Lassù sui Corni di Canzo

di Ugo Ranzi

Di fronte alle Grigne sopra l’altra sponda del ramo di Lecco del lago di Como quello che “volge a mezzogiorno” si trova il gruppo dei Corni di Canzo.

Oltre ai tre Corni ci sono il Monte Moregallo, il Corno Rat, il Monte Birone, il monte RAI con la deturpante costruzione, il Monte Cornizzolo. Al contrario delle Grigne, sono conosciuti solo localmente e, con poche eccezioni, non molto frequentati dagli arrampicatori.

Il nome non è il massimo, chi ha dato il nome al paese è andato a scegliere proprio la C con tante consonanti disponibili. Per esempio il paese di Ranzo, sopra la valle del Sarca, culla dei miei antenati non si presta a battute becere giocando sull’assonanza. Unicamente i più malevoli raccontano che a Ranzo non c’era il cimitero perché tanto tutti morivano in prigione a Trento.

Corni di Canzo da Est

Anche i lecchesi famosi li hanno trascurati, Cassin e company non hanno traversato il lago, ci sono delle vie Dell’Oro ma non si tratta del Mario delle Grigne compagno di Cassin in tante scalate, che io sappia l’unica eccezione è una via Ruchin.

Molte delle vie dei Corni sono opera di alpinisti di Valmadrera, paese di grandi tradizioni alpinistiche, è il paese dei fratelli Rusconi specialisti in invernali estreme.

La prima volta sono andato alla scoperta dei Corni una sessantina di anni fa assieme a Vittorio che era il mio migliore amico del tempo, purtroppo emigrato ad Edmonton nel nord del Canada, pochi anni dopo. Ci eravamo avventurati su per strade sconosciute col la fida 600 color carta da zucchero di mio papà, in montagna arrivava dovunque come un mulo, al massimo le bolliva l’acqua e dopo il rabbocco (acqua nomale altro che tutti i liquidi costosamente speciali del giorno d’oggi) ripartiva più gagliarda di prima. E’ stata la prima auto che ho guidato, mi ricordo ancora la sua targa MI494706, com’era bello guidare quando nella provincia di Milano c’era meno di mezzo milione di auto, le parole “coda” e “traffico intenso” erano di la da venire.

Siamo partiti dal Gaium, abbiamo percorso stradine campagnole e boscose sconosciute, non avendo nessuna informazione ci siamo persi ma almeno abbiamo visto il Corno Occidentale. Dopo un’ora di girovagare siamo tornati a valle.

Corni da Ovest

Troppo concentrato sull’arrampicare, è passato molto tempo prima che ci tornassi. Ho fatto male perché i posti sono molto belli e vari; tra le varie attrattive panorami, boschi, geologia, acqua deliziosa, agriturismi, rifugi e poi ferrate e alcune salite che vale la pena di fare.  

Come arrivarci
La quota non è molto alta siamo intorno ai 1200/1300 metri, i Corni emergono direttamente dai boschi.

Ci sono diverse possibilità per raggiungerli, tutte valide e ognuna con le sue particolarità. Ci si arriva da Canzo, da Valbrona, da Valmadrera ed eventualmente anche da Suello.

La più veloce:
Da Valbrona una strada asfaltata porta in quota fino a una sbarra dove si lascia l’auto. La strada prosegue carrozzabile prima asfaltata e poi con fondo di cemento. Non gradisco molto questi tipi di fondo e di solito preferisco usufruire delle numerose scorciatoie che tagliano i tornanti o fiancheggiano la strada. Il dislivello da superare è di circa 500 metri. Con la neve è senz’altro la scelta più utile. Esiste anche un servizio di jeep dalla sbarra al rifugio SEV, spero di averne bisogno il più tardi possibile.

La più varia (secondo me):
Da Canzo si sale al Gaium dove si lascia l’auto. Vale la pena di riempire la borraccia al rubinetto della fonte: per me tutte le acque ampiamente pubblicizzate sono tutte uguali e non diverse da quella del mio rubinetto, invece l’acqua che sgorga al Gaium è speciale e deliziosa.

Il sentiero continua fiancheggiando il torrente e una serie di cartelli illustra le particolarità geologiche che si incontrano lungo il cammino. E’ possibile una breve diversione per vedere il santuario di san Miro e da qui, per chi vuole, salire alla Terza Alpe dalla val Ravella. Tornati al sentiero normale si attraversa il torrente e con un ultima impennata si arriva alla Terza Alpe (di solito ci si mangia proprio bene)

A questo punto il sentiero si impenna nuovamente per salire alla base del Corno Occidentale, dove attacca la ferrata, per poi pianeggiare fino al rifugio SEV. Il dislivello è di circa 750 metri,

Alla Terza Alpe ci si può arrivare anche in auto chiedendo l’autorizzazione ai vigili di Canzo o almeno credo che questa regola valga ancora. Io ci ho portato i miei genitori e quindi spero che mi ci possa portare mio figlio quando non sarò più in grado di andarci a piedi.

Terza Alpe

La più lunga
Da Valmadrera ci si può salire sia per sentiero che più atleticamente. Per sentiero ci sono varie possibilità. Tutte partono dalla frazione Belvedere. Dopo qualche centinaio di metri a una cappelletta si prende a destra il sentiero classico che con pendenze gradevoli nel bosco porta senza difficoltà al rifugio SEV ma dopo un po’ si può anche deviare a destra per salire sul Moregallo e da questo per un sentiero attrezzato, moderatamente impegnativo, giungere alla stessa meta.

Dalla cappelletta si può anche andare a sinistra e arrivare alla pianeggiante località di san Tommaso con chiesetta e agriturismo.

Agriturismo San Tommaso

Da qui un sentiero porta alla base del corno Rat o Primo corno di Valmadrera.

Se non si hanno velleità arrampicatorie si può andare ad unirsi al sentiero classico altrimenti si può salire con la ferrata e poi proseguire fino al SEV con sentiero attrezzato. In tutti i casi il dislivello è di circa 900 metri.

Arrampicate e ferrate
Io ci sono stato spesso ma sempre sulle stesse vie.
La mia preferita è la cresta GG.OSA del Moregallo, l’ho salita in tutte le stagioni da solo o con altri (famosa domanda del confessore relativa al sesto ma non si parlava di gradi). Ovviamente le difficoltà sono contenute se no non mi ci sarei avventurato da solo, ma la roccia è bellissima con appigli a profusione. Solo la qualità della roccia dell’ultimo tiro richiede un po’ di attenzione e termina con un tratto di cresta pianeggiante largo meno di un metro che, a causa delle mie labirintiti, mi crea qualche problema di equilibrio.

Monte Moregallo Cresta GG.OSA

Le altre vie le ho salite sul Corno Rat o Primo Corno di Valmadrera. Anche qui la roccia è bellissima. La via del Ventennale OSA si svolge sulla sinistra, ad un inizio un po’ disturbato dagli arbusti seguono una stupenda placca e poi diedro, fessura e spigolo. La via Dell’Oro è un po’ più impegnativa e la prima volta che ho provato a salirla ho rinunciato a metà del terzo tiro, non ero in gran forma e non ero riuscito a capire un passaggio che le volte seguenti ho trovato facile. Inizia con un bel diedro parcamente chiodato, poi continua con un po’ più di chiodi e con una corda metallica fissa per superare un tratto liscio che forse al giorno d’oggi si riesce a passare in libera.

Corno Rat o Primo Corno di Valmadrera

Sempre sul Corno Rat sale la bella ferrata del Trentennale OSA una delle prime ferrate impegnative del lecchese. La prima parte, si può anche evitare salendo alla sua destra, è un po’ faticosa e difficilmente si riesce ad arrampicare senza usare catena e gradini di ferro. La parte seguente offre qualche moderato strapiombo ma è più arrampicabile ed è molto panoramica. E’ stata rimodernata nel 2022. Al suo termine si può scendere a San Tommaso o continuare verso il Corno Orientale tramite un sentiero in alcuni punti attrezzato.

L’altra ferrata, quella del Venticinquennale, si svolge sul Corno Occidentale. E’ meno impegnativa anche se è stata la prima ferrata dove ho avuto la necessità di assicurarmi. Fino ad allora sulle ferrate ci salivamo senza nessuna assicurazione solamente attaccandoci alla fune quando necessario e per il resto arrampicando. Non era ancora iniziato il tempo delle ferrate difficili. A breve, nei miei ricordi, le prime furono quella del Medale, quella sopra Mori nella val dell’Adige e la ferrata Tridentina in val Badia.

Tornando a quella prima esperienza, dopo una cinquantina di metri dall’attacco ho incontrato un passaggio ostico dove non mi dava la sicurezza il solo aggrapparmi alla fune, per cui dopo qualche tentativo poco convinto mi creai una pseudo assicurazione con un cordino che non so se avrebbe tenuto. Il resto era più semplice anche se c’era una scala verticale di una dozzina di metri che, molto ariosa e un po’ dondolante, dava un certo brivido. Nel 2008 un rifacimento ha rivoluzionato il tracciato e, oltre all’aggiunta di un paio di gradini la dove mi ero trovato in difficoltà, ha creato una traversata di un centinaio abbondante di metri veramente originale. E’ molto arrampicabile e l’ho spesso usata ad inizio stagione, anche ripetendola due o tre volte nello stesso giorno, come allenamento alle salite successive.

Vicino al paese di Asso c’è una lunga fascia di rocce alta 15/20 metri. E’ la falesia di Scarenna che offre una miriade di linee, alcune anche non difficili e con gradite concrezioni.

Divagazioni nei dintorni
Oltre a salire ai Corni di Canzo vale la pena di scoprire nei dintorni alcune piacevoli attrattive sia gastronomiche che panoramiche.

A Cesana c’è la gelateria Excalibur che, oltre ai 32 diversi gusti e varie coppe deliziose, offre un Paciugo buono come quelli di Portofino e Santa Margherita ligure.

A Bosisio c’è l’agriturismo Sant’Anna che offre prodotti tipici di produzione propria, ha un buon ristorante, fa corsi di equitazione per nipotini e adulti e offre una vista panoramica sul lago di Pusiano.

Agriturismo Sant’Anna

Prima di Canzo il lago del Segrino, circondato da colline verdi e da una piacevole ciclopedonale di 5 km, è abitato da oche ingorde e a primavera regala la vista di parecchie specie di ninfee. Dopo le fatiche sui Corni, d’estate ci si può premiare con un bagno tonificante.

Dopo Canzo uscendo a destra un po’ prima di arrivare al Ghisallo è obbligatoria la visita al ristorante Madonnina di Barni. Già il menù è sufficiente per giustificare la divagazione, ma la vera attrattiva è il panorama. E’ bellissimo mangiare polenta e pesce di lago con un tavolo a picco sul lago, che azzurreggia centinaia di metri più giù, e di fronte Grignetta e Grignone.

La stessa sensazione panoramica la provo con un Vodka Martini all’ora del tramonto al baretto “Dai Muagetti” ricavato in un anfratto di roccia a San Rocco di Camogli. Se ti siedi al tavolino attaccato alla balaustra della stradina, ti sembra di volare sul golfo di Camogli, 200 metri li sotto, con vista che spazia fino a capo Mele.

Al Ghisallo da non perdere, per gli appassionati c’è il museo della bicicletta con l’esposizione di tante bici che hanno vinto Giro o Tour.

Il monte Cornizzolo è uno dei luoghi più frequentati dagli appassionati di parapendio e deltaplano; la carrozzabile, chiusa al pubblico, che arriva al rifugio Consiglieri permette agli autorizzati di arrivare ai prati sommitali da cui lanciarsi. In certi giorni sono parecchie decine i volatori variopinti, un giorno ne ho contati 90.

Deltaplani al Cornizzolo

Ci sono rimasto male
Negli anni ’60 ai gradi di difficoltà numerici della scala Welzenbach si accostava una definizione, soprattutto per quanto riguardava la totalità della via. I Facile, II Poco Difficile, III Abbastanza Difficile, IV Difficile, V Molto Difficile (Tres difficile), VI Estremamente Difficile. Chi faceva, come me, il 4° da primo era considerato bravino, per cui ci sono rimasto male le prime volte che ho cominciato a leggere qua e là che il quarto era definito facile, poi si è continuato col quinto ed ora si è arrivati al sesto (5c o 6a). Per esempio la via Selene in val del Sarca, con difficoltà di V+ e VI, viene definita “facile” nel recente libro Arco Pareti.

Non mi rendevo conto che si trattava di un’evoluzione normale, anche la mia generazione in fondo considerava facile il grado della Torre dei Sabbioni a suo tempo definita la più difficile delle Dolomiti. In tutte le discipline sportive col passare degli anni prestazioni eccezionali un tempo diventano normali anni dopo. I 2 metri del salto in alto riservati nel mondo a pochi eletti negli anni 1910/20, oggi non bastano più neppure per qualificarsi ai campionai nazionali. Negli anni sono progredite le capacità degli arrampicatori e un contributo l’ha dato anche il miglioramento dei materiali e in particolare l’utilizzo delle scarpette.

Mi sono consolato col pensiero che se Comici, Cassin, Bonatti, Maestri consideravano ancora Estremamente Difficile il VI, anche il mio IV poteva continuare ad avere una sua dignità.

More from Alessandro Gogna
Pensieri ad alta voce
di Alberto De Giuli, pubblicato su Albertodegiuli in data 25 gennaio 2020...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.