
Con un contributo al PIL nazionale dell’1,3%, si conferma un attivatore di processi virtuosi. Lo rileva il “Rapporto Sport 2023” presentato dall’Istituto per il Credito Sportivo e da Sport e Salute
di Manuela Barbieri
Accendere un faro sul grande potenziale dell’industria sportiva, sia a livello economico che sociale: è questo l’obiettivo del “Rapporto Sport 2023”, presentato lo scorso 30 gennaio dall’Istituto per il Credito Sportivo e da Sport e Salute alla presenza del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Uno strumento a supporto delle politiche per lo sport che consolida la collaborazione fra due attori istituzionali di questo sistema che lavorano insieme per lo sviluppo dei territori e il benessere dei cittadini. Valori riconosciuti anche dalla Costituzione che dal 20 settembre 2023 riconosce, all’art. 33,
“il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.
Nell’evidenziare i punti di forza del mercato, l’indagine propone anche una riflessione sugli elementi di debolezza del sistema sportivo messi in luce dalla pandemia e dalla crisi energetica innescata dalla guerra tra Russia e Ucraina. La pubblicazione del “Rapporto Sport 2023” ha la finalità di offrire una rappresentazione dell’industria sportiva, dando evidenza della rilevanza economica del comparto e della sua capacità di generare benefici sociali addizionali e misurabili, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Secondo l’UNESCO, infatti, la pratica sportiva, l’educazione allo sport e gli eventi a esso connessi sono in grado di promuovere modelli comportamentali etici e sostenibili, in grado di innescare trasformazioni sociali positive.
QUANTO CONTRIBUISCE LO SPORT AL PIL NAZIONALE?
In Italia lo sport ha raggiunto una dimensione economica rilevante pari a circa 22 miliardi di euro, con un contributo al PIL nazionale dell’1,3%. Questo settore si conferma quindi una vera e propria industria “in movimento”, con un potente effetto leva in termini di ricadute economiche stimato in 2,2x (moltiplicatore dell’investimento), e anche un’incidenza significativa a livello occupazionale. Negli anni, nonostante i contraccolpi della pandemia, si è mantenuto infatti uno zoccolo duro di addetti che si aggira attorno alle 400 mila unità, grazie alla presenza di oltre 15 mila imprese private, circa 82 mila enti non profit e quasi 900 mila volontari. Gli enti non profit attivi nello sport sono quelli maggiormente impegnati nel sostegno alle persone con disabilità fisica, relazionale e psichica, a dimostrazione del ruolo dell’attività motoria come straordinario strumento di inclusione e aggregazione, sia per i giovani che per gli individui in condizioni di marginalità. L’84% del valore del mercato deriva dall’indotto attivato, a conferma della capacità moltiplicativa del business sportivo. Oltre 10 miliardi di euro di PIL dello sport è generato dalle attività strettamente legate a esso (come la produzione e la vendita di attrezzature e abbigliamento), mentre altri 8,4 miliardi da comparti connessi in senso lato (tra cui le trasmissioni televisive e il turismo). Il segmento “core” dell’industria che include la gestione impianti, i club sportivi, le palestre e altre attività (quali la promozione di eventi), contribuisce al valore aggiunto di settore per 3,4 miliardi di euro, di cui il 79% generato dalle imprese private, a fronte di una quota del 21% riconducibile alle amministrazioni pubbliche e alle istituzioni private senza fine di lucro.

INFRASTRUTTURE SPORTIVE: LE ZONE GRIGIE DI VULNERABILITÀ
L’industria sportiva, tuttavia, presenta molte zone grigie di vulnerabilità connesse:
- al divario territoriale sul fronte della pratica sportiva;
- allo stato delle infrastrutture, caratterizzate da significativi problemi di manutenzione e conservazione e da una disomogenea distribuzione tra aree geografiche;
- alla fragilità finanziaria delle gestioni.
Il 44% degli impianti è stato realizzato negli Anni ’70 e ’80 e quindi è in gran parte inefficiente in termini di sostenibilità economica e ambientale. L’8%, inoltre, non è funzionante, un dato che in alcune aree del Sud raggiunge addirittura il 20%. La pandemia e la successiva crisi energetica hanno avuto pesanti ripercussioni sull’equilibrio finanziario di molte strutture sportive, fortemente penalizzate dall’aumento delle bollette di elettricità e gas che, nei picchi massimi delle quotazioni, sono arrivate a incidere fino al 45% dei costi fissi totali. La sfida principale è rendere più efficiente e capillare la rete delle infrastrutture sportive, favorendo la transizione verde e digitale degli impianti e assegnando priorità di intervento al Mezzogiorno, dove è localizzato solo il 26% degli impianti nazionali (il 52% è al nord). Gli investimenti sportivi manifestano tutto il loro potenziale rigenerativo proprio nelle aree economicamente più svantaggiate, contraddistinte dal più alto deficit infrastrutturale e dal più basso indice di sportività.

CULTURA DELLO SPORT: LA SCUOLA IL TARGET PRIMARIO DI INTERVENTO
Riqualificare e potenziare il patrimonio edilizio sportivo significa migliorare la fruizione degli impianti e contestualmente combattere il tasso di sedentarietà: sono più di 38 milioni gli italiani che non praticano attività motoria e solo un quarto della popolazione svolge esercizio fisico in modo regolare. In Europa, il nostro Paese figura al 21° posto per quota di adulti che praticano sport nel tempo libero: solo il 27% della popolazione svolge esercizio fisico almeno una volta a settimana, rispetto a una media europea del 44%. In considerazione dell’alto tasso di sedentarietà – con un italiano su tre che non pratica nessuna attività fisica – risulta indispensabile l’attuazione, attraverso politiche multisettoriali in un’ottica sinergica tra pubblico e privato, di un’azione di sistema per la costruzione di una cultura dello sport. In quest’ottica, uno dei target primari di intervento è la scuola, attraverso programmi di educazione sportiva e piani di valorizzazione dell’edilizia scolastica. Un Paese in cui sei scuole su 10 sono prive di palestra nega ai giovani un’occasione importante di crescita personale, aumentando la propensione ad assumere stili di vita sedentari, con ripercussioni sulle future condizioni di salute, fisiche e mentali.
RIQUALIFICAZIONE DEGLI SPAZI URBANI: TRA PISTE CICLABILI E ISOLE DI SOCIALITÀ
Gli italiani sono meno attivi degli altri europei anche negli spostamenti urbani: solo il 16% usa la bicicletta per muoversi in città, a fronte di una media europea del 24% (in Danimarca si arriva quasi al 50% e nei Paesi Bassi la quota supera addirittura il 60%). Uno sviluppo urbano, che amplia le aree pedonabili, le piste ciclabili, le zone verdi e gli spazi pubblici attrezzati, è un driver strategico per incoraggiare l’adozione di stili di vita più salutari e attivi. Anche micro-interventi che restituiscono spazio agli sportivi sono in grado di produrre effetti molto rilevanti, con impatto sull’intera comunità. Dare nuova vita a spazi pubblici urbani attraverso lo sport significa rendere un’area o anche un intero quartiere più vivibile, creando isole di socialità a elevato potenziale di integrazione interculturale e intergenerazionale.
A questo link è disponibile il rapporto completo.

Più che ragionare sullo sport come contributore del PIL (risvolto cmq interessante), a me piace di più pensarlo come un tassello per una sana educazione adolescenziale. Se un ragazzo viene emotivamente coinvolto in un qualsiasi sport, dalla pallavolo al canottaggio, dal hockey al ciclismo, lo sport diventa un elemento di crescita personale, perché è un motore sano di ogni singola giornata, tiene lontani da cellulare/social e in più evita i rischi di finire in brutte compagnie e di cadere in tentazioni distorcenti. Purtroppo i limiti del bilancio pubblico lo impediscono, ma lo Stato dovrebbe investire pesantemente per rendere di fatto “obbligatorio” fare sport a tutti i ragazzi e ragazze fin dalle elementari/medie (intendo ben oltre l’ora di ginnastica nella palestra scolastica). L’allenamento, la regolarità, il porsi degli obiettivi, al di là dell’essere talentuosi o meno, aiuta a crescere in modo sano. Più sport per i ragazzi/e di oggi significa più cittadini maturi e consapevoli in futuro.