Sulla Rocca di Cavour tra misteri e leggende

Un rilievo isolato che si staglia nel cuore della pianura pinerolese, là dove le Alpi tirano il fiato e lasciano spazio all’omogeneità della piana. Un invitante scoglio orografico divenuto parco naturale nel 1980, custode di peculiarità geologiche, floristiche e faunistiche di prim’ordine. Vi proponiamo una facile escursione ad anello sulla Rocca di Cavour per scoprire un angolo di natura autentica, tra misteri e leggende.

Sulla Rocca di Cavour tra misteri e leggende
di Gabriele Gallo
(pubblicato su piemonteparchi.it  il 10 marzo 2022)

La Rocca di Cavour è un rilievo isolato un tempo collegato alla catena alpina, costituito da gneiss occhiadino, una roccia particolarmente resistente all’erosione e per questo non seppellita dai depositi alluvionali del Quaternario che hanno di fatto creato la pianura circostante. Caratterizzata da due differenti sommità (il “Pilone” e il “Torrione”), la Rocca si eleva di 162 metri rispetto alla piana e rappresenta una meta ideale per chi ricerca un luogo affascinante ed eterogeneo, dove natura, cultura e paesaggio si fondono senza soluzione di continuità.

Vista sulla Rocca di Cavour e sul Monviso. Foto: Toni Farina.

Il percorso
Abbandonata l’auto nei pressi di Piazza Solferino, incamminarsi in direzione del versante settentrionale della Rocca, caratterizzato da castagni, aceri di monte, ciliegi, frassini, tigli e farnie. Imboccato il breve vialetto pedonale, raggiungere via Istituto Pollano, svoltare a sinistra e proseguire per qualche centinaio di metri.

In prossimità di una curva a sinistra, lasciare la strada principale e tenere la destra (cartello pista ciclabile). Costeggiare quindi il retro della Chiesa di San Lorenzo, incrociare la Scala Santa utilizzata per il ritorno e cominciare a prendere quota al limitare del bosco, arricchito fin da subito dalle affascinanti sculture di Roccart, un’esposizione a cielo aperto di opere lignee realizzate da Fabio Moriena utilizzando i tronchi morti di castagno. Al primo bivio proseguire diritti su una stradina sterrata in direzione di San Maurizio (un tempo ospitante un presidio del Castello) per poi inoltrarsi nel bosco per mezzo di un sentiero a gradoni che costeggia temporaneamente i resti delle mura con pendenze moderate. Giunti di nuovo sulla strada asfaltata, tenere la destra verso la Ca’ ëd Peiret e raggiungere la caratteristica caverna ammantata dalla leggenda.

Le sculture di Roccart
La caratteristica caverna della Ca’ ëd Peiret

Tralasciando le scalinate che si staccano a monte della grotta, ritornare sui propri passi e al precedente bivio svoltare a sinistra verso Mori ‘d Crin, una sporgenza rocciosa che se osservata dalla pianura ricorda la testa di un maiale. Proseguendo sull’itinerario, sfociare nuovamente sulla strada asfaltata e percorrerla in direzione della sommità.
Giunti nel parcheggio, tenere la destra lungo un agevole sentiero fino alla Torre di Bramafam, nei pressi della quale è stata installata nel luglio 2021 la Big Bench 158 (di dimensioni volutamente esagerate, dunque invasiva, NdR) dalla quale si può godere di una meravigliosa vista verso la piana. Circumnavigata di fatto la sommità e ritornati al parcheggio, incamminarsi stavolta in direzione della vetta vera e propria su cui un tempo si ergeva il Castello. Percorso lo scalone terminale che conduce alla statua marmorea della Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, portarsi infine all’estremità del pianoro sommitale nella quale sorgono il Pilon dla Ròca (costruito nel 1931 per desiderio degli ex combattenti della Grande guerra e degli Alpini di Cavour) e i ruderi del Castello Superiore detto “dei Racconigi”, risalente al XIII secolo e completamente distrutto dal generale Catinat nel 1690.

Costeggiato il ristorante di vetta e ritornati al bivio asfaltato, tenere la sinistra in discesa e proseguire sulla strada asfaltata fino in paese, ignorando qualsiasi diramazione laterale. Giunti al fondo dell’itinerario, svoltare a destra in discesa lungo la Scala Santa e, prima di ritornare in Piazza Solferino, concedersi una visita alla pregevole Chiesa di San Lorenzo dal particolare soffitto ligneo a cassettoni con rosoni dorati.

Nostra Signora della Medaglia Miracolosa

La leggenda di Bramafam
Posta come da tradizione militare sul piano immediatamente inferiore rispetto a quello su cui sorgeva il Castello, la cosiddetta Torre di Bramafam si presenta come un’abituale costruzione di guardia, nominalmente legata alla leggenda del gigante Bram, figlio d’Urano. Due le versioni tramandate dalla letteratura popolare: secondo la prima Bram, in fuga dall’ira di Giove, si accovacciò sotto la Rocca riuscendo a sopravvivere grazie a una fessura che attraversava la rupe da cima a fondo. Scavando con le unghie nel corso degli anni, il gigante ampliò la spaccatura e costruì con i detriti una torre dalla quale scorgere fino a lunga distanza eventuali prede con cui cibarsi. Ogni qualvolta il gigante emergeva, gli abitanti della zona gridavano atterriti “Salviamoci! Bram ha fame!”. Molto più semplice, invece, la seconda versione, che vedrebbe Bram imprigionato da Giove sotto la Rocca lamentarsi per l’appetito attraverso grugniti e mugugni, avvertiti dalla popolazione e immediatamente tradotti in un “Bram a fam” (Bram ha fame).

Ruderi del Castello Superiore detto “dei Racconigi”

La Ca’ ëd Peiret
Percorrendo l’itinerario che conduce alla vetta della Rocca, capiterà come detto di transitare davanti a un’ampia caverna denominata “La Ca’ ëd Peiret”. Una profonda insenatura dal comodo accesso, le cui pareti raccontano di un passato avvincente, sospeso tra realtà e leggenda. Si narra infatti che tra fine Ottocento e inizi Novecento vivesse in loco un vagabondo di nome Peiret, conosciuto per essere solito allestire durante la bella stagione nello spazio esterno antistante la grotta, una rudimentale giostra in legno azionata a mano. Un’attrattiva imperdibile per tutti i bambini della zona, che versando un soldino a testa potevano così usufruire di un piccolo luna park improvvisato. Abitata verosimilmente fin dalla preistoria, la caverna conserva altresì una piccola vasca quadrata utile per raccogliere l’acqua piovana che percola dalle fenditure di roccia.

Informazioni tecniche
Difficoltà: T (turistico)
Lunghezza: 3,65 km
Dislivello positivo: 200 m circa
Tempo di percorrenza: 1h 30’/2h 00”
Punto di partenza: Cavour (TO), Piazza Solferino
Approfondimentiwww.cavour.info 
Gestione Area protetta: Città Metropolitana di Torino, areeprotette@cittametropolitana.torino.it 

More from Alessandro Gogna
Il movimento delle donne solitarie
di Emanuela Provera (pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 15 agosto 2021) Le solitarie...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.