Storia delle aree protette – 6

Prosegue la storia delle Aree protette in Italia: in questa puntata prendiamo in considerazione gli anni ’60 del Novecento e l’emergere di Italia Nostra come motore di molte iniziative nel campo della protezione ambientale.

Storia dei Parchi, negli Anni ’60 la nuova onda verde
di Luigi Piccioni
(pubblicato su piemonteparchi.it il 10 novembre 2025)

Un importante segnale di rinascita si manifestò nel 1960, un anno dopo la creazione della Riserva di Sasso Fratino, ma per apprezzarne in pieno l’importanza è necessario fare un passo indietro.

Foliage nei boschi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Foto: stradadeiparchi.it.

La situazione negli anni ’50
Alla metà degli anni Cinquanta – come si è visto – di tutto il ricco movimento ambientale pre-fascista non era rimasto in pratica più nulla. Le novità nel campo dell’ambientalismo emerse nel dopoguerra erano rappresentate essenzialmente da Renzo Videsott, ormai rinchiuso nella sua roccaforte del Gran Paradiso dopo il fallimento del progetto di trasformare il Movimento italiano per la protezione della natura una grande associazione nazionale, e da Alessandro Ghigi con la sua Commissione per la protezione della natura del CNR, importante ma molto poco influente. In questo quadro stagnante (il Mipn risorgerà nella nuova veste di Federazione Pro Natura solo nel 1959), fu creata nel 1955 una nuova associazione nazionale combattiva e ambiziosa con lo scopo di promuovere la tutela del patrimonio storico-artistico del Paese: Italia Nostra. Se l’ambiente non era inizialmente nelle sue corde, due circostanze contribuirono a favorirne la progressiva integrazione nelle finalità dell’associazione: la situazione sempre più critica delle coste, assalite dalla cementificazione turistica, e la presenza ai suoi vertici della parte migliore dell’urbanistica italiana. Le coste portarono in dono l’attenzione per il paesaggio e gli urbanisti quella per il verde e per la cura del territorio.

L’impegno dell’associazione Italia Nostra per l’ambiente
Fu così che nel 1960 Italia Nostra decise di dedicare il proprio convegno annuale al tema del “verde”, inteso sia come verde urbano sia come natura extraurbana. Dal convegno uscì un ambizioso programma di intervento che avrebbe dovuto toccare tutti gli aspetti del problema, da quello legale a quello educativo, da quello urbanistico a quello paesaggistico. Di tutti i gruppi di lavoro creati per realizzare l’ambizioso progetto nel giro di pochi mesi ne rimase tuttavia funzionante uno soltanto: quello sui parchi nazionali. Ed era uno strano gruppo, tutto romano, formato da un maturo banchiere, Bonaldo Stringher, e da un piccolo drappello di giovani appassionati che di parchi nazionali non sapevano inizialmente nulla: fu quello che sarebbe stato presto definito il Gruppo verde di Italia Nostra.

Costantemente incoraggiato e sostenuto dai vertici dell’associazione, il Gruppo verde si impegnò in uno studio sistematico delle aree protette anche a livello internazionale, riuscì a farsi un’idea precisa dello stato di quelle italiane ed elaborò una proposta basata su due novità audaci e dirompenti. La prima era che si poteva, anzi era necessario, superare la situazione di sostanziale stallo in cui erano finite le aree protette nel nostro paese puntando a individuare tutte le aree di maggior valore ambientale, a reclamarne e a ottenerne la tutela. Era un po’ un ritorno all’esuberanza di idee e proposte degli anni Dieci, proprio in un momento in cui protezionisti esperti e appassionati come Videsott iniziavano a disperare del futuro degli stessi parchi esistenti. La seconda novità era l’impostazione schiettamente urbanistica della proposta: i parchi andavano immaginati e progettati dentro le loro cornici territoriali più ampie e al loro interno andavano gestiti graduando la tutela a seconda del pregio ambientale delle loro varie aree. A sostenere e a sospingere questa linea, un gruppo di giovani entusiasti e un’associazione capace, a differenza delle precedenti, di trovare solidi agganci in parlamento e nella stampa.

L’operato del Gruppo verde ebbe il merito di non rimanere confinato nel mondo delle elaborazioni e delle speranze ma fu al contrario prodigo di risultati concreti. Quattro di essi, strettamente connessi tra loro, contribuirono a modificare il destino delle aree protette italiane e della protezione della natura in Italia.

I primi risultati
Il Gruppo verde ruppe anzitutto la paralisi decennale che avvolgeva dalla metà degli anni Cinquanta l’ipotesi di redigere una legge quadro sui parchi nazionali. La Commissione del Cnr aveva lanciato l’idea sin dal 1955 ma era rimasta poi bloccata dai contrasti e dai sospetti reciproci delle sue varie componenti e dal timore che il dibattito parlamentare avrebbe potuto produrre un cavallo di Troia capace di snaturare e danneggiare irrimediabilmente i parchi esistenti. Il Gruppo verde produsse invece una proposta innovativa, di forte impostazione urbanistica, e riuscì a lanciarla nell’arena parlamentare e nel paese nella seconda metà del 1964. Dopo un laborioso e combattuto iter trentennale una legge fondamentalmente ispirata a quella proposta sarebbe stata approvata nel 1991.

In secondo luogo il Gruppo verde fu il primo e più importante propulsore dell’idea di costituire una vasta e organica rete di parchi nazionali, capace di tutelare le aree di maggior pregio naturalistico del Paese e di destinarle a una rispettosa fruizione collettiva. Questa idea fu promossa mediante diversi elenchi e mappe, la cui versione più aggiornata e completa fu inserita nel Progetto 80, il grande documento di pianificazione economica e territoriale nazionale pubblicato dal Ministero del bilancio e della programmazione economica nel 1969.

Inoltre dal 1966 due dei membri più attivi del Gruppo verde, Arturo Osio e Fulco Pratesi, promossero la costituzione di una sezione italiana del World Wildlife Fund (WWF), l’organismo internazionale fondato nel 1961 per raccogliere donazioni in favore di specie minacciate e parchi. Adottando un taglio moderno e dinamico, rivolto anzitutto a giovani e giovanissimi, la nuova associazione si dimostrerà la forza ambientalista più popolare e vivace dei decisivi anni Settanta.

Tutto questo fu accompagnato da una costante attenzione per il dramma che si stava consumando in Abruzzo, dove il territorio lo storico parco nazionale era attaccato sin dalla metà degli anni Cinquanta da un’aggressiva speculazione edilizia in una situazione di sostanziale illegalità e di collusione delle forze politiche nazionali, degli amministratori locali e persino dei forestali. Sin dal 1963 la battaglia per salvare la riserva abruzzese fu al contempo la palestra per testare la capacità di intervento legale e comunicativo di Italia Nostra e del Wwf e il terreno di proposta in cui sperimentare un’impostazione aggiornata di cosa dev’essere una moderna area protetta.

More from Alessandro Gogna
Viaggi solo nei paraggi
Il monito dell’Oms: “Meglio evitare spostamenti internazionali” di Vito Califano (pubblicato su...
Read More
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *