Il Monviso è la montagna di tutta la mia vita

di Serpillo
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 17 agosto 2024)

Il 16 agosto 1864 Alessandra Boarelli e Cecilia Fillia compiono la prima ascesa femminile al Viso. L’impresa è stata ricordata nel progetto “Boarelli 150” nel 2014 con una serie eventi, mostra itinerante, articoli su quotidiani nazionali e locali, film, incontri nelle scuole, trekking, scalate, annullo filatelico e bollino sulle tessere del Club Alpino Italiano.

Fino a dieci anni fa nessuno conosceva il nome di Alessandra Boarelli: era una storia, una leggenda famigliare che ci tenevamo per noi – spiega Francesca Quagliotti Boarelli, pronipote della prima donna sul Monviso, 150 anni fa, nel 1864 con Cecilia FilliaOggi sono emozionata che mia bisnonna sia diventata un’icona”.

Bollino CAI 2014

Quest’anno si contano 160 candeline all’anniversario e sono qui a ricordare le gesta in un mondo ottocentesco di donne coraggiose che iniziano a dedicarsi all’alpinismo sfidando tabù e tradizioni sociali, non solo spinte dalla contemplazione romantica del sublime.

Nina, però, reclama la “vocazione d’alpinista solo in una sua annotazione del 25 luglio 1855 in cui racconta una gita a piedi al Mombracco. In tutte le altre lettere conservate dall’archivio di famiglia non compaiono riferimenti ad ascensioni preparative la salita al Viso.

Il quotidiano torinese L’opinione riporta la felice notizia:
“Salita al Monviso
Il giorno 16 del corrente agosto una comitiva composta della signora Alessandra Boarelli torinese, della damigella Cecilia Filia di Casteldelfino, del vicario di Casteldelfino e dell’avv. Meynardi, ai quali si aggiungevano in seguito altri due touristes, compiva felicemente la salita del Monviso. La signora Boarelli è quella stessa che l’anno scorso tentando quella difficile salita, dava il proprio nome alla Maita, che sta presso i laghi delle Forciolline.
Partendo da Casteldelfino il 15, i viaggiatori pernottavano attendati alla Maita Boarelli, ed il giorno seguente di buon mattino intraprendevano la salita del monte. Il tempo dianzi piovoso si rasserenò come per cortese riguardo al bel sesso che coraggiosamente s’avventurava per quelle rocce, per l’addietro riputate inaccessibili.
La comitiva toccava l’estrema vetta del monte verso mezzodì. Passata una seconda notte alla Maita, il 17 era di ritorno a Casteldelfino pel colle e la valle delle Giargiatte”.

Prima fotografia nota del Monviso realizzata nel 1863 da Luigi Alberto Vialardi, ritoccata e colorata a mano. Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino.

La cima del Monviso 3841 m, picco nevoso che spicca tra montagne più basse delle Alpi Cozie, è ben individuabile dalla Pianura Padana tant’è che, da ragazza, Alessandrina fissava quel triangolo magnetico così famigliare già durante le gite al Po con zie e cugini.

I primi ad esplorare e raggiungere la cima del Re di Pietra sono gli inglesi (agosto 1861 e luglio 1862), curiosi ed instancabili esploratori, finché anche tra i torinesi e i verzuolesi naturalisti ed intellettuali scoppia la passione di una cordata interamente italiana che calpesta la vetta. Quale modo migliore per conquistare una punta in nome dell’Italia da poco unificata?

Il 12 agosto 1863 una comitiva formata dal ministro delle finanze del Regno d’Italia Quintino Sella, dal cavaliere Giacinto e il fratello di lui Paolo Ballada di Saint Robert, dal deputato calabrese Giovanni Barracco individua la via. Poi, consultando anche la relazione degli inglesi Mathews e Jacomb del 1861, compie la prima ascensione italiana. Insieme a loro ci sono le guide locali Raimondo Gertoux, Giuseppe Bouduin e Giovan Battista Abbà.

Il bobbiese Bartolomeo Peyrot, portatore locale che partecipa alla seconda salita del Re di Pietra nel 1862 accompagnando l’alpinista inglese Francis Fox Tuckett e le guide Michel Croz di Chamonix e Pierre Perrin di Zermatt, avrebbe dovuto essere presente ma rinuncia perché “traumatizzato” dall’esperienza dell’anno precedente.

Quintino Sella, dopo questa ascensione, probabilmente matura l’idea di creare un club alpinistico, già sorto a Londra e a Vienna per “creare la buona intesa fra gli alpinisti, sviluppare l’alpinismo e l’esplorazione della montagna nel mondo intero, la conoscenza più approfondita della montagna grazie alla letteratura, la scienza e le arti”.

Qui la lettera di Sella a Bartolomeo Gastaldi scritta poco dopo la prima salita italiana al Monviso del 15 agosto 1863. 

Circa dieci giorni prima del fausto evento, Alessandra Boarelli, insieme ad una comitiva di cui faceva anche parte Giacinto Ballada di Saint Robert, tenta la salita ma causa nebbia, neve ed esitazioni di Bartolomeo Peyrot, ingaggiato come guida, fallisce. La cordata raggiunge il pianoro chiamato localmente “maita”, che si trova accanto al laghetto delle Forciolline a 2835 metri, e poi da Quintino Sella intitolato maita Boarelli in suo onore.  Lì attualmente si trova l’omonimo bivacco.

Alessandra non si perde d’animo, e dopo un periodo di scoramento rinasce in lei la sicurezza di ritentare l’impresa l’anno successivo, e ci riesce.

L’ascensione, nel mondo alpinistico, genera vivaci reazioni attirando attenzione e pettegolezzi e La sentinella delle Alpi, quotidiano politico, amministrativo e letterario della provincia di Cuneo, scrive:
«Ora che è provato che perfin le donne raggiunsero quella punta culminante, che fino all’anno scorso si credette inaccessibile, chi sarà quel touriste che si perderà di coraggio all’atto della prova?».

Vi immaginate se le cose fossero andate diversamente e se la femmina Nina fosse riuscita a mettere il suo “piedino” per prima sulla cima? E se anche lei avesse partecipato alla fondazione, il 23 ottobre 1863, del Club Alpino di Torino, futuro Club Alpino Italiano? L’alpinismo italiano avrebbe avuto un’altra storia.

Ma chi era la nostra eroina?

Alessandra Boarelli. Foto: Archivio Famiglia Quagliotti, eredi Boarelli.

Alessandra (Nina per gli amici e Alessandrina in famiglia) nasce a Torino il 26 febbraio 1838 da Maria Benedetta Revelli e Felice Re. I Revelli sono famiglia di avvocati e notai mentre i Re nobili astigiani.

Il suo status le permette di studiare italiano e francese (seconda lingua madre con la quale scrive, come usanza del tempo, la sua corrispondenza quotidiana con amiche e famigliari), musica (suona il pianoforte), danza e aritmetica. E’ una donna determinata e colta che diventa ben presto responsabile e capace di prendere rilevanti decisioni. Conosce ben presto la sofferenza: da bimba perde prima la mamma e da giovinetta l’affettuoso papà.

Il matrimonio con Emilio Boarelli, nobile di Verzuolo e poi sindaco del paese, le ridona serenità e vita sociale soddisfacente, in più è un uomo collaborativo che la supporta in ogni sua decisione. Alternano la loro vita in città con la campagna, ottima per la villeggiatura, finché decidono di trasferirsi a Verzuolo.

Al momento della salita, Alessandrina ha 26 anni e sono già nate le sue due prime figlie: Isabella del 1857 e Luisa del 1862.

Nella lista completa delle vettovaglie e degli abiti preparati per la scalata, mi piace ricordare:
tra le vettovaglie: vino in quantità e Sciampagna, polli arrosto, cioccolato, zucchero, una borraccia di orzata;
tra gli abiti e gli accessori personali: una flanella da indossare a contatto con la pelle, calze di seta e calzerotti di lana, un vestito con la gonna morbida e con nastro al fondo in modo da regolarne la lunghezza, un ampio cappotto foderato di pelliccia per la notte, un cappello di pelo ed uno di paglia;
da non scordare: una boccetta d’acqua di colonia, specchio, spazzola, ventaglio, un taccuino con matita;
attrezzature: alpenstock, corda, coltello a serramanico, casseruole.

Dopo aver compiuto l’impresa sul Viso continua a dedicarsi alla vita familiare e ai figli. Muore a Verzuolo nel 1908.

Nella seconda metà dell’Ottocento, Nina e le altre precorritrici hanno iniziato a dedicarsi, in modo libero e consapevole, ai loro bisogni e ad avventurarsi in terreni infidi e scoprire altri mondi, lasciando da parte la cura della casa, del marito e dei figli.

Di alpinismo al femminile avevo già parlato qui:
https://gognablog.sherpa-gate.com/prima-femminile-alluja-di-ciamarella/
https://camoscibianchi.wordpress.com/2013/11/25/pareti-rosa/
https://camoscibianchi.wordpress.com/2015/09/28/meteora-alpina/
https://camoscibianchi.wordpress.com/2014/03/03/prime-esploratrici-in-gonnella-nelle-valli-di-lanzo/
https://camoscibianchi.wordpress.com/2013/11/14/la-distintissima-alpinista/

Materiale consultato:
Linda Cottino, Nina devi tornare al Viso, Fusta Editore 2019;
Sella e le origini del CAI.

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