Il Ghiacciaio di Fellaria

di Riccardo Scotti e Matteo Oreggioni – SGL
(con il supporto di: Interreg Italia Svizzera, B-ICE & Heritage, Comune di Lanzada e da Enlaps con cui collaboriamo per lo sviluppo delle eccezionali time-lapse camera Tikee, utilizzate per catturare le immagini di questo filmato. Si ringrazia inoltre per il supporto Associazione Macromicro On the Trail of the Glaciers).
https://www.servizioglaciologicolombardo.it/

Estate eccezionale? Eccezionale? Ma se ormai questo aggettivo lo dobbiamo usare un anno sì e l’altro anche? E se poi arriva un’estate peggiore di quest’ultima a breve come la definiamo? Eccezionale al quadrato?
Non è facile trovare gli aggettivi giusti per descrivere cos’è successo negli ultimi 4 mesi sui ghiacciai lombardi, italiani, alpini. È pur vero che in un regime climatico caratterizzato da temperature in aumento i record si battono più facilmente, ma l’anno idrologico 2021-2022 è stato qualcosa di più, qualcosa di talmente anomalo da costringerci ad aggiornare tutte le scale grafiche per i nostri bilanci di massa, qualcosa che speravamo non potesse arrivare così presto e con questa forza.
Tutte le previsioni fatte a giugno 2022, quando avevamo registrato un deficit del 70% di innevamento, sono state confermate e aggravate dalle temperature tropicali che hanno imperversato da maggio ad agosto.

Nelle prossime settimane cercheremo di rendere conto del lavoro sul campo che, mai come quest’anno è stato tanto impegnativo quanto perturbante. I nostri bilanci di massa con serie decennali non sono, come al solito, negativi, sono talmente negativi che raggiungono valori di perdita volumetrica doppi rispetto all’annata peggiore precedente. Per assurdo, i 7.55 m di spessore di ghiaccio perso sulla lingua orientale del ghiacciaio di Fellaria a 2650 m, un valore che in assoluto è qualcosa di mai registrato in tutte le nostre serie storiche su nessun ghiacciaio lombardo, non è neppure troppo sorprendente o anomalo rispetto a quanto registrato a quote più elevate dove persino oltre i 3500 m di quota abbiamo perso ghiaccio o neve degli anni precedenti.

Da quest’anno una nuova camera time-lapse Enlaps tikee installata al Fellaria a fine giugno 2022, ha efficacemente reso visibile gli effetti della crisi climatica su una lingua glaciale alpina. La camera storica, installata sulle rive del lago del ghiacciaio nel 2019, ha invece il merito di tenere traccia dei cambiamenti su scala pluriennale sebbene il ghiacciaio si allontani sempre di più e diventi sempre più piccolo nel frame. Del resto, si parla di quasi 26 m di spessore di ghiaccio perso in soli 4 anni, o meglio, visto che il ghiaccio perde spessore solo in estate, in circa 16 mesi complessivi. Un anno fa scrivevamo “I ghiacciai non hanno orecchie per ascoltare le inconsistenti promesse, di fatto chiacchiere al vento, che negli ultimi 40 anni non hanno portato a nessun risultato significativo… ridurre le emissioni sino ad azzerarle, e contemporaneamente estrarre i gas climalteranti di troppo già accumulati nell’atmosfera, è la via obbligata per cercare di stabilizzare il clima e di conseguenza l’unica possibilità per salvare quel che resterà dei ghiacciai alpini (e non solo loro)”. Niente è migliorato nell’ultimo anno, le emissioni del 2021 hanno segnano un + 6%* raggiungendo il valore record di tutti i tempi. A questo punto con amarezza non può che venirci in mente, nonostante le belle promesse degli Accordi di Parigi del 2015 o delle innumerevoli COP per il clima, che forse siamo prigionieri del noto adagio beckettiano: «fallire sempre, fallire meglio». I ghiacciai non possono mentire, i ghiacciai ci mostrano, senza tante parole e sempre più insistentemente, la cifra del nostro attuale fallimento collettivo sulle politiche per il clima. In ogni modo, sarà utopia ma speriamo che filmati come quello che presentiamo possano dare un contributo, seppur infinitesimo, per una presa di coscienza collettiva, prerogativa essenziale per ogni tipo di cambiamento sia a livello personale, che, soprattutto dal basso verso l’alto. Un cambiamento necessario, urgente, anche perché come ci ricorda l’ultimo report dell’IPCC, superati i 2 gradi, e abbiamo il 50% di possibilità di arrivare già a 1.5 in singole annate nei prossimi 4 anni, a rischio non saranno solo i ghiacciai ma anche la civilizzazione per come la conosciamo. A tal proposito, ci riecheggiano nella testa i versi della recente Vita su Marte dei Marlene Kuntz dove Cristiano Godano proprio a proposito della crisi climatica ripete con amara ironia: “Chi ce la farà e chi non ce la farà Canta che ti passa Nel caso poi si vedrà”.

Storia di una installazione (troppo) ambiziosa
di Riccardo Scotti SGL (Il progetto di monitoraggio del ghiacciaio di Fellaria-Palù da parte di SGL Interreg Italia Svizzera, B-ICE Bernina Ice, Comune di Lanzada e da Enlaps con cui collaboriamo per lo sviluppo delle eccezionali time-lapse camera Tikee utilizzate per catturare le immagini di questo filmato. Si ringrazia inoltre Fabiano Ventura Associazione Macromicro per il supporto e la collaborazione durante il controllo della fotocamera nell’ambito del progetto On the Trail of the Glaciers spedizione Alpi 2020).

Lo scorso anno abbiamo installato due fotocamere panoramiche sulla lingua del ghiacciaio di Fellaria. Il 25 maggio scopriamo che il supporto di una di queste è stato scardinato dal peso della neve invernale. Decidiamo così di spostarla in un nuovo punto molto vicino alla fronte per avere la miglior inquadratura possibile. Giusto il tempo di saldare, customizzare e riverniciare un vecchio treppiede che giaceva inutilizzato da anni, e il 15 giugno con un gruppo numeroso di volontari, siamo di nuovo in azione. Il maltempo ci costringe a lavorare velocemente ma riusciamo a fissare il treppiede direttamente alla roccia con solidi tasselli del 16. Sebbene l’analisi delle immagini dell’anno precedente non abbia mostrato criticità particolari, la prossimità con dei “muri” di ghiaccio in rapida evoluzione ci lascia qualche dubbio, e per questo, un po’ ingenuamente cerchiamo di tranquillizzarci addossando al treppiede una serie di grossi blocchi di roccia per proteggerlo e stabilizzarlo. Il duplice obiettivo dell’installazione è di comprendere meglio il fenomeno del calving glaciale (distacco di blocchi di ghiaccio a contatto con un lago glaciale) e testimoniare la rapida involuzione del ghiacciaio. Il 14 agosto, due mesi dopo, torniamo a controllare la fotocamera nell’ambito della spedizione Alpi2020 del progetto On the Trail of the Glaciers. Attraversiamo il ghiacciaio e, scendendo verso la fronte, ci accorgiamo subito che c’è qualcosa che non torna. Il treppiede è a terra, impreco ed accelero per riuscire a capire meglio cosa sia successo, sono ovviamente preoccupato per l’integrità della preziosa time-lapse camera. Arriviamo in pochi minuti quasi di corsa, il treppiede è piegato in più punti, quasi accartocciato, addirittura in un punto il tassello ha strappato completamente un pezzetto di roccia da terra. Gran parte dei massi sono spariti, probabilmente scagliati nel lago. Miracolosamente la camera ha interrotto la caduta a non più di 3 cm dalla roccia, è intatta ed è ancora in funzione! Ci voltiamo verso il ghiacciaio ed osserviamo con sorpresa e sgomento come siano cambiate le cose in soli due mesi. La fronte che distava solo pochi passi è ora lontana decine di metri, si è aperta una enorme grotta e la falesia mostra i segni dei crolli recenti. Il luogo è quasi irriconoscibile rispetto alla prima visita stagionale di maggio. Mai come in questa occasione rimango impressionato da un cambiamento così evidente avvenuto in un lasso di tempo così breve. Capiamo cos’è successo grazie all’altra fotocamera, posizionata solo poche decine di metri distante. Dal time-lapse si vede chiaramente come nella notte fra il 7 e l’8 agosto sia crollata un’ampia porzione della volta della grotta, questa massa di ghiaccio ha provocato un’onda (alta almeno 1-2 m) che ha convogliato i blocchi di ghiaccio appena crollati proprio in direzione della fotocamera. Nella prima immagine disponibile dell’8 agosto una distesa di grandi iceberg ricopre completamente l’intera area.

Didattica glaciologica
La fotocamera “miracolata” ci ha regalato immagini bellissime e molto didattiche. Ad inizio estate la fronte si rivela piuttosto stabile mentre i primi crolli significativi sono iniziati attorno al 13 luglio quando il treppiede inizia ad essere lambito da numerosi blocchi di ghiaccio. Tali crolli sono dovuti essenzialmente all’erosione dell’acqua del lago che tende a togliere il piede al ghiaccio. I crolli avvengono quando la porzione più avanzata, generalmente isolata a monte da un crepaccio, perde l’equilibrio statico e crolla o talvolta si ribalta nel lago. Le fluttuazioni giornaliere del battente e le correnti provocate dai torrenti subglaciali che arrivano da monte amplificano questo fenomeno favorendo la formazione di profonde grotte. È possibile che un graduale aumento della temperatura dell’acqua del lago durante il corso dell’estate possa favorire il fenomeno, resta un’ipotesi fin quando non ci convinceremo a misurare anche questo parametro. Contestualmente all’arretramento frontale è evidente la perdita di spessore della fronte dovuta alla fusione superficiale del ghiacciaio che in questa porzione a causa delle temperature estive molto alte, è ormai superiore ai 2 m al mese in luglio e agosto.

More from Alessandro Gogna
Wecho, l’eco delle donne di montagna
Ti senti una donna di montagna? Vedi nelle terre alte il luogo...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *