Forlì, coppia di manager molla tutto

Filippo e Greta, dirigenti d’azienda, hanno cambiato vita, immersi nella natura: il loro rifugio ha aperto a fine ottobre 2021. «Dopo 12 anni in giro per il mondo era la scelta giusta»

Forlì, coppia di manager molla tutto
(per gestire un rifugio sull’Appennino)
di Margherita Montanari
(pubblicato su Corriere.it il 21 ottobre 2021)

Filippo e Greta, dirigenti d’azienda, hanno cambiato vita, immersi nella natura: la struttura apre a fine mese. «Dopo 12 anni in giro per il mondo era la scelta giusta»

Quante volte ci si dice «mollo tutto e cambio vita». In pochi trovano davvero il coraggio di ricominciare da capo. Per i manager forlivesi Filippo Fiumana, 36 anni, e Greta Bellini, 29, è arrivato un momento in cui la voglia di partire — senza allontanarsi troppo da casa — ha prevalso su tutto il resto. La coppia ha abbandonato la strada conosciuta per imboccare un sentiero nell’Appennino romagnolo.

Filippo Fiumana e Greta Bellini nel loro rifugio insieme al figlio Brando

Il trasferimento
Da dirigenti nelle aziende familiari a rifugisti, dalla città alla natura. Dopo anni passati a Milano, Bologna e in viaggio per il mondo, il rifugio Pian di Rocchi, a 830 metri di altitudine, distante 52 chilometri da Forlì, è diventata la nuova casa di Fiumana e Bellini. Dal 6 agosto si sono trasferiti sull’Appennino romagnolo insieme al figlio Brando, di 4 mesi. Greta Bellini figlia di Davide, ex vicepresidente del Forlì calcio, e titolare dell’Ated2, ha lasciato il suo ruolo dirigenziale per gestire il rifugio a tempo pieno. Suo marito ha scelto di mantenere il doppio lavoro: durante la settimana fa l’export manager al mobilificio di famiglia Tumidei (Predappio), durante il weekend accoglie gli ospiti e studia per loro esperienze indimenticabili.

Il rifugio Pian di Rocchi a 830 metri di altitudine

Scelta in controtendenza
Una svolta netta. «Tutti i giorni faccio 40 minuti di strada di montagna per andare in azienda. Lo preferisco al restare imbottigliato in tangenziale la mattina — racconta Filippo Fiumana — Negli ultimi tempi, si è consolidata la tendenza ad abbandonare la montagna per vivere in contesti di comunità. Mia moglie ed io, dopo dodici anni in giro per il mondo, abbiamo fatto la scelta opposta». Inizialmente, la coppia aveva pensato di trasferirsi in una malga in Trentino, ma l’attaccamento alla Romagna e alla famiglia ha prevalso. «Cercavamo terreni in cui allevare cavalli, quando siamo venuti a conoscenza di questo rifugio — spiega il rifugista — Abbiamo partecipato al bando e abbiamo vinto la gestione della struttura. Apertura il 30 ottobre 2021. Quando siamo arrivati a Pian di Rocchi era quasi bivacco, oggi è un rifugio confortevole, con molti servizi, tre camere con nove posti letto anziché 25 e i bagni privati».

L’offerta turistica
La struttura, in pietra come le case di una volta, è in una radura in mezzo ai boschi. Al rifugio il telefono non prende, l’accesso a internet oscilla, lasciando poco spazio ai social e Premilcuore (796 abitanti) è il primo centro abitato che si incontra scendendo per i tornanti da Pian di Rocchi. «L’esperienza che vogliamo offrire ai visitatori, nella natura, viene apprezzata ancor di più se il contesto permette di staccare la spina. Vogliamo portare il turista, non solo locale, alla scoperta della Romagna e coinvolgerlo in iniziative in cui il cellulare non serve: dalle camminate con guide della zona ai giri in ebike, dalle visite nelle aziende bio alle giornate insieme al tartufaio, alle escursioni a cavallo». Per i prossimi 19 anni, Filippo e Greta gestiranno il casolare sull’Appennino, distante più di un’ora dalla città. Una scelta di vita che coinvolge anche il figlio di pochi mesi, Brando. «Siamo convinti che sia il posto migliore in cui far crescere nostro figlio. Non sarà isolato: crescerà insieme ai tanti visitatori, e verrà arricchito dalle storie di persone diverse», conclude Fiumana.

More from Alessandro Gogna
Camargue, terra dai mille confini
di Luca Giraudo (pubblicato su piemonteparchi.it il 26 febbraio 2020) Foto di...
Read More
Join the Conversation

2 Comments

  1. Non ci vedo nulla di speciale o strano. Da queste poche parole si capisce che la gestione è già di tipo manageriale e fatta come il cittadino vede e interpreta la montagna. Ma se a loro piace, va bene. Sicuramente avranno un sacco di lavoro perché offrono ciò che la gente oggi cerca maggiormente. Ma non chiamatemelo rifugio per favore.
    A quanto vendono la bottiglia di minerale che si intravede sul tavolo in un posto dove sicuramente l’acqua del rubinetto è buona, se non migliore di quella della bottiglia griffata?
    Di posti così è pieno per i motivi che ho appena detto sopra. Statemi bene.

  2. says: Angelo Leonelli

    Non comprendo l’articolo e soprattutto il suo titolo: coppia di manager molla tutto? Nel caso è lei che ha mollato tutto, mentre lui continua nell’azienda di famiglia (a proposito di diversity…). E poi il “rifugio” è piuttosto un quasi-resort (non ricordo rifugi col bagno in camera).
    Direi che una scelta imprenditoriale indovinata di due bravi manager e non una scelta di vita.
    Detto questo, ci andrò di sicuro. Amen.

Leave a comment
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.