(70.000 km in 8 anni attraverso 46 Paesi)
a cura della Redazione di lastampa.it/cuneo
(pubblicato su lastampa.it/cuneo il 26 maggio 2024)
Bike, eat, sleep. La vita è semplice: vai in bicicletta, mangia, dormi. E puoi davvero crederci se a dirlo è una ragazza che ha scelto l’avventura in solitaria 365 giorni l’anno e fa apparire minuscolo il mondo di chiunque, a qualsiasi latitudine si viva e qualsiasi cosa si faccia.
Lei che – a 33 anni, che non dimostra neanche un po’ nonostante viva accampata in un sacco a pelo praticamente ogni notte tra passi alpini, parchi di città e il giardino di chiunque offra spazio alla sua piccola tenda – ha cominciato a viaggiare nel 2016 e da allora non si è fermata più: oltre 70 mila chilometri percorsi attraversando – letteralmente – 46 nazioni. Si fa chiamare Mina, ma al secolo si chiama Mareike Dorf.

Ma i numeri non sono nulla per una che ha ribattezzato la sua bici come un dolcetto al burro di arachidi (Peanutbuttercup) e vuole solo esplorare nuovi posti, accettando qui e là lavoretti stagionali per mantenersi, dormendo quasi sempre sotto le stelle a dimostrazione che, semplicemente, «se vuoi lo puoi fare». Anche a pedali, senza alcun comfort, su una mountain bike vecchio stile – 18 chili senza contare i bagagli, made in Germany come lei – eletta a tua «casa, fidanzato, miglior amico di sempre». Gli appunti su una piccola moleskine, qualche sortita sui social per aggiornare gli ormai innumerevoli amici di tanto in tanto, le foto su una micro-camera economica per non imballare la memoria del telefono che resta spento nello zaino la maggior parte del tempo: «Nonostante la mia età, non vivo connessa. A casa sanno dove sono e cosa faccio e rispettano la mia scelta. Ogni tanto i miei genitori e mia sorella mi raggiungono da qualche parte e passiamo qualche giorno insieme. Cosa succede nel mondo? Qualcosa so, molto lo scopro dopo che è successo. Ieri vedevo una signora sbuffare leggendo il giornale, era davvero preoccupata, perché sconvolgersi così tanto? Un giorno un’amica mi chiama scioccata per dirmi che, settimane prima, era morta la regina Elisabetta. Ovviamente, non lo sapevo».
Ovviamente, ha un profilo Instagram. Che aggiorna con i suoi tempi: l’ultima foto è di aprile e la ritrae imbacuccata in un piumino arancione, le mani ad avvolgere una latta di tè caldo sotto un riparo di fortuna nella neve di un paesino in Spagna (!?). La primavera può attendere, Mina no. Dal nord Africa, da dove è partita a gennaio per un mese «pazzesco, in Marocco, pieno di emozioni», è rientrata in Europa e da lì ha attraversato i Pirenei, il sud della Francia, pedalato in Liguria sull’Aurelia fino a Genova da dove, in treno, ha raggiunto Fossano, la provincia Granda, ultima tappa prima di affrontare, sabato, le Alpi: il Colle della Maddalena fra due ali di neve diretta nell’Alta Savoia a Chamonix.
A Cuneo, città di biciclette, la sua tappa non è passata inosservata. Venerdì 24 maggio 2024 ha trascorso qualche ora in biblioteca, una sosta al sole in viale Angeli, poi via verso Festiona: «Sono stupita di quanta gente si è fermata a parlare con me e mi ha notata». E dai ciclisti non poteva mancare la spinta a tornare, magari nel weekend del 30 giugno quando la città sarà tutta per le biciclette per una delle più belle e storiche granfondo italiane, la Fausto Coppi. Gli organizzatori l’hanno ufficialmente invitata regalandole la maglia della corsa 2023. Orgogliosamente, Mina l’ha indossata per scalare la valle Stura. Chissà, magari potrebbe davvero accettare per scrivere un capitolo nuovo della sua storia, che intanto ha riassunto sul sito dove è possibile seguire le sue avventure a pedali (https://minatravelstheworld.wordpress.com).
Un racconto avvincente, idee chiare, forza d’animo impressionante: «Ho finito la scuola nel 2010 e non ho iniziato l’università fino a ottobre 2011. Ho sfruttato l’anno sabbatico per lavorare a tempo pieno per qualche mese guadagnando un po’ di soldi per poi viaggiare in Canada per cinque mesi, dove ho fatto “wwoofing” (World Wide Opportunities on Organic Farms, un’organizzazione che sta cambiando la prospettiva del volontariato e dei viaggi nel mondo attraverso il concetto dello scambio gratuito). Ho lavorato in molte fattorie viaggiando dalla costa occidentale a quella orientale. È stata un’esperienza incredibile».
Dopo aver terminato gli studi triennali nell’ottobre 2014 ha lavorato circa un anno e mezzo. Facendo cosa? «Il poliziotto – ride quasi a giustificarsi -, ma non ero io».
«I was wearing a costume», sibila in un vivido inglese senza inflessioni spalancando una riflessione profonda: indossava un costume, un’uniforme, una maschera che ha smesso per inseguire il suo sogno on the road. Allora solo all’inizio: «Per il mio viaggio intorno al mondo mi è stata concessa una vacanza non retribuita per due anni. L’idea della bicicletta è nata poco a poco mentre pianificavo l’itinerario: mi è sempre piaciuto fare sport, adoravo il ciclismo e non volevo dipendere dai trasporti pubblici e dai loro percorsi».
E così, in sella. Come non moltissime, ma nemmeno poche donne – basta scorrere internet per imbattersi in decine di storie «solo female cycling» – che hanno scelto due ruote per esplorare il mondo, almeno per un po’. E come si fa: «Si chiede ospitalità oppure ci si accampa dove capita. Meglio nella natura, meglio nel silenzio». E dormire? «Dormo benissimo. Alla mia tenda serve poco spazio e ho un sacco a pelo molto pesante, ci sto bene anche sottozero». Mai avuto paura? «Di un cane randagio una volta, delle persone mai». Notiamo un coltellino, un opinel verde, ci taglia il pane. «Lo uso per quello e basta, non mi sognerei mai di provare a difendermi sfoderando un’arma: qualcuno potrebbe prenderla e usarla contro di me». Saggezza da esploratrice o retaggio da addestramento in polizia? Meglio uno spray al peperoncino, sempre in borsa, se serve. Ma non servirà: se hai trascorso centinaia di notti in tenda a dormire nel giardino o in casa di perfetti sconosciuti, il bagaglio che ti porti dietro non è solo quello in bicicletta. E Mina lo sa.
Il racconto è appassionante: «Sono tornata a casa dal primo viaggio nel 2018, erano passati solo due anni ma io ero cambiata». Due anni di avventure, nuove esperienze, conoscenze speciali e luoghi meravigliosi. Tutto in presa diretta, senza filtri. Un piatto offerto, l’acqua da apprezzare anche dove c’è (9-10 litri al giorno necessari per bere, lavarsi, «fare il bucato» e stenderlo sul tubo della bici e arrangiarsi a trovarla se manca («Una risorsa limitata, dobbiamo diventare tutti più consapevoli»). La vita senza previsioni, né protezioni: aria ghiacciata o rovente oltre il manubrio che stringi fra le mani. La realtà al 100%.
Mai pensato di tornare alla vita di tutti i giorni, quella che tante persone vivono là fuori? «Per me sarebbe difficile, oggi quel pensiero non ce l’ho, non è ancora il momento. Lo ha detto bene mia mamma una volta: con tutto quello che hai visto e vissuto, ogni posto per te sarà sempre piccolo».
Così Mina, fine 2018, lascia definitivamente il lavoro e si rimette a girare. Riparte ad aprile 2019. «Nel mio viaggio di due anni intorno al mondo ho incontrato molte persone e la maggior parte di loro aveva visto più paesi europei di me, mi ha fatto riflettere. L’Europa ha molto da offrire quindi questa volta ho deciso di iniziare a pedalare da casa. Nel mio ultimo viaggio ho preso molti voli. Questa volta ho intenzione di viaggiare in modo un po’ più rispettoso dell’ambiente: nessun aereo, solo treni, corriere, battelli e qualche passaggio in auto».
Se il punto di partenza è sempre Hannover, nord della Germania, questa volta il capolinea è la Georgia (attraversando nei prossimi mesi di nuovo l’Italia per imbarcarsi ad Ancona verso la Croazia e ridiscendere l’Europa fino alla Turchia).
Il motto non è mai cambiato: «Don´t dream your life, live your dream!» (Non sognare la tua vita, vivi il tuo sogno!). «Perché rimandare sempre l’idea, perché avere paura che succeda qualcosa, perché aspettare di invecchiare e magari non poter più viaggiare? Lasciati ispirare e inizia a esplorare il tuo pianeta. Voglio vedere qualcosa di speciale ogni giorno». Per scoprire in fondo che, forse, «qualcosa di speciale», sei proprio tu.
L’elenco dei Paesi visitati da Mina durante il suo viaggio:
Italia, Danimarca, Austria, Croazia, Spagna, Francia, Norvegia, Islanda, Repubblica Ceca, Irlanda, Usa, Canada, Svizzera, Olanda, Argentina, Cile, Costa Rica, Nicaragua, Fiji, Nuova Zelanda, Australia, Singapore, Malesia, Tailandia , Cambogia, Vietnam, Laos, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia, Svezia, Portogallo, Albania, Montenegro, Grecia, Bulgaria, Kirghizistan, Kazakistan, Bosnia Erzegovina, Slovenia, Italia, Marocco.
La pagina web per supportare il suo viaggio: https://minatravelstheworld.wordpress.com/sponsors






“La vita è semplice: pedala, mangia, dormi.”
Mah!
Il mondo è bello perché è vario. Detto in altre parole, ciascuno si fa del male come meglio crede.