Kannik

di Marco Pettenò
(pubblicato su Radicalmente Verticale in data 11 ottobre 2016)

La prima neve autunnale è sempre un qualcosa di estremamente affascinante, almeno per me.

Essa è cambiamento, è voltare pagina e, assieme alla sinfonia di colori sgargianti con cui va a sposarsi, è rivoluzione.

Ancora una volta ci si orienta verso le Rocchette assieme a Gianluca, ben consci che il meteo non è dei migliori e che la possibilità di trovare un po’ di neve al suolo è tutt’altro che lontana. Questo però, mentre per molti potrebbe essere sinonimo di cioccolata calda e caminetto acceso, per me rappresenta solamente la ciliegina sulla torta di una giornata potenzialmente perfetta. E così è stato, ancora una volta.

Ben presto, lungo il sentiero che dal rifugio Senes si alza verso i pascoli, e verso le Rocchette, cominciamo a notare i primi segni di questo connubio tra la tavolozza di un pittore impressionista e la maestria di un fotografo che predilige il bianco/nero per i suoi scatti. Sono visioni effimere, quasi surreali, che donano un senso di euforia ovattata difficilmente riscontrabile in altri luoghi. Siamo soli, immersi in questo paradosso che tanto affascina.

Il contrasto tra neve e prato. Foto: Marco Pettenò.

Ben presto la quota aumenta e con essa anche la predominante bianca, sia al suolo sia in un cielo che ha cominciato a farci assaporare i primi fiocchi di neve sulla faccia. Nemmeno questo però basta a farci tornare indietro e, consci di quello che si vuole fare, seguiamo le nostre future tracce verso le bastionate rocciose, ricercando una linea in un mare di nuvole.

La scelta di dirigerci verso la Rocchetta di Campolongo avviene quasi per caso, osservando quel poco di intuibile dal pianoro antistante e ricordando quanto già studiato in merito a quella parete. Decidiamo quindi di alzarci lungo il canalone che divide la sua parete sud-ovest dai suoi contrafforti che, immersi in questa atmosfera ovattata e sferzati dalla neve, assumono un atteggiamento ieratico che incanta non poco chi li osserva.

Deciso come non mai salgo velocemente i risalti del canale, subito seguito da Gianluca. Decidiamo di fermarci sopra un piccolo slargo sul quale sarà più facile prepararci per salire le belle placche sovrastanti. Ben presto siamo pronti a muovere i primi passi e, passaggio dopo passaggio, i primi sessanta metri di via scivolano, come nulla fosse, attraverso buona roccia e piccoli bombè che divertono corpo e spirito. Solo una volta recuperatolo in sosta, il compare pensa bene di ricordarmi che sta continuando a nevicare ma, questo, mi lascia alquanto indifferente vedendo la roccia libera da neve e meno fredda di quanto ci si potesse aspettare.

Continuiamo a salire seguendo i tratti di roccia più sana, sostando in prossimità delle varie cenge presenti e affrontando alcuni passaggi veramente caratteristici e divertenti. Procediamo veloci e tranquilli fino alla cresta finale e, con un traverso verso sinistra, ci portiamo in prossimità del cartello di vetta dove, a darci il benvenuto, c’è una distesa di neve che copre tutto il versante nord della Rocchetta. Una visione eterea che dona tranquillità a tutto.

Firmiamo il libro e iniziamo la discesa, ben conosciuta da Gianluca. La scelta di evitare gli itinerari più pericolosi, per tornare sui sentieri, è dettata dal fatto che ora nevica più forte di prima. Ecco quindi che, lungo i pendii innevati e i boschi ammantati, iniziamo a scendere verso Socol accompagnati dai bramiti dei cervi che si nascondono a noi.

La via. Foto: Marco Pettenò.

È così che, quest’anno, ho vissuto la prima neve autunnale. Una maniera insolita e diversa che, lungo una linea facile e tranquilla e un’escursione appagante, ci ha fatto fare un bel viaggio all’interno di una natura apparentemente diversa da quella a cui siamo abituati di solito.

Kannik. In lingua Inuit significa “fiocco di neve”. Questa singola parola per me, da oggi, andrà a inglobare ben più di un significato. Comprenderà infatti la descrizione di tutta una serie di emozioni altrimenti troppo difficili da esternare perchè effimere e mutevoli ogni volta che vi si pensa. Sensazioni legate alla neve, al suo potere, a ciò che fa, non solo alla natura ma anche a chi vi si approccia.

Il rientro. Foto: Marco Pettenò.

Kannik è il primo fiocco di neve; quello del cambiamento, quello della rivoluzione.

 

 

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