L’inchino a Ivan

L’inchino a Ivan
di Ivo Ferrari
(pubblicato su fb da Ivo Ferrari)

L’uomo verso la scimmia (130 metri, VII, 1979), Dacrongenesi (120 metri, VIII+, 1981), Apotema del crollo (55 metri, IX+, 1982), Meraviglie da non toccare (80 metri, VIII, 1986).
Queste e altre centoventisei vie aperte da Ivan Guerini e compagni solcano la misteriosa “Costiera d’Avorio”, fascia rocciosa che si alza tra Lecco e Abbadia lariana. Nessuna ripetizione nota, nessun tracciato pubblicato, qualche schizzo/disegno incomprensibile qua e là. Tutto un mistero.

Ivan Guerini

Il nuovo collegamento del Sentiero del Viadante facilita non poco la voglia di cercare qualche chiodo da collezione, trenta minuti e poco più di ripido sentiero ci portano nel regno degli Gnomi, dei Folletti e del Milanese Ivan.
Rimango a bocca aperta, placche, diedri, fessure, pilastri e la solita erba da bassa quota, tutto all’apparenza immacolato, ma il detto “l’apparenza inganna” qui è libera interpretazione.

Costiera d’Avorio

Iniziamo la perlustrazione, con Federica, mamma dei miei figli, individuiamo alcune linee. Chissà, sarebbe bello sapere i loro nomi, sicuramente fantasiosi. Tocca sbatterci il naso! Il risultato è stato, zoccoli trasformati in erba, piante e rovi, sassi instabili e tanta leggerezza nel salire.

Poi sopra, castelli di roccia strepitosa, chiodi e bong, cordini marci e tanta pompa nella testa e nelle braccia. Che Ivan sia, per così dire, di difficile accesso non sta a me confermarlo, però che nei primi anni ‘80 avesse un livello superiore non ci sono dubbi. Salire quelle verticali fessure con bong e universali, in apertura, vuol dire andare sul SETTIMO e OLTRE. Con la lingua per molti, con la testa, per pochi.

Costiera d’Avorio

Ora l’abbandono e la vegetazione sempre più rigogliosa hanno reso quasi impraticabili alcune linee ardite, rimangono i chiodi alti da terra, irraggiungibili e malsicuri, rugginosi e inglobati dal tempo.
Tanta stima per quel carismatico personaggio… Ne nascono pochi di talenti, e tra i pochi, qualcuno non lo si può capire. Ivan, mi inchino alla Tua classe.

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2 Comments

  1. says: luca mozzati

    Grande Ivan, avanti sui tempi ieri e oggi, nel contrasto senza compromessi all’addomesticamento di ogni povero elemento roccioso da parte degli spittatori seriali. Sulla Costiera a volte c’ero, poi non ci sono più tornato, spero che rovi e zecche preservino queste rocce dalla serializzazione e dal trionfo del banale e dello scontato

  2. says: Giorgio Gobbi

    Vissi nei primi anni ’80 il privilegio di partecipare a svariate uscite all’Avorio e strutture satelliti con Ivan ed altri amici. La costiera principale è tanto evidente dal basso e lo diventa ancora più se vista dalla sponda opposta del lago a Paré, con il suo bianco andamento Regimental largo 1 chilometro ed alto fino a 100 metri, quanto sfuggente ad ogni identificazione che ne permetta di individuare la linea prescelta: giunti ai suoi piedi dopo mille peripezie fra linea ferroviaria, rovi e bassa vegetazione all’improvviso inizia la parete, spostarsi alla sua base è difficoltoso e la stessa sosta di inizio arrampicata malagevole causa il pendio sottostante sempre estremamente scosceso. E’ una falesia per esploratori della savana verticale, lontana scomoda assolata e di difficile interpretazione salvo l’evidentissimo spigolo del Diamante, tutto questo la salverà dalla banalizzazione dello spit che anche quando dovesse sfregiarla non riuscirebbe mai a domarne la natura o l’anima. Anche in questo assoluto precursore Ivan, prima di coniare la definizione di “No-Spit area” sotto gli occhi di tutti ne aveva già progettato ed eretto il monumento.

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