Primavera silenziosa (Silent Spring) è il libro – considerato una sorta di manifesto ecologista – della biologa e zoologa statunitense Rachel Carson, uscito 61 anni fa in inglese, e sessant’anni fa in Italia. Ora (in occasione di questo anniversario) è stato riedito in Italia con una bellissima prefazione di Paolo Giordano (l’autore del romanzo La solitudine dei numeri primi). Si tratta di un saggio che ha fatto epoca: Carson denuncia i pericoli di un uso indiscriminato di prodotti chimici in agricoltura, dal rischio di cancro per l’uomo alle conseguenze per la riproduzione degli uccelli. Da qui, il tema dei danni che l’uomo può fare alla natura. Qualche anno dopo l’uscita del libro, e in seguito al dibattito che Primavera silenziosa ha suscitato, fu proibito negli Stati Uniti (e successivamente anche in Italia) l’uso del Ddt nell’agricoltura. E intanto, sulla eco di questo saggio, si è strutturato un movimento ambientalista negli Stati Uniti in opposizione a quello della lobby delle aziende chimiche. Una lobby che però (come scrisse il Time a questo proposito) ha «solo aumentato la consapevolezza dell’opinione pubblica».
Dall’euforia chimica all’agricoltura responsabile
(Primavera silenziosa di Rachel Carson 60 anni dopo)
di Maria Lodovica Gullino
(pubblicato su italialibera.online il 23 agosto 2023)
In occasione dei sessant’anni dalla pubblicazione in Italia di Primavera silenziosa, è uscita una riedizione del libro, con una bellissima prefazione di Paolo Giordano. È stata la prefazione di Giordano, scrittore che apprezzo moltissimo, a stimolarne la rilettura. E l’ho fatto a 61 anni dalla prima lettura, fatta da ragazzina curiosa ma assolutamente impreparata. Quando uscì il libro negli Usa io non avevo ancora 10 anni e mi apprestavo a iniziare la quinta elementare. Grazie al fatto di essere figlia di imprenditori agricoli, avevo già una buona conoscenza dell’agricoltura e dei suoi problemi. Mio padre, frutticoltore innovativo, mi ha trasmesso da subito la passione per l’agricoltura: un’agricoltura attenta all’ambiente, produttiva e tesa a introdurre tutte le innovazioni tecnologiche, sfruttandole al meglio. Un’agricoltura sensibile alla salute dei consumatori e degli operatori. Nei pensierini della seconda elementare già citavo gli agrofarmaci (il Ddt, per la precisione) di cui conoscevo già i meccanismi attraverso i quali agivano nei confronti dei patogeni.

Tutto ciò per dire che l’arrivo di Silent Spring non mi colse impreparata. Così come non mi preoccupò la lettura della versione originale del libro, considerato che avevo cominciato a studiare molto seriamente l’inglese all’età di 5 anni. Il mitico Zio Piero, ricercatore a Bethesda (Usa), mi spedì subito la versione originale del libro, che custodisco come una reliquia. Lessi il libro, non facile per una ragazzina. Per alcune parti chiesi aiuto a mio padre, che da agricoltore concreto e preparato, non lo condivise totalmente ma capì le perplessità dell’autrice e si preoccupò. Io mi appassionai anche all’autrice.
La rilettura di oggi avviene non solo a distanza di così tanti anni ma, soprattutto, dopo una vita professionale che mi ha portata a lavorare con gli agrofarmaci, toccando con mano molti dei temi sollevati dalla Carson. La rilettura del testo è stata una esperienza che mi ha portata a riprendere, ricordare, rivalutare, mettere in discussione tanti degli aspetti affrontati.
Come giustamente ricorda Paolo Giordano e come la stessa Carson evidenzia all’inizio del libro, quando avvicina l’inquinamento da Stronzio 90 a quello da sostanze chimiche utilizzate nei campi, le intuizioni dell’autrice sui possibili effetti negativi del Ddt e di altri insetticidi, si collegano, in qualche modo alla contaminazione radioattiva conseguente alle bombe di Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Carson riuscì a prevedere una futura contaminazione chimica conseguente all’uso esasperato degli agrofarmaci e lo fece sulla base della raccolta meticolosa di dati.
La mia attività di fitopatologo, con forte attenzione e interesse per la fitoiatria (che corrisponde alla medicina delle piante) inizia nel 1978. Esattamente sedici anni dopo la lettura di Silent Spring. In quegli anni si viveva la coda della grande euforia chimica che seguì alle due guerre. L’industria chimica, prima indirizzata allo sviluppo di prodotti bellici, si scatena nella produzione di grandi novità: fertilizzanti, agrofarmaci, plastiche. Tutti considerati miracolosi, capaci di aumentare le produzioni agricole, eliminare pericolosi parassiti, sostituire prodotti più costosi. E, in parte era ed è così. Perché, come oggi (forse) abbiamo imparato, non sono i prodotti pericolosi di per sé stessi, ma è l’uso che noi ne facciamo che può renderli pericolosi.
Alla fine degli anni 1970, quando mi ritrovai fitoiatra alle primissime armi, la corsa allo sviluppo di nuovi agrofarmaci era ancora molto intensa (e continuò ad esserlo per tutti gli anni 1980), ma si incominciava a intravvederne i problemi collaterali negativi. Ho più volte riconosciuto di essere una persona fortunata e lo sono stata anche con gli argomenti di ricerca che mi furono affidati. Anzitutto ho lavorato con i fungicidi che, tra gli agrofarmaci, sono quelli generalmente meno pericolosi per uomo, animali e ambiente e, soprattutto, fin dall’inizio, mi sono occupata, con la mia ricerca, di effetti collaterali negativi dell’uso dei fungicidi (di resistenza nei loro confronti, in particolare) e della ricerca di mezzi di difesa alternativi. Rachel Carson aveva ragione a puntare il dito contro l’uso massiccio di agrofarmaci e, in particolare, l’ha vista lunga preoccupandosi dell’uso intensivo di insetticidi. Parte delle sue preoccupazioni sono state recepite.
L’industria agrochimica, molto spesso additata come il nemico da combattere, nolente o dolente, anche spinta da normative sempre più stringenti, si è impegnata nella ricerca di prodotti aventi un minore impatto ambientale. Gli agricoltori, anche per motivi economici, hanno ridotto la quantità di agrofarmaci che utilizzano. I ricercatori, da parte loro, si stanno impegnando da decenni nella ricerca di mezzi di lotta capaci di affiancare e, potenzialmente, sostituire gli agrofarmaci. Resta la consapevolezza che gli agrofarmaci, così come i farmaci in medicina umana e veterinaria, restano importanti e, talora, difficilmente sostituibili. Ma proprio per questo devono essere utilizzati con estrema cautela. Rachel Carson stessa ben comprendeva i problemi pratici degli agricoltori, sottolineando peraltro che molti derivavano da una eccessiva intensificazione dell’agricoltura.
Ancora oggi, come ieri, sono gli insetticidi a rappresentare, insieme con i fumiganti, usati per la disinfestazione di terreno e ambienti, i prodotti più pericolosi e su di essi, infatti, si è abbattuta la scure dei legislatori. Il grande pregio di Carson è non solo quello di avere previsto, con larghissimo anticipo, i problemi che un uso esasperato degli agrofarmaci avrebbe causato ma anche quello di avere saputo avere una visione completa, ecosistemica. Che, con grande sensibilità, Paolo Giordano attribuisce al suo essere donna. Già allora Carson aveva quella visione circolare di cui oggi si parla, collegando suolo, acqua, aria, vegetazione, fauna, uomo. Una capacità di guardare avanti, con la piena consapevolezza degli attacchi che avrebbe ricevuto, prevedendo i guai a cui saremmo andati incontro.
Rileggere oggi Primavera silenziosa, con tanti anni di lavoro alle spalle, mi ha permesso di apprezzare ancora di più la capacità di Carson di evidenziare i problemi, suggerendo anche possibili soluzioni. Il tutto fatto sempre con grande umiltà, senza alcuna presunzione. Carson ci insegna che la ricerca ci permette di ottenere risultati interessanti e prodotti utilissimi, che possono risolvere problemi pratici ma che vanno considerati non con l’arroganza che spesso caratterizza il genere umano, ma che, piuttosto, devono essere messi in discussione alla luce delle nuove conoscenze che si generano nel tempo. D’altra parte la storia in generale e quella della fitoiatria in particolare, è ricca di successi e risultati che poi, per motivi diversi sono stati smontati, in parte o in toto, dall’insorgere di problemi prima sconosciuti. Solo due esempi, che valgono per tutti: benomyl e bromuro di metile. Un fungicida e un fumigante prima celebrati e largamente utilizzati e poi abbandonati, alla luce di una serie di problemi riscontrati, all’inizio non solo ignoti, ma neppure immaginabili.
La via che Carson con Primavera silenziosa ci indicò nel lontano 1962 è la stessa che noi dovremmo imboccare oggi, evitando di sbandare tra eccessi di scientismo e derive misticheggianti, via fondata sulla conoscenza. Un libro, quindi, da leggere e rileggere, ancora capace oggi e in futuro, di indicare la strada da seguire. Come ricercatori, agricoltori, consumatori. E, nel mio caso, il desiderio, purtroppo irrealizzabile, di rileggerlo e discuterlo ancora una volta con mio padre, anche alla luce dell’esperienza accumulata nel tempo.




