“La terra mi tiene”

Partendo da questa frase dello scrittore Rocco Scotellaro abbiamo camminato nel Parco Nazionale del Pollino insieme ai ragazzi di Va’ Sentiero.

di Matilde Marelli
Foto di Va’ Sentiero

Ci troviamo al ristorante Luna Rossa, a Terranova del Pollino, un piccolo paese con meno di mille abitanti in provincia di Potenza, quando lo chef Federico Valicenti, presentando il menù degustazione della serata, cita Rocco Scotellaro, scrittore e poeta materano che con una semplice espressione ha racchiuso il profondo legame degli abitanti del Pollino con la propria terra.
Con i suoi circa 190.000 ettari distribuiti tra Basilicata e Calabria, il Parco Nazionale del Pollino è il più grande d’Italia e comprende 56 comuni. Istituito nel 1993 per tutelare i territori dell’Appennino Meridionale, include il Massiccio del Pollino, i Monti dell’Orsomarso e il Monte Alpi, con vette che superano i 2000 metri tra cui la Serra Dolcedorme 2267 m e il Monte Pollino 2248 m. Simbolo del Parco è il pino loricato, una specie relitta dell’era glaciale che in Italia cresce quasi esclusivamente su queste montagne. Straordinaria anche la biodiversità, tra le più ricche del Paese: qui vivono il lupo appenninico, l’aquila reale, il cervo, il capriolo, il gatto selvatico e la lontra, oltre a numerosi rapaci e farfalle. Dall’escursionismo al trekking di più giorni, dal trail running alla mountain bike, fino all’arrampicata, al rafting, al canyoning e alla canoa lungo i fiumi Lao, Raganello e Frido, il territorio offre infinite possibilità per vivere la natura in modo autentico. Non è un caso, quindi, che Va’ Sentiero abbia scelto questo ambiente come teatro della seconda edizione del Va’ Sentiero Fest, tenutasi dal 5 al 17 luglio 2026. Si tratta del primo festival-spedizione in cammino che unisce trekking, cultura e scoperta di nuovi territori, ma anche le storie di tutti i partecipanti.
A fornire fondamentale supporto al Fest è stata Catasta, hub turistico e culturale situato a Campotenese che gestisce le visite al Pollino e rappresenta un passaggio fondamentale per la promozione del turismo lento e sostenibile tra Basilicata e Calabria. Qui escursionisti e cicloturisti trovano informazioni sui sentieri, servizi di accoglienza, noleggio di e-bike e biciclette, ciclofficina, attività guidate e supporto logistico per esplorare il territorio. Catasta è inoltre uno dei principali bike point della Ciclovia dei Parchi della Calabria e lavora in rete con guide, operatori turistici, produttori e associazioni locali, contribuendo a costruire un’offerta che integra sport, cultura ed enogastronomia. È grazie a questa profonda conoscenza del territorio che l’impresa ha affiancato Va’ Sentiero nell’organizzazione del Fest, mettendo a disposizione servizi e coordinamento locale.
Con 195 chilometri di lunghezza e un dislivello positivo di 8.645 metri e uno negativo di 8.649 metri, il percorso del Fest, diviso in 10 tappe, è partito da Scalea per arrivare a Sibari. Noi abbiamo partecipato a due di questi itinerari.

Terranova del Pollino – San Lorenzo Bellizzi
Sono le otto di martedì 14 luglio 2026. A Terranova del Pollino, in provincia di Potenza, dopo avere caricato gli zaini su “Santos”, il van messo a disposizione da Va’ Sentiero, e un breve stretching per risvegliare i muscoli, prende il via il cammino in direzione San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza. Finita una lunga discesa, inizia la salita, spesso lungo sentieri avvolti dalla vegetazione, che accompagna il gruppo per diversi chilometri fino a raggiungere la dorsale del Monte Sparviere 1713 m, esattamente sul confine tra Basilicata e Calabria, con vista sulla valle del Raganello. Proprio qui il territorio del Parco Nazionale del Pollino rivela una delle sue caratteristiche più autentiche: decine e decine di mucche pascolano in completa libertà tra i prati incontaminati. Dopo una breve pausa pranzo, inizia la seconda parte della tappa, caratterizzata prevalentemente da sentieri battuti e lunghe discese attraverso i boschi del Parco fino a raggiungere San Lorenzo Bellizzi. Nel piccolo borgo calabrese di circa 500 abitanti, situato a 800 metri di quota, l’accoglienza dei paesani è calorosa: nella piazza hanno preparato per noi una cena tipica accompagnata da musica tradizionale, pizzica e balli popolari.

A scuola di foraging
Tra le numerose attività organizzate per scoprire il territorio a 360 gradi, mercoledì 15 luglio San Lorenzo Bellizzi ha ospitato un’escursione di foraging (l’arte di raccogliere cibo selvatico) guidata da Carmine Lupia, direttore del Conservatorio Etnobotanico di Castelluccio Superiore (PZ). Durante la passeggiata, i partecipanti hanno imparato a riconoscere alcune delle specie vegetali più caratteristiche del Pollino, tra cui frassino da manna, fico domestico, nepetella, vitalba, sambuco e ginestra. Un percorso che ha unito botanica e cultura locale, raccontando non solo gli usi alimentari e le proprietà delle piante selvatiche, ma anche le tradizioni, le credenze popolari e le storie che da secoli le legano a questo territorio.

San Lorenzo Bellizzi – Civita
Giovedì 16 è la volta di una delle tappe più spettacolari del Va’ Sentiero Fest. La camminata prende il via con una lunga discesa fino al letto del fiume Raganello, che viene percorso per alcuni chilometri, prima di risalire lungo il versante che costeggia dall’alto le Gole del Raganello, tra strapiombi mozzafiato e panorami di grande impatto. Dopo una breve sosta, il gruppo riparte seguendo un itinerario alternativo rispetto a quello originariamente previsto: a causa delle temperature elevate, Salvatore, la guida che ha accompagnato l’intera tappa, sceglie infatti di allungare il percorso di circa due chilometri, privilegiando una strada più ventilata e ombreggiata. Dopo diversi chilometri di discesa, si raggiunge il fondovalle, da cui è già ben visibile la meta finale: Civita, borgo a 450 metri di altitudine. Ha così inizio l’ultima parte della tappa, una salita che conduce fino al celebre Ponte del Diavolo, sospeso sulle Gole del Raganello a circa 250 metri di altezza e simbolico ingresso al paese. Attraversato il ponte, resta da affrontare l’ultima salita, breve ma intensa, che porta alla piazza centrale di Civita.

Il fascino di Civita
Giovedì 16 luglio 2026 il viaggio è proseguito a Civita, borgo custode della cultura arbëreshë in Calabria. Guidati da Enzo Filardi, i partecipanti hanno esplorato il centro storico attraverso racconti, musica tradizionale, visite ai piccoli musei e momenti di dialogo in lingua arbëreshë, entrando in contatto con le radici italo-albanesi della comunità. Con i suoi stretti vicoli, le caratteristiche “case parlanti” (abitazioni che ricordano il volto umano) e gli spettacolari scorci sulle Gole del Raganello, il paese, pur essendo una meta sempre più apprezzata dagli escursionisti, ha saputo conservare intatta la propria identità.

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1 Comment

  1. says: Fabio Bertoncelli

    La parola “foraging” non si può sopportare.
    Bene tutto il resto.

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