Il caldo scioglie tutto e in Trentino la neve per le piste arriva in elicottero.
La neve per le piste arriva in elicottero
di Giampaolo Visetti
(pubblicato su la Repubblica dell’11 dicembre 2025)
Sulle Alpi fa sempre più caldo, ma l’algoritmo che domina l’industria turistica abbatte anche l’ultimo muro a difesa della natura: il ricorso agli elicotteri per trasportare la neve sulle piste da sci, dove ormai si scioglie anche in dicembre. Simbolo del cortocircuito tra opportunità economiche e cambiamento del clima in queste ore è il Monte Bondone, in Trentino, storica culla del Trofeo Topolino e della 3-Tre di Coppa del Mondo. Il 5 dicembre 2025, alla vigilia del ponte dell’Immacolata, la società che gestisce gli impianti di risalita ha affidato a un elicottero la missione di trasportare in cima al Palon, a 2 mila metri di quota, tonnellate di neve conservata a valle in una zona in ombra, dove fa più freddo e il vento non ha spazzato via i fiocchi caduti un mese fa.
Per garantire ai turisti le prime discese si sono resi necessari 40 voli, effettuati in 4 ore, che hanno causato l’emissione nell’atmosfera di oltre 1,5 tonnellate di C02. A questa nube inquinante si è aggiunto il carburante usato dai gatti battipista, necessari sia per accumulare la neve a valle che per pressarla a monte. Questo trapianto di cristalli gelati, secondo i gestori della stazione, ha una solida «giustificazione economica. E’ costato 6mila euro – dice Fulvio Rigotti, presidente di Trento Funivie – ma ha permesso di salvare un indotto turistico da 400mila euro. Senza la neve portata in elicottero non avremmo potuto aprire almeno il 50% delle piste: sotto questa percentuale, verificata dall’intelligenza artificiale, i tour Operator sono liberi di spostare gli sciatori altrove, dove i tracciati innevati resistono. L’alternativa era chiudere: una mazzata per alberghi e negozi».

Le immagini delle enormi palle di neve sollevate in cielo dentro una rete, tra l’incredulità degli stessi turisti, stanno alzando anche la rivolta di scienziati e ambientalisti. «Contribuire al surriscaldamento del clima per tamponare il disastro che lo accelera – dice il climatologo Luca Mercalli – è un’assurdità catastrofica. La quota neve continua ad alzarsi perché non riduciamo le emissioni di anidride carbonica: per salvare le prenotazioni di un weekend oggi, sull’arco alpino ci giochiamo l’intera stagione degli hotel domani. Un boomerang economico anche se a preoccuparci fosse solo l’immagine turistica».
Da una decina di giorni lo zero termico, che permette di innevare le piste da sci con i cannoni, si è alzato oltre i 3500 metri di quota. La neve accumulata si scioglie anche di notte e per almeno un’altra settimana non sono previste nevicate. «A maggior ragione – dice Christian Casarotto, glaciologo del Muse – non ha senso accanirsi, scaricando neve con gli elicotteri. Se caldo e vento si mangiano la copertura, consumare acqua e carburante per rifarla è come aggiungere legna in un fuoco che brucia. I ghiacciai trentini quest’anno, causa surriscaldamento, sono arretrati in media di altri 18 metri: l’emergenza climatica non si affronta con il turismo di rapina».
La neve elitrasportata, sulle Alpi, ha due precedenti: sull’altopiano di Folgaria, nel dicembre del 2011, e a Cortina d’Ampezzo quattro anni fa. «In questi casi, però – dice Giorgio Daidola, docente di economia del turismo – il problema era la totale assenza di neve, non il suo precoce scioglimento. Certe evidenze scientifiche poi non erano consolidate. Risarcire gli operatori turistici, in località che non possono più assicurare piste innevate, costa meno sotto ogni aspetto e accelera la definizione di sostenibili inverni diversi».
Dodici le associazioni ambientaliste, tra cui Wwf, Mountain Wilderness, Legambiente, Lipu e Italia Nostra, che denunciano «un fatto gravissimo e inaccettabile, che ignora la cultura del limite e gli impegni assunti per la transizione ecologica».
Nel mirino anche il Comune di Trento che, come socio, finanzia con fondi pubblici gli impianti di risalita del Bondone. «Nessuno ci aveva avvisato – la difesa dell’assessore all’Ambiente Andreas Fernandez, coportavoce dei Verdi – è stata una scelta aziendale autonoma, senza precedenti e non condivisibile. Ci sarà modo di confrontarci perché è tempo di trovare strade nuove per l’offerta turistica invernale, che non può più dipendere dalle piste da sci».
Dalla parte degli elicotteri porta-neve, il presidente di Trentino Marketing. «Gli stessi mezzi – dice Giovanni Battaiola – in montagna sono necessari tutto l’anno per mantenere i rifugi, soccorrere gli alpinisti e coltivare le foreste. Nessuno scandalo: in un contesto ambientale al limite si è scelto di tutelare il lavoro e garantire un servizio».
Lo scontro, da Trento, approderà a Roma. «E’ urgente – dice Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness – sapere se Comune e Governo sostengono l’uso degli elicotteri per innevare le piste da sci, se da gatti e cannoni passeremo a droni e aerei, cercando acqua nello spazio».
Mario Rigoni Stern sognava di addormentarsi per sempre nel cuore delle sue foreste, «sotto una nevicata leggera, fredda e senza fine»: con lui anche una categoria di esseri umani, sulle nostre montagne arroventate, se ne è andata lontano.



L’unica “via nuova” efficace è la fine dell’intera civiltà industriale: l’economia è il male del mondo (Serge Latouche). Gli anni 70 del secolo scorso sono stati “l’ultima chiamata” della Terra: nessuno ha risposto.
Il futuro prossimo è anche questo. Almeno fino al probabile continuo peggioramento climatico con scomparsa della neve anche in quota. I costi saranno proibitivi per un’attività sempre più limitata. I nostri posteri troveranno altri metodi alternativi, sperando che saranno meno invasivi e dannosi per l’ambiente.