Dierdre Wolownick, la signora di El Cap

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Intervista alla 70enne madre del fuoriclasse climber Alex Honnold, la più anziana ad aver scalato l’iconica parete dello Yosemite. L’età è solo nella nostra mente e nella vita, come in montagna, nulla è impossibile”.

Dierdre Wolownick, la signora di El Cap
di Nicla Panciera
(pubblicato su lastampa.it/montagna il 18 ottobre 2022)

Nel 2021, per festeggiare il suo settantesimo compleanno, ha scalato per la seconda volta El Capitan superando così il record, che era suo dal 2017, di donna più anziana ad aver scalato l’iconico massiccio granitico dello Yosemite National Park (la Wolownick aveva scalato in dieci ore, con il figlio Alex Honnold, la via Lurking fear, NdR). Lei è Dierdre Wolownick, madre di Alex Honnold, il climber statunitense protagonista della più grande impresa arrampicatoria dei nostri giorni: la scalata in free solo – che significa arrampicata solitaria senza sicura – della parete di El Cap, lungo la durissima via Freerider. L’epica salita senza corde, immortalata nel documentario vincitore del premio Oscar “Free solo”, gli ha regalato grande notorietà anche al di fuori dell’ambiente degli appassionati. Vale la pena prestare invece attenzione alla madre, Dierdre, autrice del libro In cordata con Alex (Mulatero editore) e sulla cui vita è atteso per l’anno prossimo un docufilm intitolato Climbing into life.

In Italia è arrivata ospite della 26° edizione della rassegna culturale di montagna “Oltre le Vette”, appena conclusasi a Belluno, dedicata quest’anno al tema dei limiti e libertà in montagna: «Ho sempre desiderato arrampicare sulle Dolomiti – ha detto Dierdre Wolownick, intervistata a Belluno da La Stampa –. Ieri sono stata sulle Cinque Torri. Sono meravigliose. Chi l’avrebbe detto? Dopotutto, nulla è impossibile».

Dierdre Wolownick, madre di Alex Honnold, climber, maratoneta e autrice del libro In cordata con Alex (Mulatero editore).

Quello di rivedere la nostra idea di impossibile è uno dei grandi mantra di questa donna, che ha concluso la sua prima maratona a 55 anni e ha scalato El Capitan per la prima volta a 66. Con l’intenzione di comprendere meglio il mondo del figlio, si è avvicinata all’arrampicata che amava già da bambina: «Mi arrampicavo sugli alberi e sui tetti dei garage, ma ero figlia di immigrati polacchi e, nella New York del Dopoguerra, alle femmine certe cose non erano permesse. Poi è venuto il lavoro, la famiglia e i figli, e solo più tardi ho potuto esprimere questa mia passione latente».

Dierdre Wolownick mentre arrampica sulle Cinque Torri, sopra Cortina.

Ancora oggi molti limiti mentali e sociali vengono imposti alle donne e alle persone di una certa età: «Siamo costantemente bombardati di messaggi, amplificati dai media, che ci dicono cosa fare e cosa non fare, che ci indicano i nostri bisogni in quanto donne, in quanto adulti e anziani, ma non c’è nulla di naturale in questo. Dovremmo, piuttosto, conoscere noi stessi e il nostro corpo. Per tener conto delle problematiche di salute del mio fisico, io imparo ogni giorno a fare le cose in modo lievemente diverso da come le facevo prima, ma senza mai smettere di arrampicare».

Dierdre parla cinque lingue, scrive, dipinge, suona e ha diretto la West Sacramento Orchestra, da lei fondata per vivacizzare un po’ l’ambiente culturale della città in cui viveva. Ha allevato due figli, un marito assente in casa. Dice che non è mai troppo tardi per fare alcunché: «Da insegnante, l’apprendimento e l’insegnamento sono la mia vita. A cinquant’anni suonati ho iniziato con le maratone e ora arrampico regolarmente. Imparare qualcosa di completamente nuovo è sempre possibile, l’età è quasi tutta nella nostra mente».

Dierdre Wolownick durante la sua scalata di 10 ore alla cima di El Capitan. Foto: Jake Myhre.

Certo, ci spiega, il suo non è stato un passaggio così radicale dallo sforzo cognitivo a quello fisico come potrebbe sembrare: tanto la corsa quanto l’arrampicata hanno una forte componente mentale, sono una sfida con se stessi e con nessun altro, e sono attività che racchiudono in sé un potere soverchiante per l’animo umano. Con ai piedi le scarpe da corsa o le scarpette da arrampicata ci si sente potenti. La corsa, portandoci laddove credevamo fosse impossibile andare, ci mostra di cosa siamo capaci.

Dei primi passi che determinarono la svolta della sua seconda metà della vita, Dierdre scrive: «La corsa è equilibrio e in quella mia vita, priva di equilibrio, era qualcosa su cui avevo il controllo». Infatti, aggiunge oggi, «ci piace credere di poter avere tutto sotto controllo. Ma questa convinzione non è altro che un’ingenuità e una vulnerabilità. Quando ho iniziato a capirlo, tutto è cambiato, tutte le porte mi si sono aperte». È questo uno dei grandi insegnamenti dell’arrampicata, dove spesso un passo falso può avere terribili conseguenze, ma dove «impariamo a gestire il rischio e l’incertezza e a distinguere tra le paure vere, che ci salvano la vita, da quelle che non hanno ragione di esistere e che finiscono per immobilizzarci senza motivo, in parete e nella vita».

Dierdre Wolownick e Garet McMackin in cima a El Capitan a settembre 2022, per festeggiare il 70° compleanno di lei con champagne e cupcake. Foto: Jake Myhre.

Pane quotidiano per chi vive e va in montagna, le riflessioni sui concetti di rischio e di pericolo, di limiti e di libertà, sono stati ripresi in modo scomposto in occasione della tragedia della Marmolada. Certo, ammette Wolownick, in montagna serve preparazione, il pericolo dipende anche dalle capacità fisiche e mentali di ciascuno e nella percezione del rischio, oltre a una grande variabilità individuale, subentra il fattore abitudine che ci porta a valutare diversamente le azioni sulla base di quanto sono comuni. Ma «imparare a gestire le proprie emozioni è possibile». La montagna è una vera palestra di vita.

Si è mai chiesta che cosa sarebbe stato di lei se avesse preso in mano prima la sua vita?
«Spesso. Ma ora non ha più importanza, perché il mio dovere è quello di portare a tutti il mio messaggio: io oggi sono una persona diversa grazie all’arrampicata. Solo noi sappiamo di cosa siamo capaci, ma per scoprirlo dobbiamo provarci».

La signora del Capitan è stata il 18 ottobre 2022 a Feltre, ospite del CAI. E il 22 ottobre, in occasione del 20° anniversario dell’Indoor Boulder di Riazzino, in Canton Ticino, ha arrampicato con i ragazzi giusto prima di fare una conferenza aperta al pubblico.

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