Smontare l’immaginario della montagna

Nel saggio Montagne immaginarie, il giornalista Michele Sasso costruisce una riflessione profonda e attuale sul ruolo della montagna italiana nel nostro immaginario collettivo.

Smontare l’immaginario della montagna
di Alessandra Corrà
(pubblicato su piemonteparchi.it il 10 aprile 2026)

Montagne immaginarie, di Michele Sasso. Edizioni Ambiente, 200 pagine, 18,00 euro.

Michele Sasso smonta con attenzione critica le rappresentazioni romantiche e stereotipate delle “terre alte”, facendoci notare come spesso ciò che consideriamo natura incontaminata sia in realtà il risultato di narrazioni idealizzate, quasi mitologiche. Sasso ci invita quindi a guardare oltre la superficie delle immagini da cartolina e a riconoscere la montagna per ciò che è oggi: un territorio vivo e vulnerabile, attraversato da trasformazioni ambientali, sfide climatiche, pressioni economiche e profonde questioni identitarie.

Un viaggio tra Alpi, Dolomiti e Appennini
Sasso assume pienamente il ruolo del reporter: percorre i territori, ascolta le comunità locali, approfondisce dati e confronta modelli di sviluppo diversi. Il suo intento non è solo descrittivo, ma interpretativo: vuole capire come la montagna stia cambiando e, allo stesso tempo, mettere in discussione ciò che noi stessi immaginiamo quando parliamo di “montagna”.
Il libro si struttura attorno a tre assi principali: il rapporto sempre più complesso tra città e territori montani; la crisi climatica e ambientale che ridefinisce paesaggi e abitudini; e infine il tema della “restanza”, intesa come risposta culturale e sociale allo spopolamento e ai processi di sfruttamento che hanno segnato le aree interne.

Oltre le cartoline: critica alla “snow economy” e ai modelli insostenibili
Uno dei nuclei più forti del libro è la critica alla cosiddetta “snow economy”, l’economia fondata sul turismo invernale e sull’innevamento artificiale. Sasso mostra come questo modello, oltre a richiedere quantità ingenti di acqua ed energia, rappresenti una visione di sviluppo ormai inadeguata al contesto climatico attuale. Molte infrastrutture – dagli impianti sciistici agli eventi di massa – appaiono, nelle sue analisi, come tentativi di riprodurre frammenti di città in ambiente naturale, snaturando i territori montani e riducendoli a prodotti da consumare piuttosto che a comunità da vivere e tutelare.

La “restanza” e il nuovo abitare
Tra i concetti più suggestivi del libro emerge quello di “restanza”, ripreso dall’antropologo Vito Teti. Non si tratta semplicemente di resistere, ma di scegliere consapevolmente di restare: coltivare un legame profondo con il proprio territorio e costruire modelli di vita e di economia che vadano oltre il semplice flusso turistico. Sasso intreccia questa idea alle storie di comunità che sperimentano nuove forme di abitare e di lavoro, delineando scenari in cui le montagne italiane non sono più luoghi marginali, ma spazi capaci di generare futuro.

Conclusione: una narrazione necessaria
Montagne immaginarie mette a nudo i modelli economici che abbiamo costruito e le possibilità, oggi urgenti, di ripensarli. Michele Sasso invita il lettore a superare le apparenze, a smontare le visioni idealizzate della montagna e ad abbracciare uno sguardo più autentico, sostenibile e rispettoso. È una lettura imprescindibile per chi ama questi territori, per chi li abita o per chi desidera comprendere a fondo le trasformazioni che attraversano il nostro presente.

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1 Comment

  1. says: Ratman

    Interessante: da pensiero immaginario a pensiero immaginifico e le montagne stanno a guardare.

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