 17mila persone al giorno. Il Lago di Braies è una meta gettonatissima che vanta numeri da Disneyland. Molti rimpiangono la quiete, altri si godono i visitatori che vengono da tutto il mondo.
Il lago dei selfie
di Andrea Pasqualetto
(pubblicato su corriere.it il 27 agosto 2023)
C’è un gruppo di arabe che arrivano dal deserto di Abu Dhabi con velo e scarpe da tennis; ci sono due coppie di cinesi vestiti da sposi con un paio di troupe al seguito; ci sono tre brasiliane partite questa mattina da Venezia, dove torneranno in serata.
E poi loro, le ragazze di Instagram, Chiara, Sara, Paola…: si fanno fotografare tutte allo stesso modo, salgono sulla barchetta a remi, si siedono a prua, di spalle, posa graffiante, sullo sfondo le acque turchesi e l’incanto delle cime a picco sul lago. Poi controllano l’immagine e, se va bene, risalgono a riva. È il popolo dei selfie che ha fatto di Braies una delle capitali mondiali di questo turismo.
«Fluch und segen», benedizione e maledizione, dicono da queste parti. Benedetto perché porta fama e turismo, maledetto perché toglie quiete a un angolo di paradiso terrestre incastonato fra le Dolomiti altoatesine. Popolo giovane, sorridente, leggero che si affaccia sulle sponde armato di telefonino e poche altre cose. Mille, diecimila, centomila scatti. Un diluvio di istantanee in rete e un fiume di turisti al lago, preso letteralmente d’assalto. Così, almeno, fino allo scorso anno: oltre un milione di presenze durante la stagione estiva e una media giornaliera di 10 mila con punte di 17 mila.
Come Disneyland
Quest’anno, il calo: -40%, con circa 6 mila turisti al giorno. Non che il lago sia deserto, sia chiaro, ma i parcheggi stentano a riempirsi e non c’è più la ressa che aveva addirittura indotto l’amministrazione a dirigere il traffico pedonale intorno allo specchio d’acqua in un solo senso di marcia, antiorario, per evitare gomitate, blocchi, lamenti.
La flessione non preoccupa affatto. Anzi, è stata salutata dal sindaco di Braies, Friedrich Mittermair, 70 insospettabili anni e piglio deutsche, con un gran sorriso e una bottiglia di buon Lagrein: «Abbiamo ritrovato l’ordine e la pace che avevamo perduto. La valle era diventata Disneyland con macchine parcheggiate ovunque, anche sui prati, ressa, rumore, inquinamento, immondizia».
Mittermair è per il turismo lento, amante della montagna, della natura, della quiete e che lasci anche qualche denaro in valle. «Abbiamo combattuto contro la confusione che si era venuta a creare e ora siamo tornati a flussi sostenibili alzando la qualità della vita di tutti».
Dice di aver recuperato un po’ l’anima di questa terra. Come ha fatto? Semplice: ha messo una sbarra all’inizio della valle, ha imposto un biglietto d’ingresso dalle 9.30 alle 16 e nell’ultimo anno ha raddoppiato i prezzi portandoli a 40 euro, 20 per il parcheggio e 20 di voucher da utilizzare in ristoranti e negozi. «Ho pensato che pochi pagano 40 euro per farsi un selfie».
Questione di quiete
La mossa del sindaco ha spiazzato diversi albergatori, scatenando un’inedita guerra fra queste montagne, dove vivono 650 residenti, molti dei quali titolari di hotel, agriturismi e ristoratori.
«Io ho perso il 50% dei clienti rispetto allo scorso anno e il 70% sul 2019, questo sistema ci porta al fallimento», si scalda Josef Ploner dello speckstube Eggerhof a un paio di chilometri dal lago.
Ploner, faccia rubizza e grinta montanara, ha fatto ricorso al Tar. Lo ha perso ma non molla: «Questo non è mercato libero, la gente non può entrare in valle, anzi, viene presa in giro perché acquista un voucher per una struttura pensando che sia vicino al lago e magari è a due ore di cammino. Almeno facessero un sistema flessibile, cioè chiudi solo quando i parcheggi sono pieni. Il fatto è che con questo sindaco non si può parlare», scuote la testa.
Per lui e per una trentina di altri valligiani pare sia una questione di sopravvivenza. In testa al drappello c’è Jurgen Santer, che a Braies ha un agriturismo: «Invece di essere orgogliosi dei turisti su cui abbiamo investito, li respingiamo. Bisogna solo saperli governare».
Mittermair non ci sta: «Io difendo la nostra cultura, la bellezza, il silenzio… gli scarponi». E mentre lo dice, sul pontile della palafitta dove si noleggiano le barchette un cinesino con i mocassini gialli punta l’iphone su se stesso. E ti fa vedere che prima del selfie sul lago ha fatto quello del ponte di Rialto a Venezia: «Domani Firenze».
Dietro di lui, in coda, c’è un gruppo di ragazzi arabi. Vengono dagli Emirati, alloggiano in val Gardena e domani partono per la Svizzera. Come avete saputo di Braies? Una ragazza ci mostra l’iphone dove il lago compare nella classifica dei dieci posti più belli da visitare, secondo quel sito emiratino.
Da tutto il mondo
«Quest’anno abbiamo il 40% di arabi e 40% di italiani che fino all’anno scorso erano la maggioranza. E poi tanti cinesi, giapponesi e coreani. Molti fanno in giornata Tre Cime e Braies», racconta Daniel di «The boat house», un ragazzino col sorriso monello che aiuta i turisti a salire e scendere.
Il suo titolare è Bruno Heiss, imprenditore molto attivo intorno al lago (la sorella Karoline è proprietaria dell’unico grande albergo sulla riva): «Qui il problema era la massa, che allontanava anche i turisti storici. Ti do due dati del 2019: 650 residenti contro 15 mila turisti giornalieri, 350 auto dei paesani contro 7 mila. Insostenibile». Lui è per implementare l’attuale sistema: «Giù ci vorrebbe una stazione ferroviaria e un centro di benvenuto».
Progetti, idee, studi. Il lago da fiaba deve fare i conti con Instagram e i suoi seguaci che arrivano da mezzo mondo. Come documenta l’entusiasta dirigente dell’ufficio del Turismo, Silke Stabinger, che ci porge la statistiche: dal 6 giugno gli accessi al sito di Braies sono partiti da 99 diversi Paesi. «Il modello va perfezionato ma siamo sulla strada giusta».
Intanto il lago, ordinatamente, si affolla. «Siamo brasiliane, di San Paolo, io però lavoro al park di piazzale Roma a Venezia, spesso i clienti prendono la macchina per venire qui e così mi è venuta l’idea. Andiamo e torniamo in giornata», sorride Greice, in posa con Ana Paula e Sabrina.
Non mancano gli italiani. In fondo tutto era partito da loro dodici anni fa. Quando Terence Hill, nel ruolo di comandante della Forestale, rendeva celebre questo luogo con la serie televisiva Un passo dal cielo, che si è chiusa nel 2018. È stato un boom, naturalmente. Nel frattempo si sono messi in moto i social, gli attori, gli influencer. Emilia Clarke del Trono di spade, Chiara Ferragni, Fedez, HeyMoritz che in Germania vola con due milioni di follower.
Insomma, un’esplosione di fama che ha fatto vacillare gli antichi equilibri di questa valle. Mittermair ha messo una sbarra, ma i trenta guidati da Santer non la vogliono, non così almeno, e Ploner annuncia ricorso alla Corte europea per le libertà negate ai turisti. Sulle sponde del lago di Braies, dietro le quinte della quiete ritrovata, il clima si è fatto incandescente.
Il commento
di Carlo Crovella
Interessante esperimento quello varato per controllare l’accesso al Lago di Braies. Interessante per due motivi: 1) fra i montanari, chi ragiona solo in termini commerciali non riesce a capire la ratio del turismo “lento”: sono i peggiori nemici della montagna; 2) il futuro non potrà che svilupparsi attraverso meccanismi di contingentamento degli accessi: in questo caso un pedaggio di 40 euro, che “fa selezione” (certo una selezione ingiusta, prettamente economica, ma in ogni caso fa selezione), in altri casi si tratterà di numeri chiusi, prenotazione obbligatoria, autorizzazione preventiva, fino ad arrivare a divieti che potranno essere assoluti o per certi giorni o per certi periodi. Quando questi meccanismi entrano in vigore, valgono per tutti, sia per i cacciatori di selfie che per gli alpinisti. Ci rimetteremo anche noi. Ecco perché dobbiamo attivarci, fin d’ora, per limitare il fenomeno dei cacciatori di selfie: per rendere meno probabili i divieti anche a carico nostro.


La selezione è fatta in base al denaro . Come tante altre cose nella vita. Per lo meno del selfie sul lago se ne può fare a meno. Questo tipo di selezione non educa il consumatore, non gli fa apprezzare maggiormente il luogo, gratifica solo il suo ego in quanto si sente più ricco di altri che non possono o non vogliono spendere soldi per fotografare un luogo reso famoso da serie TV, influencer di dubbia valenza etc.
Meglio scegliere laghi alpini più sperduti, magari a due o tre ore di cammino, incastonati tra monti poco battuti e fare foto da non divulgare troppo sui social.