L’Isola che non c’è

L’esotico vicino, un concetto che mi è molto caro nello scialpinismo (difatti ho realizzato diversi raid integrali – in tenda per capirci – in valloni solitari a 50-100 km da Torino), può esistere anche in altre attività di outdoor. A volte sento di gente che va dall’altra parte del pianeta (Polinesia francese, Caraibi, Seychelles) per vivere emozioni marine che si trovano a due passi da casa. Speriamo che la contrazione nella globalizzazione, a causa dei recenti avvenimenti (difficoltà e maggiori costi di viaggio per pandemia, guerra, crisi energetica…) spinga a riscoprire i tesori che abbiamo sotto al naso (Carlo Crovella).

L’Isola che non c’è
Le Secche di Tor Paterno che, anche se sembra difficile da credere, sono a poca distanza da Roma, dal 2000 hanno ottenuto lo status di Area Marina Protetta e sono gestite dall’ente regionale RomaNatura.
di Franco Tulli
(pubblicato su huffingtonpost.it il 31 marzo 2022)
Foto di Franco Tulli

Le restrizioni per il Covid sono state ormai in gran parte rimosse e si può nuovamente organizzare qualche bel viaggio in mari lontani. Questo non toglie che non si possa continuare a frequentare le meravigliose aree marine che spesso abbiamo dietro l’angolo di casa, come le Secche di Tor Paterno che, anche se sembra difficile da credere, sono a poca distanza da Roma. Dal 2000 quest’area ha ottenuto lo status di Area Marina Protetta ed è gestita dall’ente regionale RomaNatura. 

Uno dei grandi polpi delle Secche

In Italia solo dopo un lungo iter, spesso contrastato da lobby di pescatori e personaggi con svariati interessi speculativi, si è arrivati con grave ritardo rispetto agli altri paesi europei ad approvare una legge quadro per l’istituzione di aree marine. Alla fine se pur lentamente è stata approvata anche per le Secche di Tor Paterno, ma spesso accade che vengano prese delle decisioni discutibili e così è successo per questa AMP dove, pur soggetta a controllo e con un accesso limitato, è permessa la pesca con la canna. Questo favorisce di fatto anche la pesca di frodo in quanto la notevole distanza dalla riva rende complicato il continuo monitoraggio dell’area. Sono i titolari dei diving che da oltre vent’anni portano in acqua i subacquei ad aiutare a proteggere, grazie al loro costante controllo, questi fondali e a limitare i danni. 

La nuvola di di Salpe

Le secche si trovano a circa 16 km a sud della foce del Fiume Tevere tra Tor Paterno e Torvaianica. Il tipico fondale di sabbia e fango, condizionato dalla presenza del delta sommerso del Fiume Tevere, è interrotto da tre strutture rocciose: la Secca di Terra, la Secca di Mezzo e la Secca di Fuori. La Secca di Terra è quella più vicina alla costa e la sua profondità è compresa tra i 4 ed i 18 metri; è composta da tre speroni rocciosi che si elevano fino a 5-6 metri rispetto al fondale circostante e sono completamente incrostati da formazioni coralligene. La Secca di Fuori, poco conosciuta, si trova ad una profondità di circa 100 metri con un’altezza di circa 10 rispetto ai fondali circostanti. Infine c’è la Secca di Mezzo, la più famosa, in realtà la sola che costituisce la AMP delle Secche di Tor Paterno e, unica in Italia, ad essere completamente sommersa senza includere alcun tratto di costa. Si trova a circa 9 km dal litorale, si estende per 1200 ettari ed è costituita da una serie di rilievi rocciosi a una profondità che varia dai 18 ai 60 metri dalla superficie.

Una coppia di grandi polpi delle Secche

Dal punto di vista morfologico si presenta asimmetrica in quanto il versante nord-occidentale, anche se accidentato, ha un pendio più dolce rispetto a quello sud-orientale che presenta pendenze accentuate ed un raccordo netto con il fondo sabbioso circostante. Da un punto di vista geologico le secche sono costituito da depositi di roccia sedimentaria composta da arenaria, chiamata Pietraforte di età compresa tra 100 e 66 milioni di anni, presente in affioramenti a sud di Civitavecchia e nei dintorni di Santa Marinella.

Una delle grandi Cernia tra la mucillagine

Come una vera e propria isola sul fondo del mare circondata dal un vasto deserto nulla emerge dall’acqua. Raramente è visibile il fondale dalla superficie in quanto l’area, per la vicinanza con il delta del Tevere, è soggetta ad improvvisi mutamenti di correnti che frequentemente portano ad intorbidire l’acqua. Ma, come abbiamo visto in altri casi, è proprio il fiume a contribuire allo sviluppo di una ricca vegetazione marina e a favorire la diversità e la forte concentrazione di vita animale. Non meraviglia quindi scoprire che in questa Area Marina Protetta si trovano oltre un centinaio di specie diverse di policheti, la classe filogeneticamente più antica del phylum degli Anellidi, 37 specie di molluschi, 12 specie di echinodermi, decine di specie di crostacei e oltre 15 specie rare o a rischio di estinzione. Sulla sommità dei rilievi rocciosi cresce rigogliosa la Posidonia oceanica che qui vive fino a circa 25 metri dalla superficie.

Gorgonia rossa (Paramuricea clavata)

Più in profondità si trovano molteplici colonie di celenterati, stretti parenti del corallo come la bellissima gorgonia rossa (Paramuricea clavata), il falso corallo nero e gli alcionari, difficili da trovare altrove in queste zone. L’incontro con cernie e polpi è molto frequente e ci sono stati anni dove la loro numerosità era tale da poterla quasi considerarla eccessiva, le dimensioni di alcuni di loro sono diventate ragguardevoli e tali da assegnargli tra i subacquei dei nomi propri come la “cinquecento” o la “piovra”! Nelle giornate di buona visibilità non manca mai di avvistare gruppetti di saraghi o i grandi banchi di salpe che ruotano nel perimetro della secca, piccole famiglie di corvine, passaggi di ricciole e se si è fortunati, nella stagione giusta le aquile di mare, ormai da qualche anno stanziali.

Occasionalmente ci si può imbattere in una rana pescatrice e in qualche caso nell’incredibile pesce luna o in rare tartarughe. Anche nell’ipotesi di una giornata con scarsa visibilità le Secche di Tor Paterno posso offrire piccole e grandi sorprese ed insieme alle murene e gronchi che si affacciano dalle loro tane non mancano quasi mai i piccoli e variopinti nudibranchi, mentre spesso in superficie si può ammirare il passaggio di delfini.

Nudibranco (Cratena peregrina)
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