Sulla via della desertificazione? – 1

di Beppe Ley
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.it il 18 maggio 2022)

La seggiovia “Karfen” di Ala di Stura (siamo in Val d’Ala, Valli di Lanzo) è stata recentemente sequestrata. E’ La Stampa del 21 aprile 2022 a darne notizia (qui l’articolo) e tra le righe del pezzo si parla – sorprendentemente – di paesaggio: secondo gli inquirenti non sarebbero state rispettate le relative norme.

Che ne sappiamo di paesaggio? Soprattutto di quello di montagna? E che cosa avrebbero combinato le ennesime ruspe sguinzagliate sui versanti all’ombra di Ala di Stura?

Lago del Lusignetto 2171 m. Foto dal post “Alla ricerca del limite perduto” (2012).

La Punta Lusignetto e l’omonimo bellissimo lago sono da tempo sacrificati per lo “sviluppo” turistico di Ala di Stura. Nel 2012 ne parlai in questo post, dove, tra l’altro, riportai alcune citazioni di Paolo Rumiz. Una su tutte:

“Il legame con la terra è saltato, i montanari ormai ignorano il brutto. Piloni, immondizie, terrapieni, sbancamenti: tutto invisibile. Si cerca di riprodurre il parco-giochi, e così si svende il valore più grosso: l’incanto dei luoghi”.

Sbancamento in località “Laietto” (Val d’Ala) su antico sentiero.

Nel 2009, anno dell’articolo di Rumiz, mancavano all’appello le grandi panchine (ma c’erano già i cambiamenti climatici) nell’elenco delle sconcezze (203 le costruzioni di questo tipo in Italia, il 95% in Piemonte, quando nel resto dell’Europa sono solo 4): dovevano ancora essere inventate.

Panchina gigante al Pian della Mussa.

Che la sconcezza bianca – quella di Punta Lusignetto – sia stata spalmata su luoghi incantevoli, lo sanno da tempo gli estimatori delle Valli di Lanzo: in fin dei conti se porta soldi, va tutto bene. Un ragionamento semplicistico questo perché vale esclusivamente nel breve periodo dove tutti – e ripeto tutti – si illudono che il guadagno sia esente da costi, non immediatamente tangibili, che invece si paleseranno nel medio-lungo termine, spesso in modo dirompente. Un semplice esempio è quello dei carburanti derivanti dal petrolio: quanto dovrebbero costare alla pompa se comprendessero tutti gli immensi danni che provocano (ambiente, salute, guerre, ecc.) e che vengono socializzati, ovvero scaricati sulla società nel suo complesso?

Il comprensorio sciistico “Karfen” in Val d’Ala, visto da sud (aprile 2021).

Prima di vedere le foto recenti di un brutto paesaggio di Ala di Stura, che sarebbe peggiorato recentemente, vale un attimo la pena di considerare una parola citata da Rumiz: “luogo” con il suo incanto, che svendiamo appunto. Anche qui manifestiamo comportamenti miopi, osserviamo la cassa che si riempie di denaro (nel caso dello sci ampiamente e stoltamente finanziato con risorse pubbliche) e nel contempo socializziamo i costi che non vogliamo vedere. O forse non siamo in grado farlo perché ostinatamente fiduciosi del tempo breve, dove tutto deve succedere, compresa la fine del genere umano.

Arrivare all’attacco di pareti così discoste e dimenticate, sospese sulla valle, è sempre un momento particolare, luoghi magici senza tempo, intrisi dalle emozioni di chi qui ci ha preceduti. Ci sentiamo fortunati e non invidiamo chi pensa che la montagna sia il triste nastro di neve sparata che ci sta di fronte, sull’altro versante della vallata.”

Il comprensorio sciistico “Karfen” visto da sud (foto di Luca Enrico, primavera 2022).

Quest’ultima citazione è di Luca Enrico (il grassetto è mio) che ha scritto un post molto bello per questo blog. Attenzione alla parola che ritorna: “luoghi”.

Forse voliamo troppo in alto? Addirittura tentando di cogliere lo sguardo di provetti alpinisti, proprio quelli che fecero la fortuna di aree alpine come Balme?

Un sentiero – sempre lui, l’umile, schietto ed inestimabile cammino – da Mezzenile porta fino alla vetta di Testa Pajan, montagna che domina l’orizzonte rivolto a sud-est di Ala. Questo magnifico percorso escursionistico (imponetevi di farlo con tempo limpido) potrebbe diventare a pieno titolo la Scuola del paesaggio tradizionale delle Valli di Lanzo. Ogni volta che ci poso i piedi rimango sempre profondamente commosso dalla ricchezza dei paesaggi ove rintracciare luoghi incantevoli, che non meritano certo di essere sacrificati, tantomeno svenduti, soprattutto se pensiamo che sono distanti poche decine di chilometri delle aree urbane, soffocate ed abbruttite dal cemento.

Uno degli innumerevoli scorci paesaggistici osservabili dal sentiero 205.

Ne percepiamo il valore? No, perché continuiamo imperterriti ad inseguire il profitto facile, il tempo breve, disinteressandosi del domani, di chi verrà dopo di noi. Fare tutto questo costa fatica e non va di moda nei nostri tempi. La parola giusta è “desertificazione”, anche qui.

Non potete immaginare quante persone di indiscutibile livello culturale abbiano rinunciato per sempre a ripercorrere sentieri che negli ultimi anni sono stati sradicati dalle ruspe per posarci inutili piste “silvo-pastorali”.

Perché desertificazione? Perché nel medio-lungo periodo, passata la brevissima e fatua sbornia dei guadagni veloci e facili (sempre e comunque per pochi eletti), derivanti dai finanziamenti pubblici (vale anche per le strade sterrate, le piste, evidentemente le uniche “infrastrutture”, insieme alle recenti big bench, che possano far innalzare l’entusiasmo valligiano) ci si ritrova con i costi della disaffezione verso luoghi smembrati (un pericolosissimo boomerang: dall’incanto al disincanto): parlo dei sentimenti deprimenti provati da coloro che dovrebbero rientrare nel novero del “turisti di qualità”, ovvero di chi ricerca una montagna autentica, intrisa di paesaggi tradizionali, rispettosa dei limiti ambientali (perché, ad esempio, spalmare di neve artificiale le piste del “Karfen” prodotta con l’acqua del lago di Lusignetto?), amante della lentezza, vista anche e soprattutto come antidoto alla velocità e alla fretta che sta sempre di più falcidiando le facoltà intellettuali dell’umanità, proiettata verso il baratro.

Sbagliate se state pensando che stia enfatizzando la questione: personalmente – sempre che possa anche io rientrare nel novero dei turisti di qualità – non riesco più a progettare escursioni nelle zone delle Valli di Lanzo banalizzate dalle strade sterrate, che hanno divelto gli antichi sentieri. Ad esempio, quelli del versante a nord di Ala di Stura (come il 210 e il 211, di cui serbo ricordi magnifici), per non parlare dell’area del Laietto (versante a solatio della Val d’Ala, tra Mondrone e Martassina), interessato recentemente dagli ennesimi sbancamenti.

Località “Laietto” 1500 m circa, nel versante sud della Val d’Ala, tra le frazioni Martassina e Mondrone del Comune di Ala di Stura (foto aprile 2021). Pista silvo-pastoraleLaietto-La Tea- Vertea. Ne avevamo parlato nel 2017: qui il post.
Pista silvo-pastorale Laietto-La Tea- Vertea (foto aprile 2021).

Escursioni cancellate definitivamente. La mia mente si rifiuta di subire il disincanto dei luoghi e questo non capita solo a me. E perché poi essere obbligati (senza alcuna alternativa) a camminare su infrastrutture adatte ai mezzi motorizzati che hanno esigenze che nulla hanno a che vedere con chi fa escursionismo di qualità?

Se è questo il risultato allora c’è davvero da ritenere che il rischio desertificazione – culturale e poi sociale, per gli effetti dello spaesamento – sia molto reale, con i conseguenti riflessi sulla capacità attrattiva del territorio.

So che per molti giovani di Ala di Stura immaginare un domani senza lo Sci Club determina effetti assimilabili allo spaesamento. Ma se davvero è così, che cosa hanno insegnato le scuole ai valligiani? A combattere, per partito preso, con tutto quello che riguarda il passato delle Valli di Lanzo, quando non c’era lo sviluppo industriale della pianura che ha permesso di affrancarsi da una vita tremendamente misera? Quindi tutto da buttare via, anche i paesaggi tradizionali (intreccio formidabile tra cultura e natura), di cui i vecchi sentieri sono l’esempio magistrale della loro costruzione? E allora, cari valligiani, non ci rimane che fare i conti con un presente, il nostro, terrificante che non offre alcun sentiero percorribile perché non ha alcun punto di partenza. Avete mai visto un sentiero che non ha un punto di partenza? Come facciamo ad immaginare il domani se cancelliamo, tout court, il passato?

Paesaggio tradizionale in Val d’Ala (Valli di Lanzo).

La desertificazione incipiente è un orizzonte non desiderabile anche per coloro che negli ultimi anni stanno lottando affinché luoghi autentici non vengano svenduti, come il Vallone di Sea (tuttora a rischio). C’è una sana, vitale ed intelligente resistenza che emerge nelle pareti di Sea così come tra la schiena piegata dei volontari del Cai che si occupano di rianimare le antiche vie, preservando così paesaggi di valore inestimabile, al netto degli sbancamenti che hanno un ritorno economico solo per i pochi “fortunati” (furbi?) dalla vista corta.

Un punto di partenza, certamente faticoso ma che sa andare oltre la punta del proprio naso.

(continua)

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