di Elio Bonfanti
A volte succede!
Di cercare un posto dove in 40 anni di arrampicata non fossi mai stato. Ma questa volta per dirla alla romana la fortuna mi ha detto “Culo”.
In realtà la meta era di tipo assolutamente vacanziero/marino ma forzando un po’ la mano sono riuscito a convincere la mia compagna che l’entroterra nizzardo poteva riservare delle belle sorprese sia sotto il profilo ambientale che sotto quello, ad esclusione dei luoghi che già conoscevamo, arrampicatorio.
Percorrendo la strada piuttosto tortuosa che conduce ai 650 m di quota della Tour guardavo di sguincio la faccia piuttosto scettica della mia signora e per non sentirmi dire di tutto, più salivo più speravo di aver fatto una scelta azzeccata ma di pareti nemmeno l’ombra. All’improvviso dopo una curva ecco una bella stagliata di pareti: eccole sono quelle, e sicuro del fatto mio mi ero un po’ rilassato. Perfetto, non erano quelle ma bensì ben altre e ben più nascoste alla nostra vista ma tanto era bastato a placare i fumi della compagna sino all’arrivo nel paesino della Tinea. L’atmosfera da subito accogliente l’ha ben disposta e nell’unico negozietto del luogo, gli acquisti delle vettovaglie per la giornata l’hanno definitivamente tranquillizzata.
Ora, avendo capito che le pareti non erano quelle che avevo visto, si trattava di capire dove diavolo fossero quelle giuste e alla mia puntuale richiesta sul dove acquistare un “Topo d’escalade” il barista che era anche il negoziante… mi ha molto gentilmente risposto: “Vada in comune che le daranno tutte le informazioni che vuole”.
Purtroppo per quanto gentile possa essere stata la segretaria comunale di questo villaggio di 400 anime, di scalata non ne sapeva proprio un bel niente e le informazioni che mi ha dato erano esattamente come quelle che avevo trovato su internet: e cioè? poco più di zero!
Sapevo soltanto che da lì, su di una stradetta strettissima, sarei dovuto salire ancora per alcuni chilometri e di 300 metri di dislivello, sino a trovare una cisterna d’acqua e un pannello (info della segretaria) riepilogativo dei settori di scalata. Evviva si parte, ed una volta giunti al parcheggio un comodo sentiero ci ha condotti al primo settore e in seguito da quello ho fatto una visita conoscitiva a tutti gli altri spot.
La roccia è un gres di grana molto fine paragonabile a quello dell’ormai famosa Annot e i tiri sono perlopiù tutti da proteggere. In posto ci sono generalmente solo le soste e dopo la pioggia è meglio non andarci per preservare l’integrità della roccia essendo questa piuttosto delicata. Il “low impact” qui è la parola d’ordine: figuratevi che il gruppo di apritori, nonostante avesse ricevuto il beneplacito da parte del Comune di La Tour, è stato circa due anni senza frequentare il sito per permettere alle varie associazioni di effettuare tutte le ricerche sulle varie specie protette che si trovano nella zona e solo ora stanno riprendendo in mano la situazione redigendo anche una guida che presumibilmente vedrà la luce verso la fine dell’anno.
Il Rocher des Baus (nome corretto del sito) non solo a mio avviso, sembrerebbe preannunciare un futuro molto luminoso, in quanto nasconde un assortimento di vie di più tiri, alte sino fino a 150 m, che si sviluppano su una sequenza di pareti lunga quasi due chilometri e mezzo. Gli itinerari percorrono sia fessure “pure” che pareti a buchi e per il momento, si possono contare un centinaio di lunghezze distribuite sulle varie cenge un po’ come ad Annot. I vari settori sono esposti sia ad est che ad ovest ed essendo situati a circa 1000 m di altitudine, a seconda delle stagioni si può scegliere l’esposizione migliore. Uno dei motori del luogo, come lo è stato per Annot, è Lionel Catsoyannis: questi, essendo in contatto con l’équipe comunale e gli altri utenti del sito (cacciatori e proprietari), prega di non mettere a repentaglio questi rapporti che attualmente sono molto buoni; anzi si può dire entusiastici da parte dei “local”.
C’è quindi bisogno di fare appello alla vostra buona creanza per quanto riguarda la pulizia (varie deiezioni umane… fazzolettini e mozziconi) e il parcheggio. Certamente il tipo di arrampicata non è esattamente “plaisir” e se qualche frequentatore abituale c’è già, altri, trovandosi su tiri da proteggere e non esattamente pulitissimi potrebbero vivere qualche momento emozionante… ( successo a chi scrive…).
Qui è quanto mai vero che: “Chi cerca quello che non deve trova quello che non vuole” per cui mi sentirei di consigliare un approccio molto soft. Poi se qualcuno, particolarmente forte e motivato, desiderasse lanciarsi nell’apertura di nuovi itinerari, ci sono un infinità di linee ancora vergini. Ma partiamo dal presupposto che questa falesia esiste da almeno 60 milioni di anni e che quindi qualche arrampicatore in passato potrebbe già essere salito da lì prima di voi senza lasciare traccia alcuna… Dovrete accertarvene molto bene e comunque in linea subordinata gli apritori diffidano chiunque dall’utilizzare protezioni fisse e a modificare o ad integrare le protezioni in loco sugli itinerari preesistenti. Nel mondo e soprattutto nel Sud della Francia non mancano certo siti con protezioni “Beton” messe in modo sistematico: per cui non c’è bisogno di farne altri.
Redigendo questo pezzo ho avuto modo di interfacciarmi con Lionel Catsoyannis, un simpatico e poliedrico personaggio che parla un ottimo italiano e che, essendo istruttore di arrampicate e di canyoning, divide la sua vita tra il Verdon, Annot e la Tour… pessime località…
Sul blog di Lionel Catsoyannis si legge (stralcio tradotto riassunto e adattato):
Mentre la FFME nell’attuale contesto storico trova sempre più difficoltà ad assumere accordi relativamente all’accessibilità dei siti di arrampicata, a la Tour-sur-Tinée, il Comune è assolutamente favorevole all’arrampicata. Fortunatamente abbiamo a che fare con un sindaco che si assume la responsabilità del sito, e abbiamo Fréderique Roux, moglie dell’ex sindaco, che è niente di meno specializzata in diritto delle attività all’aria aperta. Siamo quindi associati a tutti gli incontri riguardanti l’arrampicata e siamo integrati nel processo di “legalizzazione” della pratica in loco. E’ in corso la procedura di registrazione del sito presso il CDESI… (Commission Départementale des Espaces Sites et Itinéraires)
Pertanto, ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di ciò che il Comune non controlla ma che ci autorizza a fare perché è di nostra competenza e cioè l’arrampicata. Considerando bene che la pratica del “trad” è ovviamente un attività decisamente pericolosa, è quindi responsabilità dell’arrampicatore saper scegliere una via in linea con le sue capacità tecnico/analitiche; ed il casco è ovviamente consigliato.
In loco troverete:
– alcuni percorsi veramente chiavi in mano, puliti e facili da proteggere con protezioni amovibili purché si disponga dell’attrezzatura necessaria (Friend anche di grandi misure, almeno due serie);
– vie non preparate in cui gli apritori sono passati e dove ovviamente salirete nelle loro stesse condizioni (talvolta in loco etichetta WC, wild-climbing);
– vie preparate ma la cui pericolosità non può essere risolta, spetta quindi solo agli esperti affrontarle o meno a seconda delle proprie capacità, accettando i pericoli cui si esporranno. A volte per mancanza di possibilità di proteggersi, a volte per una qualità della roccia che richiede tali attenzioni che solo un esperto può avere. Una soluzione suggerita potrebbe consistere nell’effettuare questi percorsi in top-rope.
Qui di seguito trovate coloro i quali mi hanno supportato in questo progetto: Florent Baghioni, con il quale ho fatto il primo giro di ricognizione del sito. Poi Marie-line Madelaine/Catsoyannis, Magalie Brunel e Gilles Donadio il quale è il padre dell’etichetta WC (intesa come wild climbing, o wild cleaning o… stealth climbing o più chiaramente che non è stato pulito).
Il mitico Marc Gamio, che risolve tutto a martellate… e che ha fatto delle bellissime vie sul pilastro della parete est con Eric Chauviré e con Jean Gounand di Nizza (un altro dei miti dell’arrampicata d’oltralpe). Da ultimo ma non per ultimo il gruppo del PGHM di St-Sauveur-sur-Tinée che spesso si allena su queste pareti e con il quale abbiamo una grande sinergia. Segnatamente Stephane Narbaud che aveva già capito le possibilità del luogo prima di noi e Simon Riebel: ci hanno aiutato a negoziare l’accesso alla falesia con il comune.
Accesso e avvicinamento a La Tour-sur-Tinée
La Tour-sur-Tinée è a nord di Nizza ad un ora di distanza. Dall A5 uscita St-Isidore prendere la M6202 Rte de Grenoble che segue la valle del Var, divenendo poi la M2205 R.te de Tinée. Giunti a la Gare de La tour imboccare la M32 sino a destinazione. Da Annot occorre contare anche un’ora partendo in direzione di Nizza. Dall’Italia a parte l’ingresso in Francia da Ventimiglia e quindi Nizza, è preferibile utilizzare la strada SS22 del Colle della Maddalena sino a Vinadio poi la SP 255 per il Colle della Lombarda sino ad Isola 2000 da dove prima sulla M97 e poi sulla M2205 con 54 km raggiungerete il bivio per la Tour M32. Per le ricerche GPS viene spesso citata solo La Tour.
Accesso alle falesie
Dal villaggio prendere in direzione nord verso Les Granges de la Brasque (bivio piccolino prima di un lavatoio), Route des Granges – M332. Dopo circa 5 km il parcheggio è sulla sinistra 300 metri dopo delle cisterne poste in un tornante. Il sentiero per arrivare alla falesia parte direttamente dal parcheggio e segue la linea di cresta per poi separarsi verso le pareti est e ovest. Contare circa venti minuti. In loco i cartelli indicatori dei vari settori.
Periodo migliore Primavera e autunno.
Vitto e alloggio La Tour-sur-Tinée
A La Tour si trovano un negozio di alimentari/ bar, un albergo-ristorante (04 93 03 44 21) ed alcuni negozietti. Il villaggio dispone inoltre di due alloggi comuni da 3 e 6 persone a ad un ottimo prezzo (contattare il Comune 04 93 02 05 27 per disponibilità e prezzi). Ci sono anche alloggi privati (06 58 20 39 77).
Posizione geografica del paese
43.94641,7.18351
Posizione geografica del park sotto al Baou
43.961371, 7.198265
Nella zona ci sono altri siti di scalata nelle vicinanze di Utelle: https://oblyk.org/escalade-autour-de/utelle, nelle vicinanze di Clans, Guy Dufour: https://oblyk.org/crags/1914/guy-dufour e vicino a Tournefort, Bonson: https://oblyk.org/crags/1967/bonson
Bibliografia: Escalade dans les Alpes-Marictimes V4.0 Alticoop editions.
La Tour-sur-Tinée
Un po’ di notizie.
La Tour-sur-Tinée è il villaggio più meridionale della Valle della Tinée ed è il principale comune olivicolo della valle con oltre 30.000 ulivi. E’ classificato fra i monumenti storici e nei secoli ha conservato la sua configurazione medievale con le vie lastricate, la piazza circondata da facciate dipinte a “Trompe l’oeil” e passeggiare tra i suoi vicoli è un momento indimenticabile. Ci sono moltissime cose da vedere a partire dallo spazio artigianale del Béal (vecchi frantoi, mulini per cereali… del XVIII secolo) e per arrivare alla chiesa gotica di St-Martin (XII secolo). Visitatela, non sarà tempo sprecato e se qualcuno dei vostri accompagnatori non arrampica, potrà allungare il proprio sguardo sino a vedere il mare o spendere il proprio tempo ricercando angoli e scorci impagabili.
Dal paese partono anche dei percorsi escursionistici di livelli di difficoltà diversi che consentono di realizzare dei circuiti o di raggiungere i paesi limitrofi e, anche se a La Tour non c’è l’Office de Tourisme, il municipio quando è aperto vi darà tutte le info del caso.
Facendo due passi nella storia di questo agglomerato si deve sapere che a partire dall’anno 1000 e sino circa al 1200, molti scalpellini e maestri muratori italiani si diffusero dalle valli alpine alla Provenza. Segnatamente nella Contea di Nizza, tra il Var e la Tinée, edificarono molti villaggi come questo, costituiti da caratteristici edifici “romanici” di uno o più piani fatti in pietra a vista.
Dove oggi troviamo la Tour-sur-Tinée, ad iniziare dal XIII secolo esistevano due nuclei abitati e fortificati, “Alloche” e “La Tour”, ma la peste del 1467 fece scomparire la comunità di Alloche facendo in breve divenire la Tour il centro più importante della zona. Arroccata a 620 metri di altitudine su una cresta boscosa del massiccio del Tournairet, la Tour era attraversata da un’antica strada romana che portava da Nizza ad Embrun: questa posizione contribuì a renderla molto prospera e i numerosi mulini e i frantoi presenti ne testimoniano l’antica importanza. Dal 1400 e sino al 1621 (anno dell’esecuzione capitale di Annibale Grimaldi) sotto forma di Signoria appartenne ai Grimaldi di Boglio. Poi un volta eretta a contea nel 1700 si espanse sino ad arrivare a circa 1.000 abitanti. Nonostante ciò l’acqua arrivò al villaggio soltanto nel 1891… Dal 1792 La Tour venne ad essere coinvolta nelle guerre austro-sarde, ma dopo la caduta di Napoleone I nel 1814 venne annessa al Regno di Sardegna. Con il trattato di Torino sancito nel 1860, come tutto il territorio circostante, divenne ufficialmente francese.
Rocher des Baus (Provenza, Alpi Marittime)
Via Marius
Primi salitori: Florent Baghioni, Marie-Line e Lionel Catsoyoannis, marzo 2016
Lunghezza: 180 m di sviluppo (6 lunghezze)
Difficoltà: max 6c
Eesposizione: est-sud-est
Materiale consigliato: una serie completa di friend, dai microfriend sino al 6, raddoppiando i 3/4/5; due mezze corde da 60 m.
Tipo di roccia: gres
Accesso generale
La Tour-sur-Tinée è a nord di Nizza ad un ora di distanza. Dall A5 uscita St-Isidore prendere la M6202 Rte de Grenoble che segue la valle del Var, divenendo poi la M2205 R.te de Tinée. Giunti a la Gare de La tour imboccare la M32 sino a destinazione. Da Annot occorre contare anche un’ora partendo in direzione di Nizza. Dall’Italia a parte l’ingresso in Francia da Ventimiglia e quindi Nizza, è preferibile utilizzare la strada SS22 del Colle della Maddalena sino a Vinadio poi la SP 255 per il Colle della Lombarda sino ad Isola 2000 da dove prima sulla M97 e poi sulla M2205 con 54 km raggiungerete il bivio per la Tour M32. Per le ricerche GPS viene spesso citata solo La Tour.
Avvicinamento
Dal villaggio prendere in direzione nord verso Les Granges de la Brasque (bivio piccolino prima di un lavatoio), Route des Granges – M332. Dopo circa 5 km il parcheggio è sulla sinistra 300 metri dopo delle cisterne poste in un tornante. Il sentiero per arrivare alla falesia parte direttamente dal parcheggio e segue la linea di cresta per poi separarsi verso le pareti est e ovest. Contare circa venti minuti. In loco i cartelli indicatori dei vari settori. Prendere il versante est ed arrivati al “bivacco” proseguire orizzontalmente verso “la valle”; poco prima di risalire questo, seguire i piedi della falesia per superare il settore “la Récrée”. La via si trova sul prominente pilastro che si staglia nel cielo guardando dal bivacco.
Relazione
– L1 Attacco tramite un ampio camino (#4 e 5), 6b;
– L2 ampia fessura #4/5 sul filo del pilastro, lasciare la fessura a sinistra per raggiungere un intaglio, 6b+;
– L3 breve ma tecnico, fessura cieca (piccoli nuts utili e micro-friend (protezione in un foro a sinistra della fessura principale), 6b;
– L4 Tiro di trasferimento per raggiungere i piedi del tiro successivo, 4+;
– L5 Fessura “Monstre” fuori misura, #5 e 6 utili, 6c;
– L6 raggiungere la base di due camini, risalire quello di sinistra #2/3/4, 6a+.
Note
Per gli amanti del genere via molto interessante in un contesto ambientale straordinario.
Discesa
Se volete uscire, seguite la cresta verso nord 100 m e scendete per il sentiero della valle oppure potete calarvi lungo la via.















