L’ex Giardino d’Europa

“Fatece largo che arrivamo noi”.

di Marrano

Per il mondo, tutto, la parola Italia è sinonimo di meraviglia. Tanto dal punto di vista artistico che ambientale, per il mondo intero il nostro Paese, in quanto a bellezza, è il numero uno. Oggi è una locuzione un po’ desueta o forse del tutto scomparsa, ma in un passato ormai remoto capitava spesso di sentire ripetere che “l’Italia è il giardino d’Europa”. Una frase che, nella sua semplicità, riassumeva il senso di un primato raggiunto grazie alla dotazione naturale del nostro territorio, associata alla sapienza creativa di abili mani, capaci di tradurre la spontanea bellezza dell’ambiente nell’opera mirabile di un incantevole giardino, dalle pianure alle colline, fino su alle terre alte ancora non colonizzate dal democratico turismo di massa. La bellezza della natura coltivata, non male come concetto, anche se qualcuno potrebbe obiettare che il “luogo selvaggio” è comunque preferibile al giardino curato e dal gusto un po’ stucchevole. Questione di punti di vista.

Sta di fatto che oggi, in Italia, non si sente più parlare di giardino d’Europa e l’autentica natura selvaggia trova spazio ormai solo nella fantasia di certi indomabili sognatori o nelle poche aree sempre meno protette dall’invasione degli outdoor weekender. Sì, perché oggi nel Belpaese l’outdoor è un “fatece largo che arrivamo noi”, con i nostri suv e superbike sui passi alpini, con furgononi da sportivoni, o biciclette ultratech che non conoscono limiti, dalla strada statale ai sentieri di montagna, a tutta velocità anche in salita grazie al motorino elettrico in modalità turbo. Un’esperienza in cui la natura, o l’outdoor se preferite, non è più giardino né luogo selvaggio, bensì playground o pista in cui misurare le proprie prestazioni nella totale indifferenza rispetto al suo destino.

Lo dimostra il fatto che in Italia, a differenza di altre nazioni europee, non si è mai consolidato un serio movimento ambientalista, capace di affermare in modo consistente una propria dignità politica e sociale. I pochi esponenti che hanno tentato questa via hanno nomi ingloriosi, che non vale nemmeno la pena di ricordare. Curioso come fatto, perché se da un lato sul palcoscenico Italia si muove convulsamente la massa barbarico-sportiva ultra-brandizzata, dall’altro è pur vero che l’Italia è una delle più importanti fonti della ricerca scientifica sui temi dell’ambiente e in particolare, fin da tempi non sospetti, della crisi climatica. Intelligenze niente affatto artificiali operano nell’ombra, spesso in condizioni di seria precarietà, producendo risultati che definiscono l’avanguardia su questioni chiave per il futuro della nostra specie, come la produzione di energie rinnovabili, lo studio dell’evoluzione del clima o delle nuove tecnologie per la salvaguardia della biodiversità coltivata, solo per citarne alcune.

Attività di alta ricerca che si affiancano a iniziative di nicchia, portate avanti da piccoli “nuclei sovversivi locali”, impegnati nella trasmissione di saperi antichi per la cura del bosco o per le tradizionali pratiche agricole nei territori svantaggiati, presupposto essenziale per la difesa dell’ambiente, soprattutto di quello montano. Piccoli e grandi eroi che lanciano messaggi nel vuoto pneumatico in cui scorrazzano liberi e inconsapevoli gli eroi della lotta contro il tempo e della maratona del gusto nei rifugi gourmet. Il futuro?

C’è da immaginare una corsa ai ripari, considerata la violenza che ci aspetta per mano del clima. Speriamo anche in termini di sensibilità un po’ più diffusa verso quella natura che noi italiani abbiamo avuto in dote e che le generazioni del passato, con rispetto e sapiente lavoro, avevano saputo trasformare nel giardino d’Europa.

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2 Comments

  1. says: Fabio Bertoncelli

    Marrano, presentati con nome e cognome. Un articolo con tema del genere lo esige.
    Altrimenti la fiducia del lettore viene a diminuire.

    E fornisci piú informazioni, circostanze, particolari, dettagli. Altrimenti si tratta di proteste e lamenti generici, come potrei fare pure io.

  2. says: Luigi

    Per favore togliti il cappello davanti a studiosi ambientalisti come Gianni Mattioli e Massimo Scalia

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