La monorotaia e le acque turchesi del torrente Renara

di Lorenzo Calamai
(pubblicato su wildecobeach.com il 21 maggio 2022)

Ha ormai quasi 30 anni uno degli episodi cult de I Simpson, Marge contro la monorotaia: durante un’assemblea cittadina, gli abitanti di Springfield vengono convinti da Lyle Lanley, imbroglione di professione, a costruire una monorotaia sopraelevata in città. Le cose vanno ovviamente a scatafascio, ma Homer e Marge risolvono la situazione in maniera rocambolesca, mentre allo spettatore divertito rimbomba nella testa la canzonetta da musical lanciata da Lanley: ‘monorail! monorail!‘.

Ora, le monorotaie in effetti esistono: in Italia ce ne sono 4 attualmente attive e dedicate al trasporto di persone, 3 in diversi parchi divertimento, e una all’aeroporto di Bologna. Noi di weBeach, invece, ci siamo scontrati con un altro esemplare, più vecchio e ormai dismesso, nel cuore delle Alpi Apuane, sulle sponde di un torrente dalle acque turchesi che abbiamo raccontato in weBeach – Toscana.

La monorotaia Denham
Nel 1922 iniziarono, nei pressi di Gronda (MS), i lavori per una monorotaia adibita al lavoro di lizzatura, ovvero il trasporto verso valle dei blocchi di marmo, il materiale più prezioso del territorio delle Alpi Apuane.

Si tratta, infatti, di uno dei marmi più pregiati del mondo. Il materiale più pregiato è quello estratto in provincia di Carrara, che comprende 100 delle 143 cave marmifere attualmente attive in zona.

L’estrazione del marmo è la principale attività economica dei territori di Massa e Carrara sin dai tempi dei Romani (I secolo a.C.), ha attraversato alti e bassi e oggi continua a essere la principale industria della provincia, costituendo circa il 70% del PIL locale.

Completata nel 1923, la monorotaia Denham, dal nome dell’ingegnere inglese Charles Denham, allora proprietario delle cave di Piastreta, percorreva i 3,5 km ca che passano tra la zona di estrazione del marmo a Renara, la località in riva all’omonimo torrente, dove finisce la strada carrabile.


In queste poche migliaia di metri, la monorotaia percorre un dislivello di oltre 1200 m, inerpicandosi sul Monte Sella. 

La monorotaia Denham è un unicum: un impianto di questo tipo esiste solo in questo luogo. Oggi si può ripercorrere il tracciato della monorotaia a piedi, lasciando l’auto al termine della strada carrabile (44.072528, 10.210298) e continuando lungo la strada campestre che conduce alle vecchie baracche dei cavatori, ormai in disuso.

La strada campestre che porta verso le baracche

I resti delle cave che incontrerete regalano sentimenti contrastanti: la bellezza di un panorama spettacolare come quello delle Apuane, tutta l’ostinazione dell’ingegno umano, ma anche la sensazione di una violazione nei confronti dell’ambiente naturale.

Ben visibile, ma non particolarmente segnalato, attraversate le baracche, un sentiero si apre sulla sinistra costeggiando il costone roccioso. Seguendolo, scoprirete i resti della monorotaia.

Seguendo la via di lizza, si sale con una pendenza abbastanza dolce fino a raggiungere, dopo poco più di 1 km, il vecchio ponte caricatore, dove i marmi portati dalle cave a valle dal carrello motorizzato venivano caricati sui camion e diretti alle successive destinazioni. Dal 1923 fino al 1975, ad eccezione del periodo della seconda guerra mondiale, l’attività di lizzatura della monorotaia non venne mai interrotta. 

Oggi del ponte caricatore rimane solo un piano in cemento e una sorta di cancello, anch’esso in cemento, dove il sentiero prosegue. Il consiglio è, da qui, di tornare a valle e godervi la splendida valle del torrente Renara, con i suoi meravigliosi angoli votati al wild swimming.

Un esempio di cosa vi attende sulle rive del Renara

Solo per i più esperti, con equipaggiamento adeguato, ivi compreso caschetto di protezione, la salita può continuare: dopo il ponte caricatore, la via di lizza si impenna fino a raggiungere pendenze notevoli (si parla dell’85% circa, in pratica una scalata), con una scalinata che costeggia il tracciato della monorotaia a destra della medesima. Si sale per ca 1,5 km fino a raggiungere la vecchia casa dei macchinari, e qui si abbandona la lizza della monorotaia per seguire a sinistra la cosiddetta lizza Bagnoli, che porta all’omonima cava tramite una via segnata da grossi bolloni rossi, e il sentiero CAI 160. Imboccando quest’ultimo verso destra, caratterizzato dai classici segnavia biancorossi, potrete salire fino alla vetta del Monte Sella 1735 m.

Dalla sommità meridionale del monte Sella si percorre il collegamento verso l’omonimo passo, e da lì si piega verso sud prendendo il sentiero CAI 150 prima e il 42 poi, nei pressi del passo del Vestito. Dal passo Sella al punto di partenza ci sono ca 7,5 km di percorso, senza particolari difficoltà altimetriche, ma con qualche tratto piuttosto esposto che richiede esperienza e preparazione. I sentieri facenti parte dell’escursione sono classificati come EE, cioè per escursionisti esperti, ma si tratta nel complesso di un’escursione faticosa e difficile, da fare solamente con meteo favorevole e con adeguata preparazione fisica precedente: mai sottovalutare la montagna, specie i territori perigliosi come quelli delle Apuane.

Il torrente Renara
Che abbiate percorso o meno l’escursione fino alla vetta del Monte Sella o vi siate fermati alle prime rampe della monorotaia, è il momento di prendervi la soddisfazione di un rigenerante tuffo nelle acque del Renara.

Già nei pressi della fine della strada carrabile potrete trovare pozzi e piscine dove immergervi, spiaggette carine dove il bianco dei massi e dei sassi contrasta con l’elettrica vibrazione delle acque turchesi di questo splendido corso d’acqua. Il Renara ha davvero tantissimi angoli magici, imperdibili per gli appassionati d’acqua dolce.

Il tratto superiore del Renara

Scendendo verso valle, le piscine naturali più belle si trovano nei pressi dell’abitato di Guadine. Le modalità esatte per raggiungere le spiagge sono descritte in weBeach – Toscana.

Il Renara è un torrente assai frequentato durante i mesi estivi. La zona più vicina alle cave è più selvaggia, offre panorami montani ed è più spaziosa, diluendo così l’affollamento. Il tratto invece più a valle ha le migliori piscine naturali dove divertirsi fra bagni e tuffi.

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1 Comment

  1. says: Alberto Benassi

    Ecco un bell’esempio di archeologia industriale dell’antica escavazione, già meccanizzata, che andrebbe protetta, salvaguardata dall’incuria, dal degrado del passare del tempo. Come testimonianza da trasmettere alle future generazioni delle antiche fatiche, dell’abilità, dei pericoli e dell’ingegno degli uomini apuani. Come si fa a dire che tutto questo non sia interessante, importante da far conoscere anche a chi viene da fuori, dall’estero?!?!?
    Invece….??? Nulla. Non si fa nulla!!
    Come mai??
    Tutto questo non è interessante, non è importante farlo conoscere anche a chi viene da fuori, dall’estero?!?!?

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