Nelle Apuane di Fosco Maraini
(parco culturale e casa museo alla Pasquìgliora, in Garfagnana)
di Giovanni Berti
(pubblicato su La Rivista del CAI n. 16, settembre 2025)
“La prima volta che vidi le Apuane fu, se ben ricordo, nel 1920, quando avevo otto anni. I nonni mi conducevano in villeggiatura a Vallombrosa. Lassù, più in alto della famosa Abbazia, sorgeva un romitorio (antico Eremo delle celle, oggi chiamato il Paradisino, in cui avrebbe soggiornato anche il poeta inglese John Milton, NdA), affacciato su una rupe, romitorio che qualcuno aveva poi trasformato in alberghetto montano, dove appunto trascorrevamo te settimane più calde dell’estate. Una sera, dopo un furioso temporale con lampi, saette, tuoni e grandine, ci fu un tramonto spettacolare per colori del cielo e luminosità dell’aria. Lontanissima, oltre la conca di Firenze, oltre colli e poggi pistoiesi e pisani, l’orizzonte apparve allora seghettato da una selva di punte irte, irregolari e fantastiche, d’una tinta paonazza cupissima. «Che sono quei monti?» chiesi molto incuriosito, quasi impaurito. «Sono le Alpi Apuane», mi fu spiegato. Ammirai a lungo lo spettacolo inconsueto che mi faceva pensare, non so perché, alla creazione del mondo: terre ancora da plasmare che emergevano da un vuoto sconfinato, color dell’incendio.

Qualche tempo dopo, avevo quattordici a quindici anni, mi prese la passione della montagna. Le prime lunghe camminate le feci intorno a Firenze con un compagno di scuola, dì nome Bernardo (Bernardo Seeber, Firenze 1912 – Lanuvio 2005, il cui avo, di origine elvetica, aveva gestito l’omonima libreria fiorentina di via Tornabuoni, NdA). Un giorno, eravamo sulla cima del Monte Morello, e di nuovo un glorioso tramonto scoprì in distanza i profili drammatici delle Apuane. «Che ne dici Berna» esclamai, «si va sulle Apuane invece di perder tempo tra queste insulse colline?». Bernardo fu d’accordo e preparammo in gran segreto, timorosi d’una proibizione da parte dei genitori, la nostra prima “spedizione”. Da certe carte ch’ero riuscito a procurarmi si vedeva bene che, al centro della catena montuosa, c’era una ferrovia la quale, partendo da Seravezza, portava ad Arni percorrendo la galleria del Cipollaio a quasi mille metri di quota. «Perfetto!» esclamò Bernardo, «saremo già in alto, forse riusciremo a salire il Monte Corchia, o addirittura la Pania. Ma silenzio, non diciamolo a nessuno!»”.
Così ricordava Fosco Maraini, nel 1988, su La Pania in “Incontrammo il Linchetto?” (ripubblicato recentemente in Fosco Maraini, Farfalle e ghiacciai, Hoepli, Milano, 2019. Il Linchetto è uno spirito dispettoso della tradizione popolare della Lucchesia, della Versilia e della Garfagnana, NdA), la sua scoperta delle Alpi Apuane, durante la quale salì il Pizzo dette Saette, passando dall’alpeggio del Puntato. L’illustre alpinista e studioso ha conosciuto e raccontato le genti e le montagne del lontano Oriente, partendo dai Monti della Luna (così il geografo Stradone chiamava le Alpi Apuane, NdA) prima e dai Monti Pallidi poi, dove non poco aveva scalato. Cinquant’anni or sono, nel 1975, Maraini, allora docente di Lingua e letteratura giapponese presso l’Università di Firenze, era in cerca “di un bel posto selvaggio” da adibire a suo rifugio: durante una discesa dalla Pania della Croce, verso il Pigliònico, intravide, tra le chiome degli alberi, il tetto rosso di una casa abbandonata. Tornò una settimana dopo per vederla meglio e in breve la acquistò. Dal 1978, completata la ristrutturazione, Maraini, appena poteva andava nella Casa della Pasquìgliora, trascorrendovi le estati.
Col tempo, Fosco vi aveva portato ricordi e oggetti cari ed espresse il desiderio di essere sepolto nella vicina Alpe di Sant’Antonio.
Inoltre, il Gruppo Regionale Toscana del Club Alpino ha allestito, tramite i Fondi europei per lo sviluppo rurale (progetto Parco culturale le Apuane di Fosco Maraini, PSR Toscana 2014-2022 Misura 19.2, Bando n.7, Operazione 7.6.2 Riqualificazione e valorizzazione del patrimonio culturale, GAL Montagnappennino) e la Sede centrale del CAI, sei itinerari escursionistici, già percorribili, che accompagnano il visitatore alla scoperta dei luoghi e della figura di Fosco Maraini. La sua casa apuana, la trentaquattresima abitata (così in Dacia e Fosco Maraini, Il gioco dell’Universo, Mondadori, Milano, 2007), è oggi visitabile su prenotazione e presto si trasformerà in Casa museo e rifugio culturale, grazie al sostegno della Regione Toscana (progetto Casa Museo Maraini alla Pasquìgliora. Centro Parco Culturale «Le Apuane di Fosco Maraini», Fondo per lo sviluppo e la coesione FSC 2021-27, Accordo per la Coesione Governo – Regione Toscana) e a un progetto museografico sulla sua eredità culturale, curato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Lucca e Massa.
Questo è un successo per chi ama le montagne e in particolare queste montagne austere e irripetibili, quantunque mutevoli, le Alpi Apuane.
Per informazioni e contatti: www.parcomaraini.org



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