Santi e stronzi

 “Perché i mammiferi selvatici – lupi e orsi sopra tutti – sono come noi. Nello stesso tempo buoni e cattivi. Contemporaneamente – nei casi migliori, alternativamente – santi e stronzi (Luca Giunti)”.

Santi e stronzi
di Beppe Ley
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 21 gennaio 2022)

Il 19 novembre scorso, il Dott. Luca Giunti scrive un pezzo (Il turismo degli orsi) sugli avvistamenti di orsi in Piemonte. Se ve lo siete perso, cliccate qui prima di continuare a leggere questo post.

Crediti: Grandi carnivori in Trentino (Provincia Autonoma di Trento).

Condiviso su Twitter, il post ha avuto, tra i vari commenti, anche quello del Dott. Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico che stimo molto e che leggo sempre con grande interesse ed attenzione sul quotidiano La Stampa. Letteralmente il commento diceva: “In natura non esistono categorie morali o etiche, vi prego”.

Ho risposto a Mario Tozzi che probabilmente non avrebbe scritto quel commento se conoscesse Luca Giunti.

Lupi in Baviera

So che sui social non è per niente semplice cercare di trattare argomenti molto complessi (in particolar modo su Twitter) e mi dispiaceva parecchio lasciare in sospeso un contributo alla riflessione, come quello autorevole del geologo Mario Tozzi.

Ho pensato che fosse importante segnalare a Luca Giunti questo commento (come altri ricevuti via WhatsApp) e così mi ha inviato la sua replica, che ho il piacere di poter pubblicare qui:

Caro Beppe, ho letto i commenti suscitati dallo scritto che hai avuto la gentilezza di pubblicare. Permettimi allora di rincarare la dose e precisare il mio pensiero. In Italia e in Europa assistiamo a espansioni di piante e animali selvatici con velocità e diffusione che ci sorprendono. Avvoltoi, cormorani, istrici, orsi, scoiattoli, picchi, sciacalli, cinghiali, lupi, nutrie, per citare soltanto qualche uccello e qualche mammifero famoso, in rappresentanza anche di insetti, crostacei, rettili e vegetali che in gran parte fanno danni alle nostre colture o alla nostra salute. Le ragioni sono ben conosciute e dipendono, come purtroppo sempre, da noi sapiens: inurbamenti, fughe da aree periferiche, commerci mondiali istantanei e scellerati, allevamenti alloctoni mal sorvegliati o dismessi, discariche grandi e piccole, abbandoni di migliaia di pets.

A partire da questa situazione, la mia riflessione – personale e discutibilissima, sia chiaro! – si concentra su due aspetti, entrambi collegati al nostro immaginario e alla nostra idea di natura.

Un’aquila sulla carcassa di un capriolo

Il primo. Quanto siamo preparati ad accettare questi migranti? Non potendo fermarli in alcun modo, come affrontiamo un eventuale incontro ravvicinato? Siamo consapevoli che potremmo correre dei rischi, dovuti soprattutto al nostro analfabetismo etologico che ci impedisce di interpretare eventuali segnali di fastidio, paura, rabbia, espressi dagli animali? Avvicinarli con buone intenzioni non ci aiuta e dobbiamo convincerci che la nostra presenza ai selvatici non piace mai.

Il secondo. Abbiamo della natura un’idea piaciona, edulcorata, disneyana. Carichiamo molti animali di simboli che loro – ovviamente – non possiedono né tantomeno conoscono. Alcuni più di altri, come l’aquila, il cervo, il leone, l’orso, il lupo. All’interno di questo immaginario malsano, ci specchiamo nei nostri presunti avatar e pensiamo che abbiano comportamenti ed etiche simili alle nostre, che siano buoni e cattivi, santi e stronzi. Questa ambivalenza da un lato ci affascina e dall’altro ci disturba, ma dobbiamo convincerci che si tratta soltanto di una nostra costruzione mentale senza alcun riscontro nella realtà animale e che, anzi, è un grossolano errore concettuale gravido di conseguenze nefaste.

Grazie, come sempre, dell’ospitalità. Ciao, Luca

E voi, cosa ne pensate?

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