Temporali violenti e ghiacciai sotto osservazione: cronaca di una stagione anomala.
Caldo record e neve d’estate
(la strana estate delle Alpi)
di Daniele Cat Berro
(pubblicato su lastampa.it il 25 luglio 2025)
L’estate meteorologica, cominciata per convenzione il 1° giugno, è giunta a oltre metà del suo percorso che terminerà il 31 agosto. Solo allora se ne potrà fare un bilancio climatico, ma intanto diamo un’occhiata a come è andata finora sulle Alpi occidentali.
La prima parte della stagione è stata segnata da anticicloni nord-africani e in particolare da due importanti ondate di calore culminate intorno a metà giugno e tra fine giugno e inizio luglio, rese molto anomale non tanto da temperature estreme su singole giornate, quanto dalla combinazione tra intensità e lunga durata del caldo.
Ad esempio il 27-28 giugno 2019 si toccarono record di «39,4 °C» a Torino-centro (primato per giugno nella serie storica di dati dal 1753) e «27,0 °C» ai 2000 metri di Sestriere (massimo per qualunque mese nella più breve serie dal 1996), mentre nell’ultimo weekend del mese scorso, al culmine della fase canicolare, nelle due località i termometri si sono «fermati» a «35,6 °C» e «24,1 °C» (dati Arpa Piemonte).
Tuttavia giugno 2025, proprio a causa della persistenza di temperature elevate, si è collocato secondo tra i più caldi in serie di misura ultrasecolari con anomalie termiche mensili di «+3,5 °C» a Torino e «+4,6 °C» all’osservatorio del Gran San Bernardo (MeteoSvizzera), sfiorando il caso eccezionale del giugno 2003.
Dopo la calura ancora intensa dei primi giorni, luglio si è mostrato più moderato e sopportabile, anche con qualche episodio fresco come quello effimero dell’8-9, quello in corso da ieri, e un altro (più marcato, duraturo ed esteso a gran parte d’Italia) atteso all’inizio della prossima settimana quando si rinnoverà l’arrivo di masse d’aria dal Mare del Nord, mentre gli anticicloni nord-africani per ora sembrano voler restare lontani.
Benché un po’ insolito, il susseguirsi di eventi freschi nella seconda metà di luglio, con qualche spruzzata di neve intorno a 2500-3000 metri o talora più in basso specie sulle Alpi interne e orientali, non va inteso come straordinario: varie volte è successo, anche in anni recenti e in modo fin più appariscente, nel 2000, 2009 (quando il 18 luglio la neve imbiancò Livigno e Santa Caterina Valfurva a 1800 m, scendendo perfino ai 1450 m di Splügen, nei Grigioni appena oltreconfine), 2011, 2014.
Ma lo notiamo di più rispetto al passato perché il riscaldamento globale ci sta abituando a estati tropicali, e «queste» sono la vera anomalia.
Le rinfrescate in corso non faranno altro che riportare la temperatura media di luglio 2025 intorno alla norma del (già caldo) trentennio di riferimento climatologico 1991-2020. Il bilancio parziale dell’estate dal 1° giugno al 24 luglio 2025 a Torino indica un esubero termico di «+2,3 °C» (complici proprio i calori esagerati di giugno), quarto caso più caldo dal 1753 dopo i medesimi periodi del 2003, 2015 e 2022, ma quasi metà della storia climatica della stagione è ancora da scrivere, e ne riparleremo a inizio settembre.
Benché in un contesto in generale poco piovoso almeno finora (secondo Arpa Piemonte in giugno ha piovuto solo metà del consueto nel bacino del Po a monte di Pavia), non sono mancati fenomeni intensi, come i violenti temporali responsabili delle colate detritiche del 30 giugno in alta Valle Stura di Demonte, a Bardonecchia (una vittima) e in bassa Val di Cogne, e del 20 luglio in Val Ferret (Courmayeur), oltre a nubifragi, grandinate e raffiche di vento tempestoso in pianura (tra tutti, ricordiamo gli eventi del 21 giugno dal Biellese al Cuneese, e quelli degli ultimi giorni tra Torino e collina).
E i ghiacciai? Grazie all’abbondante innevamento primaverile, quelli delle Alpi occidentali italiane hanno potuto sopportare le lunghe e intense ondate di caldo di inizio estate ancora coperti di neve, limitando i danni. Poi da metà luglio il manto nevoso ha cominciato a esaurirsi lasciando affiorare porzioni di ghiaccio «vivo» (quello formatosi decenni o secoli fa) a quote intorno 3000 metri, ma il fresco di questi giorni in alta quota aiuterà a contenerne la fusione.
Determinanti nel decidere il bilancio glaciologico della stagione saranno la temperatura e la radiazione solare di agosto e settembre, ma data la situazione attuale è molto improbabile che quest’anno le perdite di ghiaccio – pur delineando ragionevolmente bilanci di massa negativi – divengano gravose come nel 2003, 2022 o 2023.
Invece va peggio sul versante nordalpino (e in parte anche sulle nostre Alpi centro-orientali), dove l’inverno e la primavera erano stati avari di neve: per i ghiacciai svizzeri già il 4 luglio è stato il «Glacier loss day», quello che segna il momento in cui le perdite di ghiaccio a scala nazionale iniziano a prevalere sull’accumulo invernale di neve, lasciando oltre due mesi d’estate per dilapidare il prezioso capitale glaciale di eredità secolare.
Ma anche sul lato italiano non c’è da illudersi: stavolta andrà meno peggio che in anni recenti, ma la deglaciazione delle Alpi è un fenomeno ormai consolidato a lungo termine, eccezionale su scale di tempi millenari, e non potrà che continuare con le tendenze del clima attuale e previsto per il futuro, più o meno rapidamente in base agli scenari di emissioni-serra che decideremo di percorrere.


“Caldo record” nell’estate 2025?
Comprendo l’esigenza narrativa di catastrofismo climatico, ma Daniele Cat Berro si è lasciato trascinare dalla fantasia.
Le estate tropicali sono una novità dovunque non solo sulle Alpi occidentali, ma sulle Dolomiti in luglio è sempre nevicato anche a quote relativamente basse.
Un chiaro e sintetico articolo che frena il probabile facile entusiasmo per un rallentamento del cambiamento climatico. L’estate 2025 dovrebbe concludersi senza segnare altri record nei picchi di temperature, come si era fatta l’abitudine nei recenti anni. Ma ce ne vuole per cambiare la tendenza secolare delle temperature in crescita e della perdurante crisi dei ghiacciai nel mondo. È anche vero che non possiamo retrocedere ai bisogni e consumi di quel piccolo numero di abitanti della Terra prima delle rivoluzioni industriali susseguitesi nei vari continenti. Purtroppo abbiamo solo due modi per contrastare il cambiamento. Uno, fermare la crescita della popolazione mondiale e, a tendere, puntare ad una sua diminuzione. Due, convincere anche i più riottosi a rallentare le emissioni dannose prodotte dalle attività umane che, e qui non ci sono dubbi, porteranno all’estinzione della nostra specie, come già avvenuto per i dinosauri. Ma, pur implicitamente fugando ogni ipotesi negazionista di comodo, l’articolo ben conclude ricordando che la deglaciazione è fenomeno consolidato da lungo tempo, prima di ogni attività industriale dell’ umanità.
La realtà del riscaldamento climatico è certa; le cause no.
Ammesso che esse siano di origine antropica, si tratta di convincere cinesi, indiani e tutto il Terzo Mondo in forte sviluppo economico a diminuire le loro emissioni di anidride carbonica.
Chi li convince? L’Ursula? I Cinque Stelle? Quelle sagome di Bonelli e della Schlein?
L’Europa sta già provvedendo, ma i suoi numeri sono pochissimo influenti nel quadro globale.
Ciò che intendevo nel mio primo commento è quanto segue. Non sopporto né i giornalisti catastrofisti (“Caldo record nell’estate 2025”: falso! Per di piú scritto il 25 luglio!) né i politici catastrofisti (il segretario ONU Guterres: “È iniziata l’epoca dell’ebollizione globale”; boom!) né i meteorologi che si improvvisano climatologi e profetizzano 50 °C nella Pianura Padana entro il 2050!
Sono tutti terroristi climatici o, nella migliore delle ipotesi, semplici ciarlatani.
No, devo contraddire, anche l’estate 2025 ha segnato un nuovo record:
è stata l’estate con temperature PIU’ normali tra le ultime 20 estati con temperature sempre più alte. Tutto l’ecosistema che si stava già adattando a temperature sempre più alte è stato messo sotto stress. Infatti in montagna le abetaie sono coperte da una coltre marrone e io ieri non ho trovato un cazzo di funghi! Uno nei Graubunden, ma era vietato coglierli e pioveva.
Cla, ti rendi conto che hai basato le tue argomentazioni sulla “coltre marrone” delle abetaie e sul fatto che ieri non hai trovato “un cazzo di funghi”?
Bertocelli, ti rendi conto che hai abboccato?
Basta buttare un amo anche senza verme che tu abbocchi!
Comunque tranquillo, sei sottomisura non ti tengo per il risotto con il persico, ti ributto in acqua, tanto riabboccherai.
Ridi che è meglio!
Cla, ti diverti con poco…