La Bimba e il Buio

La Bimba e il Buio
di Giuseppe Obinu

Ci sono vie che si aprono con trapani, spit e pazienza. E poi ci sono vie che nascono prima, in silenzi che non si spiegano, in notti solitarie, in pianti che non hanno nulla a che vedere con la paura di cadere.

L’ho chiamata così per una persona che è stata luce, proprio quando tutto intorno era buio. Una presenza dolce e fragile, una “bimba” piena di “capricci” in un mondo troppo severo.

Per quel modo tutto suo di entrare nelle cose, nel buio, nella mia vita, facendo rumore.

Con lei ho attraversato il vuoto, la confusione, la salita interiore più difficile.

E quando stavo per mollare tutto, lei senza nemmeno saperlo mi ha tenuto attaccato alla vita. Come una presa buona nel momento giusto.

Poi le nostre strade si sono divise. Succede. Fa male.

Ma questa via rimarrà. Ho deciso così che sarebbe stata sua. Perché alcune persone non si possono trattenere, ma si possono ricordare. E alla fine, resta sempre qualcosa di puro.

Con lei non sono mai stato bravo a parole… Questa via è il mio modo di dirle grazie. Non per ciò che poteva essere, ma per ciò che è stato. E per ciò che, lungo questa parete, continuerà ad essere.

Se la salirai, fallo con rispetto. Non solo verso la roccia, ma verso ciò che ci rende umani: la fragilità, la rinuncia, il coraggio di continuare.

Ci sono salite che non si misurano in gradi, ma in silenzi, tremori alla bocca e all’anima. Pareti che non chiedono solo forza, ma soprattutto coraggio e cuore, anche quando fa male.

Se oggi esiste una linea qui, è perché a un certo punto lei è stata la mia presa migliore. Quella che, senza volerlo, mi ha tenuto attaccato alla parete quando stavo per cedere.

Nel buio ci siamo entrati insieme. Non sapevamo dove portasse, ma l’abbiamo attraversato. Così è nata questa via.

Ora i passi vanno altrove, e il tempo fa il suo lavoro. Ma lei resterà sempre qui: nell’intuizione iniziale.

In quel primo tiro duro, nel momento esatto in cui ho capito che anche la fragilità può diventare una forza.

Ora, con qualche lacrima, ti saluto… Quelle stesse lacrime che da piccolo ci conservavano in ampolle segrete, come reliquie preziose.

Ciao bimba. Ti lascio qui, tra questo abbraccio di roccia, dove anche il buio, alla fine, si è fatto luce.

La Bimba e il Buio
Valle del Sarca, comune di Dro (TN), Località Oltra (campi sportivi)
Sviluppo arrampicata: circa 45 m.

Avvicinamento:
Entrare in Dro, quindi raggiungere il campo sportivo in località Oltra e parcheggiare. Proseguire a piedi lungo l’evidente strada forestale e, in breve, si giunge a un bivio: svoltare a sinistra. Continuare dritto fino a raggiungere un sentiero che si inerpica verso destra (sulla destra è visibile un piccolo santuario).
Seguire il sentiero per circa 20 minuti, fino a raggiungere un muretto a secco che funge da scalinata sul lato sinistro. Da qui, ci si abbassa per un metro sulla destra, quindi si prosegue puntando verso due evidenti piante, dove si trova un cordone arancione (32TPR 48171 92693) con moschettone che facilita la calata di circa 35 metri su un bel tratto panoramico, al termine della quale si raggiunge la base della via. Scritta in rosso “La Bimba e il Buio”.

Materiale:
Una corda singola da 70 m oppure due mezze corde da 50 m;
8 rinvii e qualche friend dall’1 al 5 CT se si vuole integrare (consigliato).

Relazione:
L1: Si sale seguendo una bellissima ed entusiasmante lama verticale, che dolcemente si inclina verso sinistra. I passaggi sono sicuri, ma per niente banali. Si arriva così fin sotto il passo chiave della via, che si supera con molto coraggio: si portano su i piedi e si tira su uno scalino verticale e obliquo (mano destra), per niente ergonomico, affidandosi con la mano sinistra a una tacca che, vien da pensare il buon Dio ci ha regalato. Con fiducia si portano su i piedi e si esce dal passo chiave. Ora si prosegue leggermente verso destra, fin sotto lo strapiombo, per poi traversare a sinistra. Possibile sosta su chiodo da integrare con friend o nut. 15 m. 4 chiodi, 3 cordini. VII+;

L2: traversare decisamente a sinistra per circa 4 metri, fino a portarsi sotto un muro strapiombante ma intuitivo. Superarlo con decisione, utilizzando una bella sequenza di prese per le mani, fino a raggiungere un provvidenziale chiodo con cordino, dove ci si può finalmente proteggere (possibilità di azzerare se il cordino non è doppiato).
Si prosegue obliquando leggermente verso sinistra su un bel muro invitante (chiodo a lametta), fino a raggiungere una pianta con cordino. Da qui si sale obliquando a destra su parete più semplice. 20 m. 2 chiodi, 2 cordini su clessidre, 1 cordino su pianta. Difficoltà: VI+

Note:
È una via breve, sì. Ma dentro quei pochi metri di roccia si concentra qualcosa che va oltre la difficoltà tecnica o il grado.
Ogni movimento chiede attenzione, ogni appiglio va ascoltato. Niente è regalato, e proprio per questo quando ci si alza da quel passo chiave, con i piedi in equilibrio e la mano che trova una presa vera nel punto esatto in cui serve nasce una soddisfazione profonda, che lascia il segno.
Non è una via comoda: una volta calati, non si torna indietro. Devi salirla, o resti lì, in trappola. Ma è anche questo che la rende autentica. Ti mette davanti alle tue scelte, alla tua calma, alla tua fiducia.
E poi c’è quel silenzio che avvolge il vuoto sotto di te, mentre scendi all’attacco. Un silenzio che sembra proteggere, più che spaventare.
Anche chi non arrampica può arrivare fino al punto di calata, affacciarsi e provare per un attimo a sentirsi bambino.
Nel buio.

Tags from the story
, , ,
More from Alessandro Gogna
Caldo record e neve d’estate
Temporali violenti e ghiacciai sotto osservazione: cronaca di una stagione anomala. Caldo...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *