Il borgo ternano si propone come uno di centri estivi più interessanti per gli appassionati di birdwatching. In un contesto ricco di vestigia storiche.
Cosa significa vivere a Cesi (TR)?
(intervista ad Andrea di Bari)
a cura della Redazione di corriere.it
Cosa significa vivere a Cesi per un campione come te?
“Sono nato e vissuto a Roma e sono stato un atleta professionista fino al 1992. Dal 1988/89 ho cominciato a frequentare la Valnerina per i miei allenamenti su roccia facendo amicizia e fraternizzando con diversi ternani e nel tempo, la magia dell’Umbria che avevo raramente solo frequentato di passaggio, cominciò a svelarsi pian piano, fino a farmi prendere la decisione radicale di lasciare la capitale e trasferirmi definitivamente. Riguardo Cesi ho avuto il primo amore dal 1994 al 1997, vivendoci con la mia compagna fiorentina in pieno centro a via Angelo Cesi, tre anni meravigliosi, con il suggello del nostro matrimonio proprio nel borgo. Nel 2019 siamo riusciti a coronare il sogno di poterci comprare una casa tutta nostra e di poter quindi consolidare le radici per poterci definire cesani adottati definitivamente. Ho un animo spiccatamente contemplativo, quindi ho subito sentito che potesse essere il luogo ideale dove poter vivere, sia per la bellezza caratteristica e adorabile del borgo, sia per la sua accogliente natura circostante ma anche per la sua storia, il solo pensare che Francesco d’Assisi abbia soggiornato per un certo tempo sulla romita lo ritengo un grande valore storico aggiunto. E’ il luogo dove mi sento pienamente a casa, non potrei vivere altrove”.
Qual è il tuo contributo alla comunità?
“Cerco di essere sempre disponibile e utile quando richiesto, sono sempre felice quando posso dare un contributo di qualunque entità e trovo sempre gradevolissimo conversare con chiunque io incontri lungo la strada”.
Cesi sta avviando un processo di riqualificazione molto importante. Cosa ti aspetti?
“Credo che un luogo così bello abbia meritato in pieno i consolidamenti e le migliorie riguardo le proprie bellezze, le proprie unicità e potenzialità. Naturalmente, come tutti, non vedo l’ora di vedere i progetti del Pnrr conclusi, fruibili e godibili sotto ogni punto di vista”.
C’è qualcosa che vorresti in più?
“Domanda davvero difficile a cui poter rispondere. Non saprei cosa altro in più poter chiedere alla comunità. Ah certo una cosa mi viene in mente, salendo e scendendo dalla strada della pittura tutti i giorni la cosiddetta “corta di Cesi”, veder scomparire qualche buchetta di troppo dall’asfalto e qualche erbaccia ai lati della strada, ho visto che un lungo tratto è stato fatto, un ultimo piccolo sforzo potrebbe risolvere la problematica al 100%”.
La natura qui gioca un ruolo predominante. Raccontacela.
“Abbiamo un pezzo di terra con tantissimi alberi di ogni tipo, querce, lecci, pini, cipressi, bagolari ecc, con circa 200 ulivi che poto personalmente tutti gli anni, è la mia meditazione zen che pratico sempre con grande amore. Abbiamo 4 gatti e siamo visitanti costantemente da volpi, istrici, ricci, upupe, gazze, gufi civette (purtroppo anche da qualche cinghiale che ci ara il terreno) ed altri animali ancora. Una volta ho avuto uno spettacolare incontro davanti l’uscio di casa con due caprioli. Durante la bella stagione, adoro passare le serate anziché davanti la televisione, sulla bellissima terrazza panoramica che abbiamo, godendomi incredibili tramonti. Poi resto nel buio a vedere trasformarsi il cielo realizzato di stelle.
E’ una emozione a cui non riesco mai ad abituarmi, ogni sera è una rivelazione unica che pacifica l’anima. Una notte mentre ero seduto sulla mia poltroncina a godermi lo spettacolo una civetta si è venuta a posare sulla ringhiera a meno di un metro da me. Ci siamo fissati a lungo, rimasi immobile paralizzato sperando che potesse restare con me il più possibile, ma l’avvicinarsi del mio gatto “Yoda” con ovvie intenzioni malevoli, ha fatto si che l’incantesimo svanisse e volasse via. Cosa posso pretendere di più…”.
C’è un aneddoto che ti lega al borgo?
“Sicuramente il matrimonio con Elena nel cuore del borgo, presenti gli amici del cuore, i parenti stretti e le foto di rito a 780 mt davanti la chiesetta di Sant’Erasmo, ma soprattutto ricordo lo sguardo divertito, contento e curioso dei cesani nel veder celebrato il matrimonio di un romano con una fiorentina residenti innamorati del posto, era il 28 gennaio 1996, trent’anni fa tondi tondi…”.
A Cesi per scoprire piante, uccelli e i sentieri di San Francesco
di Luca Bergamin
(pubblicato su corriere.it il 4 luglio 2026)
Protetto dal Monte Eolo, lo stesso nome del mitologico dio del vento che molte leggende locali fanno nascere proprio in un anfratto di questa vetta, il borgo umbro di Cesi, nei pressi di Terni, custodisce luoghi e storie che vantano radici lontane. A cominciare dalla città romana di Carsulae, avamposto strategico lungo la Via Flaminia, la strada consolare tracciata da Caio Flaminio intorno al 220 a.C. che entrava in città attraverso il monumentale arco di San Damiano. Camminando tra le vestigia del foro, si riconoscono e ammirano il teatro, l’anfiteatro, quegli archi monumentali che hanno saputo conservare nei secoli la loro grazia e possenza, i segni lasciati dal passaggio dei carri sulle strade romane. Anche Sant’Erasmo desta grande impressione, non soltanto per la sua posizione essendo collocata su di uno sperone di roccia rivolto verso la conca ternana. Bensì anche perché si trattava di un monastero benedettino dipendente da Montecassino, probabilmente eretto nel XII secolo laddove sorgeva la rocca: questa chiesa di originaria impronta romanica sfoggia un timpano e soprattutto un occhio centrale caratterizzato da una croce fogliata di immediato impatto (anche l’abside appare a sua volta ornata da archetti e cornici dentellate).
Il culto di Giove Fulminatore a Monte Torre Maggiore
Attraverso il progetto Cesi porta dell’Umbria si vuole oggi rimarcare l’opportunità di andare a scoprire a piedi, rimanendo sempre immersi nella natura, tutte le ricchezze archeologiche di queste terre al centro dell’Italia. E dunque anche la presenza sulla cima di Monte Torre Maggiore di un santuario umbro-romano frequentato dal VI secolo avanti Cristo: in questo sito, infatti, sono venuti alla luce bronzetti votivi e una rarissima saetta in bronzo dorato che richiama il culto di quel Giove Fulminatore venerato prima dell’arrivo dei romani. Qui, i boschi tappezzano quasi interamente i Monti Martani, componenti un massiccio lungo cinquanta chilometri fino a Giano dell’Umbria, che corre in asse all’Appennino Umbro-Marchigiano, attorno a quella Cesi che era la capitale delle antiche e strategiche Terre Arnolfe. In quella che costituiva una sorta di zona cuscinetto tra Papato e Impero composto da un gruppo di castelli, posti tra Terni, Narni e Spoleto, non si è definitivamente spenta l’eco dei tanti scontri, anche sanguinari, avvenuti tra le famiglie che dalle loro torri si spartivano i domini, costringendo spesso Papa Alessandro VI a mandare le sue milizie per riportare l’ordine da lui faticosamente costituito. Tra i simboli di quei secoli agitati, va annoverato senza dubbio Palazzo Stocchi con la Grotta Eolia, che penetra nel cuore della montagna, mentre la Chiesa di Sant’Andrea eretta usando capitelli, iscrizioni e materiali provenienti dall’antica Carsulae, e quella di Santa Maria Assunta, che conserva il dossale del Maestro di Cesi, tesoro artistico dell’arte pittorica medievale umbra, comprovano la ricchezza e importanza dei luoghi di fede.
L’Aquila reale, l’Averla piccola e il Culbianco da avvistare
Cesi va scoperta in estate e autunno anche per la vivacità dei suoi vari habitat naturalistici, che attirano moltissime specie di uccelli. Lo zoologo Riccardo Mattea, profondo conoscitore e assiduo frequentatore dei Monti Martani, guida spesso spedizioni alla scoperta della flora e incentrate sull’osservazione anche della fauna locale. «Tra le peculiarità botaniche che si possono individuare in territorio spiccano i rigogliosi boschi di leccio, il corbezzolo e le suggestive faggete che circondano il Monte Maggiore. Si tratta di una ricchezza vegetale – racconta – che si manifesta anche attraverso numerose specie di orchidee spontanee. Io apprezzo in particolare il Giglio Martagone, appartenente alla famiglia delle Liliaceae. Anche gli animali danno grosse soddisfazioni. A cominciare dal biancone, un’aquila migratrice che può sfoggiare un’apertura alare impressionante di circa due metri. Si tratta di un habitué dei Martani». Nello scenario naturalistico di Cesi, in compagnia di Mattea, ci si può imbattere anche nel gatto selvatico europeo e vedere da vicino interessanti anfibi. «La salamandrina dagli occhiali è piccolo ed endemico dell’Italia peninsulare. Tra gli insetti, invece, meritano una menzione i cerambicidi, coleotteri facilmente riconoscibili dalle loro lunghe antenne. Attraverso l’Associazione InterValli, impegnata nella valorizzazione della Valnerina e dell’Umbria meridionale compiamo frequenti attività di monitoraggio. E diamo vita a molte esperienze di trekking – prosegue Mattea -. Camminando tra boschi di leccio, faggete, prati e crinali panoramici, è possibile osservare da vicino questa straordinaria biodiversità».
I sentieri calpestati dal Poverello di Assisi
Tra i camminatori e osservatori di animali va ricordato anche San Francesco che spesso e volentieri passava attraverso i crinali intorno a Cesi. Così oggi un sentiero ben curato conduce ad esempio all’eremo della Romita, posto a quota 800 metri di altitudine, dove il Santo di Assisi avrebbe trascorso un periodo di preghiera. Ricostruito grazie all’opera di Frate Bernardino Barelli e di un centinaio di giovani volontari provenienti da tutta Europa, adesso questo luogo appartato richiama persone con bisogno e desiderio di meditare e pregare. Cesi, comunque, viene apprezzata anche dagli sportivi che praticano l’arrampicata sui versanti del Monte Eolo, in particolare la falesia Sant’Andrea, tana delle avventure vertiginose di Andrea di Bari, campione di arrampicata. «La vegetazione, la forma delle rocce, la vicinanza con Terni sono tutti elementi che rendono questa arrampicata davvero speciale e apprezzata. Salendo in cima si avrà poi la possibilità di ammirare la conca dall’alto e di sentirsi davvero in armonia col paesaggio circostante in cui ho scelto di vivere». Anche il parapendio, così come la speleologia viene assiduamente praticata nelle grotte. E certamente, la vicinanza alla Cascata delle Marmore e al Lago di Piediluco costituiscono altri motivi attrattivi per raggiungere questo borgo, la sua montagna rocciosa, sorvolate dall’Averla piccola, un passerotto avente caratteristiche in comune con i piccoli rapaci, e il Culbianco, due specie capaci di compiere viaggi straordinari tanto è vero che dall’Africa subsahariana raggiungono proprio l’Appennino. È questo, dunque, il borgo italiano del birdwatching estivo.







Un sorprendente e coraggioso francescano. Bravo Andrea!