La belinata del buon montanaro
di Fabio Balocco
“Belinata”. Con questo termine i liguri definiscono le sciocchezze, le castronerie. Ed è appunto questo termine che io associo alla frase “i montanari sono i migliori difensori della montagna”. L’ultima conferma mi è venuta da una vicenda di cui mi occupai tempo addietro,
una nuova strada nel Vallone di Sea, nelle Alpi Cozie settentrionali, in uno degli angoli più selvaggi delle nostre Alpi, famoso per le vie di Motti, Grassi ed altri. Una strada (le chiamano “piste” ma sono strade vere e proprie seppure non asfaltate) fortissimamente voluta dalle varie giunte del Comune di Groscavallo, di forte impatto in un vallone oggi ancora miracolosamente integro, per, in ipotesi, ristrutturare un alpeggio da tempo abbandonato e di scarso rendimento. C’è voluta l’opposizione degli ambientalisti per ottenere una pronuncia del TAR che accertasse per lo meno l’incompatibilità della strada con il vincolo idrogeologico.
Ma, come dicevo, questa non è che l’ultima conferma.
Giusto in questi giorni un articolo de Il Dolomiti, con considerazione di Marco Albino Ferrari, denuncia uno scempio già perpetrato, ossia una strada per biciclette elettriche al posto di una antica mulattiera in Val Poschiavina. In compenso, in molte zone delle Alpi i sentieri sono diventati impercorribili perché non più manutentati. Del resto, le popolazioni di montagna aderiscono appieno al verbo della pianura che la natura in sé non vale nulla ed occorre “valorizzarla”. E la mobilità insostenibile (quanti percorsi per moto vengono autorizzati su mulattiere e sentieri?) non è che un esempio dell’indifferenza (o peggio) della gente di montagna rispetto alle alterazioni dell’ambiente. Guardate l’eterna vicenda della mobilità a motore all’interno del Parco del Gran Paradiso: se a tutt’oggi non si è arrivati ad una chiusura totale della strada che sul versante piemontese porta al Colle del Nivolet (nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso) è perché è sempre mancata una volontà in tal senso da parte del comune di Ceresole Reale. Del resto vi ricordate a memoria dei comuni di montagna che propongano alla propria Regione di istituire un’area protetta in un angolo del proprio territorio? In compenso si continua a parlare di ampliamento di zone sciistiche contro ogni logica di buon senso, oppure si realizzano inutili piste di bob. E vogliamo parlare delle panchine giganti che costellano le nostre Alpi? Un giorno mi fermai a parlare con un margaro delle Valli di Lanzo che, sconsolato, mi ricordava come il suo comune (costantemente con le risorse sempre esangui) avesse comunque fortemente voluto una Big Bench. Potrei continuare all’infinito ma mi fermo qui per ragioni di spazio (la gente non ama leggere molto). Insomma, la leggenda del buon montanaro si può attagliare sicuramente agli anni in cui la montagna fu colonizzata e gli uomini la conoscevano e sapevano quello che essi si potevano o non potevano permettere. Di fatto, pur non conoscendo invece il concetto, non commettevano hybris, non superavano il limite. Ma oggi, suvvia, non diciamo sciocchezze. O belinate che dir si voglia.


“Pecunia non olet”, dicevano gli antichi (il denaro non puzza). I montanari come QUALSIASI altra categoria umana, non sanno resistere a tale attrazione. Ed eleggono rappresentanti politici che promettono loro la prosperità economica o l’ulteriore espansione della prosperità economica già in essere. Non c’è da stupirsi, quindi, che i politici locali abbiano dapprima tentato di costruire una strada nel vallone e, scornati in sede giuridica, ora agiscano per ripicca. E’ umano. Non li condanno sul piano etico, ma affermo che, OVUNQUE, occorra combattere con assoluta determinazione ogni azioni antropica volta a danneggiare l’ambiente, che si tratta di una strada, una funivia, un nuovo rifugio o bivacco “inutile”
Il buon montanaro è il solito coglione !
Se solo desse retta a Balocco che gli spiega la vita , e restasse all’alpeggio 8 mesi l’anno , scendendo a fondovalle solo occasionalmente in carretto per vedere formaggio e castagne, il mondo sarebbe un luogo migliore.
Sinceramente non ho colto il senso dell’articolo… sarà per quel “sentieri non manutentati”?!
“la leggenda del buon montanaro si può attagliare sicuramente agli anni in cui la montagna fu colonizzata”
Questa frase, assolutamente falsa, definisce del tutto il pensiero dell’autore.
Per rendersi conto della sua falsità, basterebbe aver letto i resoconti di viaggio dei primi esploratori.
Come non esistono le razze, non esiste e non è mai esistita nemmeno la razza dei montanari, depositari di saggezza e sapere.
In realtà i montanari sono assolutamente identici a tutti gli altri uomini, lavoratori e fancazzisti, incapaci di sollevare lo sguardo da terra e sognatori, alcuni ladri, qualche santo, pochi intelligenti e molti stupidi e talvolta un saggio.
sembra un articolo scritto da una persona che in montagna ci va solo per fare le sue ativita’ ludiche; sciare, camminare, mangiare polenta e capriolo (anche se vedo che abita in val di susa).