Diciamo basta ai crimini contro la natura

L’Onu, Organizzazione delle Nazioni Unite, ha una sezione specifica per i reati contro l’ambiente, soprattutto quelli legati al traffico di animali e all’uso improprio delle risorse naturali: problema sempre più attuale e urgente legato alla perdita di biodiversità dell’intero Pianeta. 

Diciamo basta ai crimini contro la natura
di Paola Viviana Trovò
(pubblicato su piemonteparchi.it il 20 dicembre 2022

Il nostro mondo è a un punto di svolta. La protezione delle persone e del pianeta rappresenta una delle sfide più grandi e urgenti che dobbiamo affrontare. La criminalità organizzata rappresenta una grave minaccia per il nostro ambiente, con gruppi criminali organizzati in tutto il mondo impegnati nel traffico di animali selvatici, crimini nel settore della pesca, del traffico di rifiuti e dell’estrazione illegale, tra le altre attività illecite. Questo sfruttamento ha un grave impatto sui nostri ecosistemi, sulla nostra sicurezza nazionale e sulla vita di milioni di persone che dipendono da queste risorse naturali per il loro sostentamento (Ghada Waly, Direttore Esecutivo di UN-ODCdichiarazione alla CCPCJ 2021)”.

La tigre è una specie simbolo del bracconaggio. Foto: Pixabay.

La maggior parte delle persone probabilmente non pensa al bracconaggio come a una delle cause più importanti di perdita di biodiversità. Nell’immaginario collettivo è spesso considerata una pratica cruenta, dolorosa e ingiusta, ma desueta e in via di abbandono. Purtroppo non è così, e dircelo è l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite.  

L’Ufficio contro la droga e la criminalità delle Nazioni Unite ha una sezione specifica per i reati che colpiscono l’ambiente, come quelli che riguardano la fauna, le foreste, i reati nel settore della pesca, dell’estrazione illegale e il traffico di metalli preziosi e rifiuti. Tutti questi crimini, oltre alla gravità intrinseca di ogni singolo evento, contribuiscono a drammi ben più gravi e ampi: la perdita di biodiversità e l’emergenza climatica. In particolare, l’esigenza di combattere i crimini legati al traffico di animali e al consumo delle risorse naturali è sempre più attuale e urgente proprio perché animali e risorse sono sempre più limitati.

E’ inoltre ormai noto che i reati ambientali sono spesso legati alla criminalità organizzata e strettamente connessi ad altri gravi crimini (omicidi, attività terroristiche, traffico di esseri umani, immigrazione illegale, estorsione, riciclaggio, evasione fiscale, corruzione, pirateria, contraffazione, frodi aziendali – dati Interpol, 2015).
I crimini contro la natura sono il quarto mercato criminale per importanza, subito dopo traffico di droga e beni contraffatti ed esseri umani, con un ritmo di crescita tra le 2 e le 3 volte maggiore di quello dell’economia globale (Fonte: UNEP/Interpol 2016). 

Bracconaggio, un crimine contro la fauna
crimini contro la fauna possono essere classificati in modo diverso, ad esempio, in base alle motivazioni del crimine, alla specie coinvolte o ai metodi utilizzati.

Uno di questi reati è senza dubbio il bracconaggio che, esteso sia a specie animali che vegetali, è una delle principali cause che contribuiscono all’estinzione delle specie. Il bracconaggio può  essere inoltre causa di introduzione di specie alloctone e diffusione di zoonosi. I motivi di questo drammatico commercio sono i più svariati. Molti animali sono ricercati per usi domestici, detenuti poi in gabbie oppure per collezionismo. Alcune specie sono sfruttate come fonti di “medicine” tradizionali, o servono per produrre oggetti, come pellicce, ornamenti, trofei, souvenir. Un’occasione questa, per ricordare che a volte i “prodotti” del bracconaggio alimentano l’industria della moda  o dell’arredamento, se trattasi di legnami di pregio generalemte tropicali.
Altri animali ancora vengono bracconati semplicemente perché fonti di cibo, oppure come falsa “soluzione” di un conflitto (soprattutto quando si tratta di un predatore). La lista si allunga se si  tiene in considerazione anche il traffico di uova raccolte, meglio dire predate, illegalmente in natura.

Bracconaggio infatti sognifica uccidere o catturare specie, anche protette, senza autorizzazione, oppure usare armi o attrezzare o sostanze illegali: un’attività che viene svolta da singole persone o da gruppi organizzati. In ogni caso, i metodi di cattura, uccisione e detenzione adoperati infliggono sempre immani sofferenze agli animali e non contemplano il rispetto della Vita.

Oltre all’apparato normativo e alle numerosi associazioni che si adoperano in difesa della natura e contro tali crimini, importante è il Progetto Life SWiPE – LIFE19 GIE/BG/000846 che si occupa dei crimini contro la fauna selvatica considerandoli crimini contro la vita. Scopo del progetto è la creazione di una banca dati solida e accessibile che funga di supporto alle Autorità pubbliche e a tutti i protagonisti della lotta ai crimini contro la natura. L’attivazione del progetto è la conferma e il riconoscimento, da parte dell’Unione Europea, della gravità del problema e della necessità di interventi urgenti.

Sotto gli occhi di tutti
Sebbene oggi si abbiano molti più dati e informazioni, la mancanza di personale e di coordinamento delle varie azioni intraprese, fa si che contro questo tipo di crimini ci sia ancora tanta strada da fare. A complicare il quadro,  si aggiunge il mercato on-line. L’International Fund for Animal Welfare – IFAW in una recente indagine ha rilevato che il 70% dei prodotti di fauna selvatica venduti su internet è illegale.

In Italia, per i più squallidi e svariati motivi, il bracconaggio è tristemente diffuso ovunque ma in alcune zone l’attività è più praticata e radicata anche a livello “culturale” ed è quindi “socialmente accettata” e più difficile da contrastare: basti pesnare alla tristemente famosa “polenta con gli osei” nel Bresciano o nel Bergamasco. In Calabria esiste ancora la tradizione alimentare dei ghiri mentre lungo il Po e i suoi affluenti è in crescita il bracconaggio ittico. In Sicilia troviamo diffusa la subdola forma di prelievo dei pulcini direttamente dal nido per il mercato illegale di collezionisti, allevatori e falconieri di aquila di Bonelli e capovaccaio, specie sempre più rare. Un’occasione questa per ricordare il lavoro svolto, per decenni, da Anna Giordano – ambientalista dell’anno 2021  contro l’uccisione a scopo “ricreativo” e “tradizionale” di rapaci in migrazione sullo Stretto di Messina.

Viaggiare con la testa
Gli “scivoloni” di un acquisto, involontario, macchiato di sangue o di linfa illegale sono sempre dietro l’angolo. Basti pensare a un mobile di legno tropicale oppure a una cintura in pelle di  rettile protetto. In viaggio è ancora più facile sbagliare, facendo un acquisto- souvenir che è frutto di un crimine.

Quindi quando siamo in viaggio, ricordiamoci di comprare solo souvenir certificati, di non prelevare nulla in natura, come conchiglie o semi che nascondono pure l’insidia del pericolo “alloctono”. E ancora, non alimentiamo il mercato delle “foto ricordo” con con animali selvatici, sempre detenuti innocenti della specie homo sapiens.

Per saperne di più
Network TRAFFIC – Trade Record Analysis of Fauna and Flora in Commerce 

UNITED NATIONS – Global Programme on Crimes that Affect the Environment 

Convenzione di Berna 

La Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie di fauna e flora 

Direttive UE sui crimini contro la natura

Dossier Crimini contro natura 2018

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