Uomo bianco, orso morto
(i primi passi nella natura dell’amministrazione Trump)
di Danilo Selvaggi
(dal suo profilo facebook, 20 febbraio 2025)
Il mese scorso Donald Trump ha licenziato 1.000 dipendenti del National Park Service, 3.000 del Forest Service, 400 dell’Epa (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente) e 1.000 Park Ranger.
Inoltre, ha annunciato (12 febbraio 2025) la nomina di Brian Nesvik alla direzione dello U.S. Fish and Wildlife, l’istituto federale per la natura che fu di Rachel Carson e che per primo scoprì i danni del Ddt sulla vita selvatica.
Nesvik, militare di carriera (Guardia nazionale) e già direttore del Dipartimento Caccia e Pesca del Wyoming, “ha una lunga storia di uccisioni indiscriminate di grizzlies e di lupi, abbattuti con i mezzi più vari tra cui l’investimento con veicoli (Sierra Club)”.
La nomina di Besvik, che andrà confermata dal Senato, è stata accolta con entusiasmo da cacciatori, agricoltori e vari amministratori statali, anche in relazione alla possibile revisione della legge federale sulle specie protette (Esa, Endagered species act), in modo da dare più poteri diretti agli stati, ad esempio proprio nella gestione dei grizzlies.
La rimozione di migliaia di operatori naturalistici e la loro sostituzione con funzionari “Maga”, mirata all’abbassamento del sistema pratico di tutele ambientali, anticipa quello che, a breve, dovrebbe essere lo smantellamento del sistema cognitivo e normativo di conservazione della natura negli Stati Uniti e, al tempo stesso, il via libera a una potente serie di interventi estrattivi, di gas, petrolio eccetera, dentro il (o a ridosso del) territorio protetto.
Ripeto: smantellamento cognitivo e normativo. Le due cose (conoscenze scientifiche e leggi) assieme.
Soprattutto, racconta la mentalità alla base del “Fare l’America di nuovo grande” sotto il profilo naturalistico: riportare in auge una concezione pre-ecologica della realtà nella quale l’egemonia non è dei diritti, della scienza, della relazione ma è della forza, dei fucili, della frontiera.
White men, dead bears.
Insomma, non il solito attacco alle leggi ambientali. Qualcosa di diverso.
Per far fronte a questa inedita offensiva politica e culturale, le organizzazioni ambientaliste statunitensi stanno organizzando un sistema di risposta legale ma anche forme di resistenza di tipo civile. Al tempo della prima amministrazione Trump funzionò. Questa volta è molto più difficile, pur non impossibile.
Il compito al quale sono chiamati gli ambientalisti americani – e non solo loro – è grande. È il compito di chi deve difendere una visione del mondo e un secolo di storia, da Yellowstone e Yosemite ad oggi, ma anche un’occasione importante per crescere e affrontare i dilemmi del futuro, che sono tanti e intricati, a prescindere da Donald Trump.


Le provocazioni di Trump hanno successo a causa della debolezza europea: è inutile lamentarsi degli altri senza intervenire. Non possiamo impedire a Trump di uccidere gli orsi in America, possiamo però impedirgli di occupare la Groenlandia. Domani una squadra navale italofrancese occupa i porti dell’isola: fine del discorso. L’America sarebbe costretta dalla legge e dalla forza ad accettare la realtà. Del resto Trump può pensare di impadronirsi della Groenlandia per la stupidità dei danesi che hanno escluso l’isola dall’Unione Europea e trasformato nella terra di nessuno esposta all’aviditá degli altri.
Siamo ospiti su questo pianeta e lo abbiamo in prestito per il tempo limitato del nostro passaggio ne dovremmo avere cura e preservalo in quanto (ad ora) unica nostra dimora. Fino a quando questo concetto non entrerà nel modo comune di pensare delle masse e non sarà inculcato come cultura e valore volto al bene comune delle popolazioni presenti e future delle nostre nazioni i poteri forti avranno modo di perpetuare scempi e danni all’ambiente per il vantaggio (economico) di pochi individui arrecando danno all’intera umanità. È ora che questi concetti vengano trasmessi hai bambini sin dai primi anni di vita in modo che da adulti siano sensibili e critici alle tematiche ambientali e abbiano così capacità di giudizio nel votare chi poi dovrà guidare le nazioni. parlate, diffondete , sensibilizzare l’opinione pubblica le persone è l’unico modo per cambiare rotta e preservare quanto ancora è naturale sul NOSTRO pianeta.
A dimostrazione che le destre non sono univoche, su questo punto specifico occupo posizioni diametralmente opposte a quelle di Trump. Trump mi piace per le sue scelte su temi più squisitamente politici 8immigrazione, gestione palestinesi), non lo approvo né sulla attuale posizione (perché la potrebbe cambiare, io mi aspetto) in merito alla “pace” dell’ucraina, né sul tema “ambientale”, dove addirittura considero nocive (per tutti, non solo per gli statunitensi) le scelte di Trump. §Detto questo, non so all’atto pratico come noi europei possiamo impedire le specifiche scelte di Trump. Diciamo che possiamo “fare muro” sul piano ideologico ed evitare che analoghe scelte vengano attuate anche qui da noi.
Cos’altro aspettarci da uno che quando andava alla scuola d infanzia distruggeva per invidia e superbia i giocattoli e le costruzioni dei coetanei?
Piccoloo suprematista in erba con manie evidenti.
Dispiace per la scarsa mira di Croocks e l’imperizia di Weshley!
Bruno, non credo che usare le armi sia il miglior modo per risolvere i problemi.
I militari che sono impiegati nell’operazione non rappresentano l’Italia, ma solo se stessi.
Tornando all’articolo, dovremmo (pre)occuparci che tali sistemi non vengano integrati anche qui, cosa alquanto probabile vista l’asservimento del governo italiano.
“Uomo bianco, orso morto.”
Quindi gli uomini non bianchi non uccidono orsi.
È cosí? oppure è la solita fandonia?