Montagna Sacra dovrebbe stare per Terra Sacra

di Massimo Manavella
(scritto il 4 agosto 2021)

Personalmente, ritengo l’incontro virtuale di lunedì 2 agosto 2021 una linea di demarcazione molto importante e assolutamente necessaria. Almeno si è iniziato a fare chiarezza sulle intenzioni e sulle azioni future.

Se potrò essere utile, sarò ben contento di continuare a dare un mio contributo. Ci tengo a specificarlo prima di qualunque altra affermazione che leggerete di seguito e per le quali vado, eventualmente e preventivamente, a chiedere scusa in anticipo.

Come detto durante il mio intervento, io vedrei La Montagna Sacra come una metafora da utilizzare per impostare un discorso molto più ampio che non ha come obbiettivo la sola individuazione di un luogo fisico da designare come “sacro ed inviolabile”. La Montagna Sacra, dal mio punto di vista, è una Scusa per intavolare un confronto con finalità molto, tanto, più alte.

Il Monveso di Forzo da Boschietto (Vallone di Forzo)

In qualità di Comitato di Intellettuali, al quale il sottoscritto si sente onorato di poter partecipare sapendo di non essere affatto nemmeno al livello minimo, il dovere che si dovrebbe sentire molto pressante è quello di far suonare le campane ed accendere i riflettori sulla condizione di malattia in cui versa la Montagna insieme al Mare ed a tutto il resto del Pianeta. Siamo in tempi nei quali questi discorsi non sono più di moda, anzi danno fastidio perché, forse, gli effetti e gli impatti del nostro quotidiano li abbiamo sotto gli occhi costantemente, quindi meglio mettersi un paraocchi e parlare per massimi sistemi.

Parlo per me, quando ribadisco per iscritto che Me Ne Frego che il Parco compia cento oppure quarant’anni, perché di fatto il Parco, i Parchi, sono diventati, tutti, una caricatura di loro stessi, con la sola urgenza di garantirsi la manutenzione degli orticelli costruiti in questi decenni: siamo di fronte all’ennesimo carrozzone lento e cieco, volutamente lento e cieco. Con questa affermazione non sono qui a fomentare la “guerra ai parchi”, vorrei solamente ribadire che La Montagna Sacra non può ridursi ad un Carro di Carnevale in cartapesta da portare alle celebrazioni di un centenario: non possiamo partire, fin da subito, realizzando una sorta di caricatura ridicola delle Teorie di Alex Langer o della Mountain Wilderness che si appendeva ai tralicci della Funivia del Monte Bianco. A quei tempi, io ero poco più di un bambino ma mi ricordo bene l’effetto sull’opinione pubblica: possibile che oggi, a quarant’anni di distanza e di evoluzione, nessuno abbia niente da dire sul Centro Commerciale di Punta Helbronner e sulla penosa condizione in cui boccheggia la Mer de Glace?

Montagna Sacra dovrebbe stare per Terra Sacra: gli interessi economici sono, certamente, colpevolmente sordi, ma gli intellettuali non possono più permettersi di essere colpevolmente muti.

Il Rifugio come luogo generico, quindi anche il rifugio Selleries, quello che io conduco, non è assolutamente esente da questi ragionamenti e non ritengo affatto che lo si debba considerare un modus di lavoro da portare ad esempio. Il Selleries, come tutti gli altri rifugi dell’Arco Alpino, è una sorta di tumore. Un corpo estraneo che si è andato ad insinuare dapprima in sordina, fino ad installarsi in modo sempre più definitivo e strutturato, col tempo. Oggi, con le frequentazioni massive a cui assistiamo è diventato una vera e propria bomba chimica che se dovesse, malauguratamente, esplodere, infetterebbe tutta la montagna che si vanta di custodire. Si pensi alla quantità di liquami da gestire…

Ho fatto questo inciso per chiarire che non mi sento affatto nella posizione del giusto che fustiga, al contrario mi sento semplicemente un uomo qualunque che si preoccupa. Che si ferma e che tenta delle ipotesi di soluzione.

Non è mia intenzione tediarvi oltre. Non ho alcuna Soluzione certa da proporre e ribadisco l’intenzione di mettermi a disposizione per lavorare. Ma ho, per contro, la necessità di potermi per lo meno illudere che il Lavoro che andremo a fare abbia delle grandi presunzioni e delle grandi ambizioni. Ed a tal proposito, io non sarò presente ad alcuna guerra contro alcun parco, come non presenzierò ad alcuna celebrazione futile e inutile.

Capisco di rappresentare, forse in solitudine, l’ala più radicale del comitato. Ma non mi è consentito pormi in altra maniera: la Pandemia è stata solo una delle trombe che stanno suonando negli ultimi tempi. Le 180 vittime in poche ore in Germania con le alluvioni. Le continue notizie disgraziate che ci arrivano. I parti di feti deformi in Sardegna come in Afghanistan (vedi i Coraggiosi Ballentes)… e tanto altro che non sto a dire e che non so… dallo scranno in un angolo del “comitato intellettuale” in cui spero di poter continuare a sedermi, ho solo alzato la mano per chiedere parola.

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1 Comment

  1. says: Guido Dalla Casa

    Sono d’accordo. La Terra è sacra (se preferite, l’Ecosfera). Dobbiamo renderci conto che tutta la civiltà industriale, con i suoi concetti di risorse e rifiuti e il suo folle antropocentrismo, è un modello impossibile perché è incompatibile con il Sistema Terrestre.

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