Tosare le pecore duemila anni fa

di Paolo Crosa Lenz
(pubblicato su Lepontica n. 14, dicembre 2021)

Il museo archeologico di Malesco in Val Vigezzo (Parco Nazionale Val Grande) racconta frammenti preziosi di storia antica delle Alpi. È un luogo da visitare, prezioso e che apre finestre su tempi lontani.
Trent’anni fa di musei archeologici nell’Alto Novarese (poi provincia del VCO) c’era poco o niente. Una memoria dimenticata se non per l’orgogliosa presenza dell’Antiquarium di Mergozzo, voluto e allestito dall’indimenticato Alberto De Giuli. Oggi ce ne sono parecchi. Alcuni, non tutti, sono aperti tutto l’anno, altri in estate (il riscaldamento costa!).

Il museo di Malesco si chiama “Museo archeologico della pietra ollare”, è ospitato nel palazzo dell’antica Pretura ed è parte dell’Ecomuseo vigezzino. La pietra ollare è un sasso usato dalla civiltà contadina per costruire pentole e stufe: da duemila anni. La sezione archeologica presenta reperti archeologici dalla necropoli romana e tardoantica di Craveggia. Il museo presenta reperti dell’età del bronzo, quando la pietra ollare era utilizzata per produrre matrici di fusione. La tomba 34 di Craveggia (in archeologia tutte oggi hanno un numero) ha rivelato una cesoia in ferro che l’università di Padova sta studiando con tecnologie moderne. Le fonti ufficiali dicono: “I rilievi ottenuti serviranno da base per la riproduzione dei manufatti da parte di un esperto artigiano e le riproduzioni così ottenute saranno impiegate per prove sperimentali volte alla definizione dell’efficacia dei singoli strumenti per i diversi usi”. Le cesoie erano forbici, quindi servivano per tagliare. La prudenza degli archeologi non dice cosa, ma tutti pensano alla lana delle pecore (in Sardegna ci fanno i campionati di tosatura). Nelle necropoli di Ornavasso (scoperte nel 1890 – 91) ne hanno trovate parecchie (foto). Attrezzi pastorali di duemila anni fa.

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