Piemonte: ricci a rischio estinzione

(uno studio universitario cercherà di salvarli)
di Simona Lorenzetti
(pubblicato su torino.corriere.it il 16 giugno 2022)

I ricci sono a rischio estinzione e tra vent’anni potrebbero non essere più presenti sul nostro territorio.

Colpa del cambiamento climatico, ma anche del comportamento dell’uomo. A lanciare l’allarme è Massimo Vacchetta, che gestisce il «Centro Ricci La Ninna» di Novello (nel Cuneese).

E proprio per studiare il fenomeno, e soprattutto cercare di arrestare il processo di estinzione, è stato avviato uno studio di durata biennale in collaborazione con l’Università di Torino.

A portare avanti la ricerca è la dottoressa Maria Teresa Capucchio del Dipartimento di Scienze Veterinarie di Grugliasco insieme con il CANC (Centro animali non convenzionali).

A Novello verranno eseguiti alcuni esami generali come l’emocromo e il profilo metabolico, mentre nella sede universitaria i veterinari si occuperanno degli esami batteriologici, virologici, istologici e delle autopsie.

Tra i primi risultati si notano purtroppo numerosi ricci affetti da parassitosi polmonare, segno che la specie è in grave sofferenza e rischia effettivamente di estinguersi.

Attualmente — grazie anche alla Fondazione Capellino che dona crocchette per sostenere gli animali ricoverati — la struttura di Novello ospita circa 200 ricci: alcuni sono disabili per colpa dell’uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e tosaerba robotizzati), altri sono stati recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo e mancanza di prede per l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, negli orti e nei giardini).

I ricci sono animali sentinella dello stato di salute di un ecosistema, perché a stretto contatto con il suolo. Inoltre, sono territoriali e insettivori. Il rapido declino di questa specie, che vive sulla Terra da circa 15 milioni di anni, è sintomatico del grado di devastazione del pianeta.

In soli 20 anni in Europa è stato registrato un calo del 70%. Le ragioni per cui stanno scomparendo sono molteplici e vanno dalla perdita del loro habitat all’espansione delle monocolture, dal declino del numero di insetti agli incidenti d’auto e all’abuso di pesticidi.

Ad aggravare una situazione già compromessa ci si è messo anche il cambiamento climatico. Il protrarsi della stagione calda, che proprio in questi giorni sta offrendo il meglio di sé con temperature ben oltre i trenta gradi, sta stravolgendo il loro ciclo riproduttivo.

«Nell’autunno del 2021 — sottolinea Vacchetta — abbiamo recuperato oltre 70 soggetti molto giovani nati nei mesi di ottobre, novembre e dicembre: troppo tardi per poter mettere su il peso necessario a superare l’inverno. Vent’anni fa queste cose non succedevano, perché la stagione delle nascite era limitata alla primavera e all’estate. Da diversi anni registriamo una seconda cucciolata in autunno. Il novanta per cento dei piccoli nati in questo periodo è destinato a morire di fame e di stenti».

«Il Centro La Ninna» ha deciso di fare passi avanti concreti: installare i pannelli solari per l’acqua calda, avviare con l’Università di Torino un progetto di ricerca sulle cause di mortalità dei ricci e infine creare un parco naturale nell’Alta Langa (dove sono già stati acquisiti venti ettari).

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