Ci hanno chiamato ‘rosiconi’

Luigi Casanova, storica voce dell’ambientalismo italiano e in prima fila tra coloro che hanno smontato, carte alla mano, la retorica del “grande evento” sostenibile, rivendica quanto costruito dal basso in questi anni. A partire dalla contestazione della devastante e costosissima pista di bob di Cortina. “Non ci rassegniamo. Non ci interessa vincere ma preparare un futuro per poter vivere in un Pianeta tanto martoriato da chi oggi sogna solo crescita”.

Ci hanno chiamato ‘rosiconi’
(ma sulle Olimpiadi, purtroppo, avevamo ragione noi)
di Luigi Casanova 
(pubblicato su altreconomia.it il 19 febbraio 2026)

Si è arrivati a definire gli attori dell’azione informativa sulle Olimpiadi “rosiconi”, “invidiosi”, “gelosi”, “frustrati”. Altri – come il ministro dello Sport Andrea Abodi, il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi, il commissario che segue le opere olimpiche Fabio Massimo Saldini – ci avevano definito addirittura “terroristi”. Fatto ben più grave perché protagonisti sono stati rappresentanti delle istituzioni pubbliche.

Al centro il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò. Foto: Sergio Bisi/IPA Sport.

L’occasione era stata un inconveniente all’interno del cantiere della pista di bob a Cortina. Fatti subito archiviati dagli inquirenti e a mesi di distanza nessuna scusa è pervenuta ancora all’ambientalismo locale e nazionale. L’agire dell’ambientalismo italiano ha dimostrato maturità, serietà, impegno, in nessun caso è stato animato dalle accuse che alcuni organi di stampa hanno sostenuto. Certo, nell’insieme del progetto olimpico si tratta di una sconfitta ma è anche e specialmente una sconfitta del Comitato olimpico internazionale (CIO), dei contenuti della sua “Agenda 2020 + 5” e della democrazia italiana.

La pista di bob è stata realizzata, si sono svolte le gare anche se l’opera non è ancora compiutamente finita. C’è ben poco da gioire. La pista era nata nel 1923, era stata restaurata in occasione delle Olimpiadi del 1956, poi chiusa nel 2008 per costi eccessivi di gestione e il sommarsi di gravi incidenti. Anche a Cesana (TO) si è dovuto abbandonare la pista di bob olimpica, fin dal 2011.

Oggi a Cortina la pista è nuova, grazie al commissariamento si sono superate tutte le normative ambientali e di salvaguardia dei beni culturali. Per realizzarla si è cancellato un monumento nazionale naturale, non solo la vecchia pista, il lariceto di bassa quota a Cortina. Ospitava un ambiente ricreativo dove in dieci anni il Comune di Cortina aveva investito oltre dieci milioni di euro, uno spazio estivo e invernale per famiglie, ragazzi, anziani. C’erano vivi e forti i larici monumentali, ricchi di storia, certi i 160 anni di età. Larici che hanno resistito a due Guerre mondiali; durante la Prima, Cortina ospitava 15mila soldati austriaci che hanno avuto la sensibilità di non incidere in questo patrimonio straordinario nonostante il bisogno di legna.

Hanno invece agito con arroganza i responsabili delle nostre istituzioni, tutte. Si dimentica che a Mumbai nel settembre 2023 il Cio, con Giovanni Malagò ad annuire, aveva deciso che la pista non si doveva costruire: troppo impattante e costosa. Meglio andare a Innsbruck (pista appena rinnovata nel 2025) o se proprio a Lake Placid negli Stati Uniti, aveva addirittura proposto l’impotente Cio. A fine ottobre 2023 Matteo Salvini e Luca Zaia s’inventano il progetto “light” da 81 milioni di euro. La gara d’appalto si è svolta con trattativa diretta, su progetto della ditta vincente. Non si dica che a oggi ne abbiamo spesi 130,5.

In Italia il bob è uno sport che viene risvegliato dal torpore a un anno dalle Olimpiadi: fuori evento olimpico la Federazione italiana conta poco più di dieci adesioni, compresi i settantenni. Sul luogo della pista a Cortina non c’era una “discarica”, come alcuni sostengono, e lo abbiamo detto. Trionfavano i larici e un modesto, sereno laghetto ai loro piedi. Erano diffusi in natura giochi per ragazzi, alla base vi stava una serie di campi tennis. I larici non torneranno, sono stati abbattuti, oltre 800. Certo, Armin Zöggeler, allenatore della squadra di slittino, forte della sua gloria mondiale e olimpica, esalta la pista, ma nel fare questo vive un conflitto di interessi di non poco conto, sembra proprio sprovvisto di capacità di analisi obiettiva: succede a troppi atleti, per fortuna non a tutti.

Le vittorie olimpiche, noi rosiconi, le viviamo con orgoglio, orgoglio verso i nostri atleti (atlete in modo particolare, tra tutte Federica Brignone e Francesca Lollobrigida). Orgoglio che invece di investire su una tecnologia che ci sta portando all’autodistruzione (meno 85 secondi, sostiene l’orologio climatico) ci porta a spendere le nostre energie nella difesa dei paesaggi, nella biodiversità, nella sicurezza idrogeologica. Siamo ritenuti degli infelici? Certo, da quanti non vogliono approfondire le nostre sensibilità. Noi investiamo nelle generazioni future, nell’offrire lavoro, casa, innovazione a quanti la montagna la vivono ogni giorno. Non certo a ministri che di Cortina olimpica fanno la loro dimora invece di rimanere a Roma a svolgere il loro lavoro istituzionale a favore degli italiani tutti.

Ai critici rispondiamo che noi non ci rassegniamo. Evitiamo certa informazione ricca di rancore contro il nostro agire. Il nostro obiettivo non è vincere, o crescere in quantità. Siamo donne e uomini che preparano un futuro per poter vivere in questo Pianeta tanto martoriato da chi oggi sogna solo crescita. “Citius, Altius, Fortius” ci ha ricordato nell’inaugurazione olimpica il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In quel contesto aveva dimenticato una parola strategica: “Communiter” (insieme) inserita dal Cio solo nel 2021. A quest’ultimo termine e alla sobrietà ci riferiamo. Nonostante troppi organi cerchino di zittirci.

Luigi Casanova (1955), bellunese, già custode forestale nelle Valli di Fiemme e Fassa, è una voce storica dell’ambientalismo. È stato presidente di Mountain Wilderness Italia e vicepresidente di Cipra fino al 2020; oggi è nuovamente presidente di Mountain Wilderness Italia e membro del consiglio direttivo di Italia Nostra del Trentino. Per Altreconomia ha scritto “Avere cura della montagna” (2020)“Ombre sulla neve. Milano-Cortina 2026. Il “libro bianco” delle Olimpiadi invernali” (2022) e, da ultimo, “Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina” scritto con Duccio Facchini.

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38 Comments

  1. says: Armin Speranza

    Buongiorno se posso permettermi trovo tutto ciò esagerato, se la lente non la allarghiamo al di fuori del nostro orticello è chiaro che sembra una questione rilevante quella qui trattata ma dobbiamo allargare gli orizzonti. Questo articolo è la testimonianza di uno dei tanti sintomi che compongono il quadro dell’arretratezza che affligge questo paese. Lo dico da trentenne che ha a cuore l’ambiente ma questo articolo testimonia solo un profondo provincialismo e come spesso accade nelle associazioni ambientaliste, testimonia anche una cieca ideologia.

  2. says: Matteo

    Perché dici ciò, Armin, non capisco cosa vuoi dire?
    In particolare, in che senso vorresti “allargare la lente”? Di quale arretratezza del paese, di quale provincialismo e ideologia parli e perché questo articolo ne sarebbe la testimonianza?

    Mi sembra che l’articolo dica che sono stati spesi un mucchio di soldi per una pista che probabilmente già dal prossimo inverno non sarà più operativa. Io non lo so, ma temo che sarà così, visti i precedenti. In ogni caso vedremo.
    Dice anche che tra slittino e bob in Italia ci sono pochissimi praticanti, per cui la spesa è ancora meno giustificabile. E questo è indubitabile.
    Infine che è stato distrutto un lariceto…e anche questo mi pare evidente.

    Quindi non capisco quello che intendi dire.

    Nota: a onor del vero almeno una pisquanata l’articolo la contiene: “durante la Prima, Cortina ospitava 15mila soldati austriaci che hanno avuto la sensibilità di non incidere”.
    Considerando che gli austriaci hanno sgombrato Cortina all’inizio del conflitto per l’impossibilità di difenderla, direi che la salvezza del lariceto va attribuita ai soldati italianiù…ma direi che poco c’entra con il succo del discorso!

  3. says: Luciano Regattin

    Armin Speranza, ben vengano idee diverse, ma devono essere argomentate. E per cortesia rivedi quel “trentenne che ha a cuore l’ambiente”, perché non ci credi nemmeno tu.

  4. says: Armin Speranza

    Caro Luciano se sapessi chi sono e cosa faccio non scriveresti quello che hai scritto e ci scommetto una mano che lo stile di vita che perseguo da anni è 100 volte più eco-logico del tuo. Sono un border-line per come vivo e rispetto l’ambiente nei fatti non con le chiacchiere.
    Se non arrivate a capire il provincialismo insito nell’articolo è un problema vostro.

  5. says: Luciano Regattin

    Non si tratta di provincialismo ma di modello di sviluppo predatorio. Un modello basato sull’arroganza di un sistema che ti consente appunto di depredare territori in barba a qualsiasi vincolo o limite. Non comprendo cosa ci sia di sbagliato nel cercare di opporsi a questa tendenza più che consolidata.
    Quanto a me, non ho certo scritto io di avere a cuore l’ambiente, quindi il tuo paragone è fuori luogo.

  6. says: Armin Speranza

    Ho a cuore l’ambiente e sono stra a favore delle olimpiadi, tu ci vedi una contraddizione io vedo oltre. Il provincialismo italiano è proprio questo: non saper guardare oltre l’orticello è rendere l’orticello il mondo stesso.
    Sarebbe troppo lunga da argomentare e non ho tempo. Questa mentalità reazionaria che è implicita nel tuo pensiero è complice dell’arretratezza italiana, sarà un caso che noi giovani ce ne andiamo tutti da questo paese di vecchi. Tieniti i larici e il conservatorismo io guardo oltre, guardo ad una bellissima manifestazione di sport, ispirazione per moltissimi, occasione di carriera per moltissimi atleti e fonte di innovazione per l’Italia.

  7. says: Armin Speranza

    E mentre vi occupate di quattro larici vi ricordo che l’Europa conta oltre 120.000 siti protetti in 52 paesi, rendendola una delle regioni con la maggiore densità di aree protette, solo l’Italia ne ha 24 senza contare quelle marine.
    Ora date un’occhiata ai paesi che contano, quelli grossi, quelli che inquinano e impattano davvero e capirete quanto siamo avanzati in Europa e all’avanguardia.
    Se proprio volete occuparvi di ambiente allora dovete guardare altrove, a quei paesi che devastano davvero l’ambiente come Russia, India, Cina. Facile parlare di quattro larici a Cortina.
    Suvvia…
    Poi vorrei valutare il vostro stile di vita e capire quanto siate realmente coerenti con quanto professate.

  8. says: Luciano Regattin

    Mi sembra che tu sia un po’ confuso e molto poco informato su ciò che accade. A parte il fatto che personalmente non ho nulla contro lo sport e le olimpiadi (come testimoniato dai miei commenti sul blog, ma questo è un altro argomento), quello che non recepisci è proprio il fatto che nonostante siano molte le aree dichiarate protette, nella realtà non lo sono a tutti gli effetti, perché come dimostrato durante questi giochi (ma anche in molte altre occasioni), qualsiasi scusa è buona per “superare” qualsiasi valutazione di impatto ambientale o vincolo, per ragioni che solo i cementificatori riescono a giustificare. Che si tratti di 4 larici come li chiami tu, una torbiera sacrificata ad una pista, o una nuova centrale a carbone, non cambia nulla nell’impegno che ci dobbiamo mettere per contrastare questa mentalità, una causa non esclude l’altra.

  9. says: Armin Speranza

    Io esprimo il pensiero di migliaia di giovani. Non mi sorprende che non cogli il punto del mio discorso perché non comprende solo il perimetro del tuo orto ma quello di un orto molto più grande, quello dell’umanità. Nel grande orto dell’umanità si fanno compromessi, anche e soprattutto con l’ambiente. Umanità che non segue l’ideologia di qualche italiano che pensa di imporre a tutto il paese, anzi al mondo, come si debba vivere e svilupparsi. Anche perché se seguissimo la vostra ideologia staremmo nel mondo della pietra e non potremmo nemmeno confrontarci online. Rifletti bene sulle implicazioni della tua ideologia ma non sulle implicazioni di domani ma su quelle di lungo termine.
    Dovete farvi una ragione che il mondo non può stare a badare a piccolezze come quelle trattate nell’articolo altrimenti niente TAV, niente nucleare, niente eolico, niente di niente e così facendo abbiamo la produzione industriale sotto le scarpe da decenni, i giovani scappano e restano i vecchi a cui dobbiamo pagare la pensione. Mi fermo perché non si possono discutere qui tematiche del genere. Prendi qualche spunto.
    Sono più ambientalista di te ma in una maniera che non puoi concepire perché troppo vasta.
    Buona giornata.

  10. says: Matteo

    OK Armin, sei un vero ecologo, mutatis mutandis, alla Salvini: belle le caprette, bello il silenzio, ma non rompete i coglioni con il green deal, sopratutto se riguarda l’automobile o rischia di far perdere di competitività o punti di PIL.
    Non argomentare, che è meglio.

  11. says: Luciano Regattin

    Tipica risposta arrogante da mentalità anni 70. Altro che il nuovo che avanza. Buona vita.

  12. says: Amedeo

    Questa mentalità reazionaria che è implicita nel tuo pensiero è complice dell’arretratezza italiana, sarà un caso che noi giovani ce ne andiamo tutti da questo paese di vecchi.

    Voi giovani ( non provinciali) ve ne andate, ma altri giovani ( forse provinciali) arrivano: albanesi, indiani, slavi, africani, sud americani; lavorano, comprano case, macchine, mantengono famiglie numerose e forse pagano anche tasse.
    Buon viaggio, che altro dire!
    A non rivederci.

  13. Sinceramente ho notato che i giovani italiani che se ne vanno è ora di smetterla di trattarli da eroi. Sono dei viziati ambiziosi e pure incapaci di realizzarsi a casa loro. Altro che provincialismo.
    A parte questo, non vale la pena che vi scanniate più di tanto per la pista da bob. È già scassata e vedremo se la rimetteranno in funzione. Notizia di oggi:
    https://vocidicortina.it/a5178-La-nuova-pista-da-bob-apre-e-chiude-Saltano-i-Campionati-italiani-per-danni-post-olimpici

  14. says: Armin Speranza

    Hahaha che retrogradi. Mi spiace solo aver perso tempo con gente che per prima dovrebbe andarsene dall’Italia, I parassiti siete voi. Adios

  15. says: Armin Speranza

    Hahaha ci vediamo sulle montagne così capirete chi ha passato più tempo in salotto a cianciare e chi sta là fuori e tace. Poveracci.

  16. says: Armin Speranza

    Ecco l’Italia che schifo, riassunta nei commenti. Credo non pubblicherò più i miei racconti in questo blog se è questo il pubblico.

  17. says: Amedeo

    Se i retrogradi come noi se ne va dall’Italia è solo per percepire la pensione lorda ( o quasi), in Albania, Tunisia, Bulgaria, Grecia, Cipro, forse Portogallo.
    Se no stiamo qui a dare fastidio ai 30enni come voi.

  18. Sì, Armin, è proprio da provinciali montanari non vedere la connessione tra Milano e Cortina, non capire perché a tutt’oggi Milano è sventrata da decine di cantieri – per lavori voluti per i Giochi – che sono ancora aperti, perché si è voluto un villaggio olimpico in cui una città invece che in montagna togliendo possibilità a chi la abita. È da provinciali non capire la presenza di modelle mascherate con indosso piumini da sera che saranno costati un occhio della testa invece che giovani sportive.
    È proprio da provinciali sentire un groppo alla gola vedendo Mattarella – che foraggia gli armamenti – presidiare a una cerimonia di pace.

    Le Olimpiadi attuali non hanno nulla a che vedere con lo sport e con lo sviluppo delle discipline sportive.
    Non abbiamo fatto altro che perdere buone occasioni per mostrare la vera Italia, quella genuina fatta di piccole cose, non la ricchezza fuori misura alla portata di pochi.

  19. says: Armin Speranza

    Mamma mia leggendo i commenti c’è da mettersi le mani nei capelli, siete veramente delle capre, parlate per bias cognitivi e non sapete niente, siete proprio la provincia becera. Posate il fiasco e andate a studiare.
    Non entrerò più in questo blog né ci pubblicherò più i miei racconti che non meritano di essere letti da quattro retrogradi italiani che vivono nel mondo delle fate. Vi insegno la montagna a calci in culo e a mangiare sassi a colazione.
    Non scenderò mai più ad un livello così basso, scimmie.

  20. says: Matteo

    La cosa che stupisce è che tu sappia leggere. Non capire, quello ti è impossibile.
    Solo leggere.
    Anche perché i raccontini che scrivi sono realmente patetici…

  21. says: Luciano Regattin

    A parte insulti, non ho letto alcuna argomentazioni da parte tua, sei tale e quale i politici italiani che sfuggono al confronto e vivono di vittimismo.

  22. says: Armin Speranza

    Caro Matteo dei miei coglioni puoi solo baciarmi le scarpe. Manco metti nome e cognome povero stronzo. Metticelo che vengo a trovarti e ti faccio mangiare sassi e denti.

  23. says: Armin Speranza

    Infatti non pubblicherò più i miei patetici racconti perché se a leggerli è un coglione della risma di Matteo tanto vale cambiare blog. Ciao coglione sucamelo.

  24. says: Armin Speranza

    Comunque detto da Matteo è un complimento, un analfabeta non può che trovare patetico ciò che non comprende. Infatti non mette nome e cognome perché non è nessuno, solo un povero coglione.
    Ti piacerebbe avere la padronanza dell’italiano che ho io. Sogna oppure studia capra del cazzo.

  25. says: Armin Speranza

    Matteo ci vediamo sulle montagne, poi vedi quanti schiaffi nei denti ti prendi.. Anzi adesso vedo di rintracciarti, sai noi giovani sappiamo smanettare e non ci vuole molto per risalire a chi tu sia.

  26. says: Armin Speranza

    Luciano Regattin, continuate a vivere nel mondo delle fate, siamo in Europa potete farlo ma il mondo non è il tuo orticello o il tuo ristretto campo di pensiero. Il mondo è enorme, più grande del tragitto bar – casa – lavoro ed è meglio abituarsi a vivere nel mondo degli uomini non in quello degli gnomi e dei folletti.
    Con questo chiudo e non metterò mai più piede in questa nicchia. Questo siete, una nicchia che conta 0.

  27. says: Matteo

    Arminino, ma come ti offendi facile…sei proprio un bambino delle elementari.

    Di quelli frustrati a causa della propria inadeguatezza e perciò invidiosi e rancorosi.

  28. says: Luciano Regattin

    Mi chiedo come si possa dare voce a questo pseudoambientalista. Vabbè la pluralità, ma qui siamo a livelli vomitevoli di arroganza e di insulti gratuiti mai visti in queste pagine.
    Dopodiche se il livello e questo: “Questa gente è debole, vestono scarponi invernali per fare semplici escursioni, il loro zaino è pesante quanto il mio eppure percorrono un quinto della distanza che percorrerò e restano sulla montagna poche ore, io ne resterò quasi 40, così come i chilometri che percorrerò, il dislivello è intorno ai 3000 metri. Sono piccoli uomini che pretendono di essere all’altezza della montagna ma non saprebbero “squattare” neanche 50 kg sulle loro fragili gambe, figuriamoci un quintale, peso con la quale mi alleno abitualmente in funzione preventiva e di sviluppo della potenza in chiave atletica. Sapessero fare almeno un piegamento sulle braccia.”
    non ne sentirò la mancanza.

  29. says: Armin Speranza

    Caro Matteo non abiti molto distante da me, ci si vede in giro. Leoncino da tastiera.

  30. says: Armin Speranza

    Tranquillo Luciano se possibile farò anche rimuovere i miei contenuti dal blog e non ci scriverò più. Non mi interessa proprio condividere con questo tipo di pubblico.

  31. says: Armin Speranza

    Sai Matteo ti dedico le ultime parole. Neanche dalle cime più alte vedo il cazzo che me ne frega di chi anonimo fa il leone. Sei meno di 0, muto e a cuccia provincialotto parassita che veniamo a trovarti.

  32. says: Armin Speranza

    Comunque oggi ho solo un po’ di tempo libero e mi andava di divertirmi con un anonimo a caso, non farti troppi viaggi sulle personalità altrui Matteuccio.
    Bye lil’ bitch

  33. says: Matteo

    Dunque riassumendo, io sono anonimo ma tu sai dove abito, non lontano da te e verrete a prendermi.
    Avrei alcune domande:
    Ma voi chi?
    Siete in più di uno in quel cervello?
    E’ per questo che scrivi 4 o 5 interventi in fila?
    Hai già promesso un paio di volte di scomparire, intendi mantenere le tue promesse oppure valgono come il tuo italiano?

  34. says: Armin Speranza

    Genio qui fai l’anonimo ma su Facebook ti si vede bene in faccia.
    Boomer, see you around.
    Ora ho finito davvero il tempo libero.

  35. says: Matteo

    Tu credi? Su facebook…vai, vai
    Sei più stupido di quanto pensassi…
    comunque troveresti nome e cognome anche qui, sapessi cercare!

  36. says: Amedeo

    Admin, alle 16.58 il tuo tempo libero è finito. Perché alle 17.00 devi mungere le capre?
    A quanto li vendi i formaggini?

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