Intervista a Ernesto Majoni

E’ imminente a Cortina il grande evento delle Olimpiadi 2026. Con Ernesto Majoni alla riscoperta della realtà più vissuta e consapevole dell’ambiente ampezzano.

Intervista a Ernesto Majoni
di Antonio Chiades
(pubblicato su Cadore, novembre 2025)

Le ormai prossime Olimpiadi Milano-Cortina 2026 non possono non porre ascolto, oltre alle doverose puntualizzazioni di carattere strutturale e organizzativo, alle voci di coloro che, soprattutto negli ultimi decenni, hanno saputo impegnarsi a fondo, con passione, amore e competenza, nell’ottica di una crescita globale del paese. Fra costoro vi è sicuramente Ernesto Majoni, personaggio che costituisce un punto di riferimento per quanti vogliano rapportarsi alla realtà cortinese.

Majoni, ci parli anzitutto del suo percorso professionale e del suo impegno culturale e sociale.
Classe 1958, sono in pensione dopo avere lavorato in una banca per 15 anni ed essere poi stato per altri 17 direttore dell’Istituto Culturale Ladin de la Dolomites a Borca di Cadore. Il mio interesse per la cultura locale risale a quasi cinquant’anni fa, quando iniziai un programma in ladino ampezzano alla neonata Radio Cortina, programma che proseguii per circa un anno e mezzo con interviste a personaggi, briciole di storia, intrattenimento vario. Nel 1984 iniziai a collaborare a periodici, dapprima in ampezzano e poi in italiano, e dal 1994 sono giornalista pubblicista. Ho diretto alcuni periodici e scritto una ventina di libri, di alpinismo, cultura locale e storia, e sono alle prese con una raccolta di detti, proverbi, toponimi ampezzani che vorrei far uscire entro l’anno.

Lei è un rappresentante autorevole della valorizzazione e della promozione della cultura locale. Che rapporto si sta delineando tra l’insieme delle tradizioni locali, da intendersi anche come consuetudini di vita degli uomini di montagna che da secoli popolano queste vallate, e la nuova valenza o spinta internazionalista, diciamo pure mondiale, che sta assumendo Cortina, incrementata anche dal rinnovato evento delle Olimpiadi?
È difficile giudicare obiettivamente il rapporto, sbilanciato, che sussiste nella Valle d’Ampezzo tra le tradizioni locali e la recente accelerazione verso la mondializzazione della vallata in tutti i suoi aspetti. E certamente le Olimpiadi non aiuteranno a mantenere e rinforzare le consuetudini di vita di un paese che tende alla grandezza, ma nell’intimo rimane sempre una piccola realtà di montagna.

Le tradizioni civili, religiose e sociali, la lingua, la storia, sono in mano ai giovani che – complici il decremento demografico e il saldo migratorio – sono sempre meno: mi auguro che quelli che dovrebbero essere i “‘pilastri”, anche culturali, della comunità (Comune, Regole, Cortinabanca, Cooperativa, Parrocchia. Unione Ladina) restino tali ancora a lungo, e che coloro che rimarranno nella valle, o verranno a popolarla, scelgano anche di curarla e mantenerla in tutti i suoi aspetti: ambiente, cultura, tradizioni, storia, tutte cose che nobilitano Cortina e la rendono unica e gradita a molti ospiti.

Cortina detiene un primato di bellezza naturale. E’ territorio Patrimonio Unesco ed è anche sede della relativa fondazione. Rappresenta un polo attrattivo di visitatori provenienti da dovunque. L’adeguamento agli standard più avanzati di alcune strutture, quali alberghi, ospedale, viabilità, costituisce senz’altro un aspetto positivo per la popolazione locale e per gli ospiti. Cosa ne pensa?
Premetto che non mi ha mai convinto l’etichetta dell’Unesco, che mi pare fino adesso non abbia generato che soltanto overtourism, affollamento, banalizzazione di parte della montagna. L’adeguamento di alberghi, di abitazioni, dell’ospedale che aspettiamo da anni, della viabilità, oltre a grandi speculazioni porterà senz’altro anche effetti positivi.

Non so quanto bisogno effettivo ci fosse di stravolgere così fortemente il paese (vedi la Stazione e l’impianto Apollonio-Socrepes), e soprattutto mi chiedo, se non fossero intervenute le Olimpiadi ad iniettare milioni di euro in queste terre, che cosa sarebbe, o non sarebbe stato fatto a Cortina e dintorni. Davvero la nuova Cortina dovrà tutto alle Olimpiadi?

E l’orgoglio degli abitanti dov’è finito’? Saremo ridotti a semplici spettatori del futuro? Quanti di noi, me compreso, riusciranno a restare a Cortina?

Recentemente si è accentuato il fenomeno della friabilità delle rocce dolomitiche, con frane e dissesti preoccupanti. Lei, che ha praticato l’alpinismo e scritto molto al riguardo, come si pone di fronte a questo problema che richiederà interventi imponenti?
Le frane e i dissesti sulle nostre montagne sono sempre accaduti ed hanno portato effetti disastrosi anche in passato. La montagna dolomitica è fragile, la meteorologia è impazzita e con questi due fattori si dovranno sempre più fare i conti. Gli interventi da fare per alleviare i disagi andranno presto o tardi realizzati: l’importante è pianificarli per tempo e farli bene e velocemente, evitando sprechi di risorse. Ne va della vita e dell’economia di tutti noi.

Come si caratterizza il panorama culturale attuale? Quali i punti di forza e quelli di debolezza?
Il panorama attuale della cultura d’Ampezzo, sia ladina che generale, lo sento abbastanza insicuro, per quanto iniziative ne vengano fatte molte e persone disponibili a lavorare ce ne siano ancora. Calano irrimediabilmente i giovani e per salvaguardare la cultura, la lingua e la storia si potrebbe fare di più, e personalmente mi sto dando ancora da fare con articoli, libri, interventi, ma ho paura che la massificazione ci abbia ormai invaso e che tante cose spariranno in tempi brevi, come i ghiacciai.

Riassumendo, i lettori mi scuseranno, ma vedo un futuro abbastanza preoccupante per la nostra comunità, e penso soprattutto ai ragazzi che decideranno di restare e costruirsi un avvenire fra queste montagne. Che cosa troveranno? Le montagne saranno sempre lì, sempre belle ed appetibili, ma il paese si spopolerà, diventerà un grande, unico, lussuoso resort per turisti danarosi, e i residenti saranno quasi costretti a fare i maggiordomi dei loro ospiti.
Che cosa rimane dei fieri e testardi ampezzani, che nel 1500 andavano ogni anno a Vienna per farsi riconfermare i privilegi concessi dall’imperatore Massimiliano d’Asburgo?

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1 Comment

  1. says: Paolo Fissore

    Interessante e molto chiaro il punto di vista dell’intervistato che, senza paroloni o politicismi, chiarisce quanto le Olimpiadi con tutto l’annesso, abbiano tutte le caratteristiche per essere distruttive di una identità e una comunità. Oltre al massacro di parte del territorio.

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