200 anni fa alle sorgenti del Mississippi

L’esploratore italiano Giacomo Costantino Beltrami scoprì la fonte più a nord del Mississippi e compilò il primo dizionario della lingua sioux.

200 anni fa alle sorgenti del Mississippi
di Luigi Grassia
(pubblicato su lastampa.it/cultura il 31 agosto 2023)

Chi ha scoperto le sorgenti del Mississippi? Un italiano, di nome Giacomo Costantino Beltrami, 200 anni fa, il 31 agosto 1823. E chi ha pubblicato il primo dizionario della lingua sioux? Non un americano ma lo stesso italiano, che per avvicinarsi alla meta si lanciò alla ventura, da solo, fra le tribù Sioux e Chippewa, un po’ come fa Kevin Costner in “Balla coi lupi”, con la differenza che Beltrami è esistito davvero, non è un’invenzione da film. Sulla scoperta delle sorgenti c’è da fare una precisazione: in America all’esploratore italiano è stato ufficialmente riconosciuto di avere identificato “una” delle fonti del Mississippi, quella che lui battezzò Lago Giulia, e non “la” sorgente principale, in seguito collocata, un po’ ad arbitrio, nel Lago Itasca (Beltrami ci passò accanto ma lo snobbò); resta il fatto che Beltrami fu il primo a percorrere consapevolmente la zona, a disegnarne una carta geografica e a scrivere una relazione di viaggio. Indisputata è poi la paternità del primo dizionario sioux, tutt’ora edito in America dalla Lakota Press, che è la casa editrice semi-ufficiale della tribù Lakota Oglala (quella di Nuvola Rossa e di Cavallo Pazzo, il vincitore del Settimo cavalleggeri di Custer a Little Big Horn).

In Italia Giacomo Costantino Beltrami ha legato il suo nome a due luoghi. A Bergamo nacque nel 1799 e oggi in città il Museo Angelo Mai ospita un’imponente collezione di reperti di oggetti amerindi che l’esploratore riportò in Italia; sono oggetti di cui in America non si trova l’equivalente, perché risalgono a un periodo in cui nessuno pensava a raccoglierli e catalogarli. Qualche anno fa una delegazione di sciamani pellerossa ha manifestato emozione di fronte ad alcuni antichi tamburi rituali, e ha dato indicazioni sul modo corretto di esporre i reperti, per esempio spiegando che il cannello e il fornello del calumet vanno tenuti separati, perché si uniscono solo al momento di fumare.

In un’altra città, la piccola Filottrano (in provincia di Ancona), Beltrami trascorse buona parte della sua esistenza e morì nel 1855; il palazzo che gli fece da residenza ospita altre collezioni e carte, incluso il manoscritto originale del dizionario sioux.

Ma che cosa spinse Beltrami fino alle sorgenti del Mississippi? Ci arrivò a 44 anni, con alle spalle una vita da soldato di Napoleone, giudice del Regno napoleonico, poi sospettato di legami con la Carboneria dopo la Restaurazione; sottoposto a vessazioni poliziesche si risolse a intraprendere un lungo viaggio all’estero, prima in Europa e poi in America, dove fu persino ricevuto in udienza privata alla Casa Bianca dal presidente Monroe (quello della famosa Dottrina che imponeva alle potenze europee di non attaccare le nazioni delle Americhe). Avendo appreso, con stupore, che le sorgenti del Mississippi, il fiume più importante e più maestoso del Nord America, non erano state ancora individuate, Beltrami decise di andarle a scoprire lui, “per recare lustro all’Italia e suscitare simpatia nei popoli stranieri alla causa della sua libertà”.

All’inizio del viaggio verso Ovest ebbe una straordinaria fortuna: conobbe e strinse amicizia con un ufficiale di origine italiana, un certo Taliaferro che andava ad assumere il comando di un fortino nella valle del Mississippi; da qui Beltrami si aggregò a una missione militare diretta al confine canadese, cioè (più o meno) dove aveva in mente lui. Dotatosi di armi e munizioni e di un poderoso cavallo bianco, si procurò anche un ombrello rosso, per via di una stravagante idea: aveva letto in qualche libro che in Asia gli ombrelli erano usati da persone distinte e conferivano prestigio, e immaginò che potessero fare la stessa impressione ai nativi del Minnesota; e in effetti il Sioux e i Chippewa furono colpito dall’Uomo-con-l’ombrello- rosso.

Non bastò l’ombrello naturalmente. Beltrami si fece notare come grande cacciatore di orsi e grande guerriero (respinse un paio di attacchi da parte di pellerossa non identificati, senza ucciderne alcuno) tanto da essere chiamato a fare da paciere nelle contese fra le tribù. Fece colpo anche sulle giovani native, una delle quali (Woascita) gli confezionò uno stupendo abito di pelle d’alce, con frange e perline colorate, che ora fa bella mostra di sé a Bergamo.

Alla fine, lasciatesi alle spalle anche le guide pellerossa che lo hanno coadiuvato fin lì, Beltrami si inoltra da solo in una zona disabitata e inesplorata, piena di piccoli corsi d’acqua, polle vulcaniche e laghetti; e quando individua la sorgente più settentrionale e più lontana dalla foce del Mississippi, la battezza Lago Giulia, in nome di una donna da lui amata (la nobile Giulia de’ Medici Spada) e troppo presto perduta. Dopo questo viaggio ne compirà altri in Messico e a Haiti, e girerà l’America e l’Europa per propagandare le sue scoperte, ricevendo ovunque onori e riconoscimenti ma non la piena soddisfazione sul “Julia Lake” come sorgente principale del Mississippi. La ciliegina sulla torta che gli è mancata.

Luigi Grassia è autore del libro Balla coi Sioux. Beltrami, un italiano alle sorgenti del Mississippi, Mimesis Edizioni, 2018, 214 pagine.

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